Nello spazio vuoto di Peter Brook, grazie a due interpreti eccezionali come Natasha Parry e Michael Pennington, la poesia di Shakespeare - una selezione dai 154 Sonetti - si trasforma da piacevole a malinconico sentimento fino a diventare un duetto amoroso, tra schermaglie e riconciliazioni, che domina sulla vecchiaia e la morte. Lungo la musica secentesca di Louis Couperin (1626-1661), interpretata dal vivo da Franck Krawczyk (pianoforte e fisarmonica), godiamo di una produzione raffinata e del tutto godibile del Théâtre des Bouffes du Nord ospite al Teatro della Tosse fino al 3 dicembre, ore 21.
Un grande tappeto a delimitare lo spazio scenico. Due sedie sul bordo verso il fondo scena. In primo piano, ai lati, due leggii e due sgabelli e ancora uno singolo al centro (vedi immagine sotto). In questa geometria scenica fatta di legno e tessuto, dove, come negli scacchi, legno scuro si alterna a legno chiaro, lungo linee rigide ed essenziali, si muovono su percorsi significanti i corpi dei due interpreti/amanti. Ora seduti, ora in piedi, ora di schiena, ora assorti in pensieri d'amore che li isolano dal contesto, ora rivolti l'uno all'altra, Natasha Parry e Michael Pennington mettono in scena le pene, le gioie, le contraddizioni di un amore che si scontra con il tempo tiranno (Devouring Time), che va incontro alla rottura e alla separazione (Separation) passando per il tramite odioso e straziante della gelosia (Jealousy), fino a sfidare e vincere il tempo stesso (Time Defied) superando per vigore i limiti posti dalla vecchiaia e perfino dalla morte. E la non verde età degli interpreti aggiunge forza, saggezza, ma anche un certo senso di gradevole nostalgia a parole che si penserebbero scontatamente più consone per dei giovani.
Legata a un immaginario che evoca la natura, quella delle diverse stagioni oppure quella degli animali, nei loro diversi comportamenti, ma che indugia molto anche sui particolari dello sguardo, della fronte corrugata o sui gesti delle mani dell'amato/a, la parola shakespeariana in questo andamento fortemente ritmato è prima di tutto sonorità. Non secondaria - grazie all'intensa interpretazione di Parry e Pennington - la forza evocativa di questa parola poetica, capace di tradursi in visione fatta di colori e forme che nell'arco della giornata, tra mattino e sera, alba e tramonto della vita, entra ed esce da paesaggi reali ed emotivi.
Lungo i 50 minuti di performance uno dei primi messaggi sembra essere titolo e chiusura di questa storia d'amore universale: My love shall in verse ever live young (il mio amore/amato, per sempre giovane, vivrà nei miei versi) che attraversa com'è noto terreni spesso accidentati e felicità non sempre certa: How heavy do I journey on the way...My grief lies onwards and my joy behind (Com'è duro percorrere questa mia strada...la pena è davanti a me e la gioia alle mie spalle). Eppure Love's no Time's fool (L'amore non è giullare del Tempo) e quindi non è soggetto, anche se a volte potrebbe sembrarlo, all'usura che il tempo impone su tutto perché Love alters not with his brief hours and weeks, but bears it out even to the edge of doom (l'amore non cambia con le sue brevi ore e settimane, ma resiste sino all'orlo della fine dei tempi). E su questo Shakespeare è pronto a scommettere l'intera sua carriera: If this be an error and upon me proved, I never writ, nor no man ever loved (Se questo è un errore, e che mi sia provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato).
In chiusura, eccezionalmente, a coronamento di una serata del tutto inusuale per il palco della Tosse, un fuori programma ancora meno consueto ma stra-applaudito, del musicista Frank Krawczyk che si è prodotto in un piccolo concerto al piano, eseguendo cinque brani: Prelude e Volte di Louis Couperin, Romanza e Intermezzo di Robert Schumann e la meravigliosa Morte di Isotta di Richard Wagner. Per poi cedere ancora, e con un bis interpretare un ulteriore brano a grande richiesta del pubblico.