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«Sulla Moleskine solo appuntamenti saltati»

 
«In nessun'altra cittą come a Genova si prendono impegni di comune accordo per poi annullarli». E le proprie esigenze sono sempre avanti quelle degli altri. Di Nando Dalla Chiesa
 
   

     
Genova, 1 dicembre 2009
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di Nando Dalla Chiesa
   
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Nando Dalla Chiesa
Nato a Firenze nel 1949, è uno scrittore e politico italiano. Figlio del generale Carlo Alberto e fratello della conduttrice televisiva Rita. È presidente onorario di Libera, l'associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti.
Senatore nel 2001 per La Margherita. Dal 18 maggio del 2006 fino all'aprile 2008 ha fatto parte del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario all'Università e alla Ricerca con delega all'AFAM. Fa parte della Direzione nazionale del Partito Democratico. Da maggio 2008 è consulente per i Grandi Eventi della Sindaca di Genova Marta Vincenzi.
Tra i suoi libri Delitto imperfetto (1984), La politica della doppiezza (1996), Il giudice ragazzino (1992, biografia di Rosario Livatino) e Storie eretiche di cittadini perbene (1999). Negli ultimi anni si è occupato anche di narrativa sportiva: La farfalla granata (1995), incentrato sulla figura di Gigi Meroni, Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, il livornese nerazzurro (1999), La partita del secolo. Storia di Italia-Germania 4-3 (2001).
Con Melampo editore, la casa editrice di cui è socio, ha pubblicato il testo satirico La fantastica storia di Silvio Berlusconi (2004) e Le Ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore (2006). È anche autore di un monologo teatrale dal titolo Poliziotta per amore (2008), interpretato da Beatrice Luzzi. Nel 2009 ha pubblicato Album di famiglia, 35 racconti che ripercorrono 4 generazioni di italiani.
[Wikipedia]

Si chiama agenda delle priorità condivise. La invoca (come una divinità) chiunque rispolveri il dialogo tra maggioranza e opposizione. E al solo suono immagini plotoni di dottori e di sofisti armeggiare intorno a un librone tolemaico, intenti a cercarvi le verità superiori. Poi in un giorno tutto sparisce, come nei migliori giochi di prestigio. Una bella croce sull'agenda e sulle priorità: non le vuole più nessuno. Fino alla prossima volta, quando di nuovo qualcuno invocherà la dea bipartisan.

A Genova se hai un'agenda rischi che ti diventi come quella delle priorità condivise. Perché non esiste una città (o almeno: io non conosco una città) dove sia così frequente annullare gli appuntamenti, tirare una croce sugli impegni presi di comune accordo. E io un'agenda ce l'ho. Una grande Moleskine nera che non ricomprerò più: perché non indica i santi del giorno (e a me piace fare gli auguri per l'onomastico agli amici, che ne sono felicissimi); perché l'uso in viaggio l'ha disfatta; e perché non contiene neanche in pillola il calendario dell'anno successivo. La mia grande Moleskine nera, dunque, rimarrà straziata, nel suo unico esemplare, da una quantità infinita di croci. Tutte tirate sugli appuntamenti che mi vengono richiesti e poi fatti saltare, sulle riunioni faticosamente indette con consultazioni di ore e poi annullate in un secondo, sugli incontri rivendicati come decisivi e che davanti a ogni imprevisto si dimostrano del tutto secondari. Perché usa così.

Un appuntamento non vincola quelli successivi. Al contrario ogni impegno o esigenza o uzzolo personale fa saltare le agende altrui. Usanza simpatica e creativa. Perché introduce una bella e inebriante dose di incertezza nella vita delle persone, le rende gggiovani, impedisce loro di sedersi e fare programmi da piano quinquennale. Quando hai detto che avevamo deciso di vederci con Tizio e Caia per organizzare l'evento più importante della storia? Martedì alle tre del pomeriggio? Eh no, non posso più, devo andare a Roma, o forse a Zurigo, o a Pinerolo, non mi ricordo più, comunque devo andare da qualche parte. Davvero avevamo segnato l'appuntamento per sabato mattina? No guarda, mi hanno telefonato e ho dovuto prendere un altro impegno. Facciamo tra due settimane? Ti dispiace? Nooo, figurati. Ho solo dovuto rinunciare ad andare a quella trasmissione televisiva, o anticipare il ricevimento studenti, o spostare la cena di compleanno di mio figlio al giorno dopo. Che vuoi che sia? Mica siamo dei burosauri, no?

Già. Il guaio, almeno così pare, è che è proprio la certezza delle agende, delle "priorità condivise", ciò che fa funzionare il mondo progredito, da Pechino a New York. Che consente a persone diversissime di costruire insieme. Il guaio è che quando ormai la giornata incomincia chiedendo alla propria segretaria "oggi che cosa è stato disdetto?", si è indotti a dare meno peso a ogni scadenza. Ossia ci si scopre contagiati dal misterioso morbo. A volte sentiamo ricordare con rimpianto com'era bello quando gli affari si facevano con una stretta di mano, sulla parola, e non c'era bisogno di avvocati dappertutto. Be', non si pretende tanto. Ma un po' meno croci sulle agende no, eh?

 
 
 
 
 
 
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