Si chiama agenda delle priorità condivise. La invoca (come una divinità) chiunque rispolveri il dialogo tra maggioranza e opposizione. E al solo suono immagini plotoni di dottori e di sofisti armeggiare intorno a un librone tolemaico, intenti a cercarvi le verità superiori. Poi in un giorno tutto sparisce, come nei migliori giochi di prestigio. Una bella croce sull'agenda e sulle priorità: non le vuole più nessuno. Fino alla prossima volta, quando di nuovo qualcuno invocherà la dea bipartisan.
A Genova se hai un'agenda rischi che ti diventi come quella delle priorità condivise. Perché non esiste una città (o almeno: io non conosco una città) dove sia così frequente annullare gli appuntamenti, tirare una croce sugli impegni presi di comune accordo. E io un'agenda ce l'ho. Una grande Moleskine nera che non ricomprerò più: perché non indica i santi del giorno (e a me piace fare gli auguri per l'onomastico agli amici, che ne sono felicissimi); perché l'uso in viaggio l'ha disfatta; e perché non contiene neanche in pillola il calendario dell'anno successivo. La mia grande Moleskine nera, dunque, rimarrà straziata, nel suo unico esemplare, da una quantità infinita di croci. Tutte tirate sugli appuntamenti che mi vengono richiesti e poi fatti saltare, sulle riunioni faticosamente indette con consultazioni di ore e poi annullate in un secondo, sugli incontri rivendicati come decisivi e che davanti a ogni imprevisto si dimostrano del tutto secondari. Perché usa così.
Un appuntamento non vincola quelli successivi. Al contrario ogni impegno o esigenza o uzzolo personale fa saltare le agende altrui. Usanza simpatica e creativa. Perché introduce una bella e inebriante dose di incertezza nella vita delle persone, le rende gggiovani, impedisce loro di sedersi e fare programmi da piano quinquennale. Quando hai detto che avevamo deciso di vederci con Tizio e Caia per organizzare l'evento più importante della storia? Martedì alle tre del pomeriggio? Eh no, non posso più, devo andare a Roma, o forse a Zurigo, o a Pinerolo, non mi ricordo più, comunque devo andare da qualche parte. Davvero avevamo segnato l'appuntamento per sabato mattina? No guarda, mi hanno telefonato e ho dovuto prendere un altro impegno. Facciamo tra due settimane? Ti dispiace? Nooo, figurati. Ho solo dovuto rinunciare ad andare a quella trasmissione televisiva, o anticipare il ricevimento studenti, o spostare la cena di compleanno di mio figlio al giorno dopo. Che vuoi che sia? Mica siamo dei burosauri, no?
Già. Il guaio, almeno così pare, è che è proprio la certezza delle agende, delle "priorità condivise", ciò che fa funzionare il mondo progredito, da Pechino a New York. Che consente a persone diversissime di costruire insieme. Il guaio è che quando ormai la giornata incomincia chiedendo alla propria segretaria "oggi che cosa è stato disdetto?", si è indotti a dare meno peso a ogni scadenza. Ossia ci si scopre contagiati dal misterioso morbo. A volte sentiamo ricordare con rimpianto com'era bello quando gli affari si facevano con una stretta di mano, sulla parola, e non c'era bisogno di avvocati dappertutto. Be', non si pretende tanto. Ma un po' meno croci sulle agende no, eh?