Un boxeur e un cantor di tango, questi i protagonisti di Cuarteles de invierno (Quartieri d'inverno, Einaudi) dello scrittore argentino Osvaldo Soriano, e questi i personaggi principali della pièce Trompada de Tango di e con l'attore e cantor argentino Daniel Moreno, Alessandro Scipilliti e Antonio Tancredi - in prima nazionale al Teatro Garage di Genova il 4 e 5 dicembre 2009 (ore 21).
«Gli amici - racconta Daniel Moreno - già mi chiamano per dirmi che verranno a teatro e tutti mi dicono Che bello, uno spettacolo sul tango? In verità non è affatto un omaggio al tango e neppure allo sport della boxe, piuttosto per noi vuole essere un piccolo omaggio a quel grande autore che è Osvaldo Soriano e alla sua capacità di proporci personaggi difficili, popolari ed epici».
Daniel Moreno ci tiene che si usi la parola cantor e non cantante: «a Buenos Aires ha un'accezione particolare che forse non è la stessa in tutta l'Argentina. Con questa parola ci si riferisce a qualcuno che è qualcosa di più e di diverso da un semplice cantante. Il cantor di tango è piuttosto un cantante-attore, interprete attraverso la canzone tanguera e non la danza. Un po' come è successo a me una volta arrivato in Italia e scoperto che i miei problemi con la lingua mi creavano un forte conflitto, impedendomi di essere l'attore che ero sempre stato. Così ho deciso di esprimermi attraverso il canto e in particolare il cantare tanghi lavorando sulla vasta letteratura che esiste da Oesterheld a Walsch, da Urondo al poeta maledetto Discepolin fino a Manzi, Pugliese, Gardel e a tanghi semplici, di strada».
La libertà nell'adattamento del romanzo non ha impedito a Moreno, Scipilliti e Tancredi di restare fedeli al testo narrativo, di cui appunto rimangono i momenti salienti della trama e i due protagonisti, Roche, il pugile, (interpretato da Scipilliti) e Galvan il cantor di tango (Daniel Moreno): due stranieri che arrivano in una cittadina, Coloniavela (nata dall'immaginario di Soriano) invitati a partecipare a due momenti celebrativi di un nuovo regime militare appena insediatosi (e il riferimento ovviamente è alla dittatura del 1966) e la cui ferocia e violenza è tutta da scoprire. La festa prevede due momenti: «uno più popolare - continua Moreno -, l'incontro di pugilato, pensato dal regime per le persone giudicate meno sensibili che si emozionano più per la rudezza dei pugni, le classi popolari, insomma; l'altro, un concerto al teatro centrale per le classi medie e alte, le forze vive della città».
A testimonianza di un lavoro tessuto con una manodopera a più mani/intelletti, gli interventi di Moreno e Tancredi sulla pièce si alternano con estremo equilibrio e là dove si interrompe l'uno prosegue a raccontare scelte e soluzioni l'altro, senza soluzione di continuità, come unica voce, interpretata da due attori, appunto. «Abbiamo rielaborato il testo - afferma Tancredi - per renderlo scenico, lavorando su due diverse traduzioni e sull'originale con l'intenzione di non utilizzare un registro realistico ma cogliere i caratteri della commedia grottesca che già Soriano ci offre. Ovviamente abbiamo scelto di mettere in scena alcuni momenti salienti della storia, come si trattasse di una via crucis a tappe, per poi inserire altre scene sollecitate da alcune finestre, immagini proposte dal libro».
Moreno illustra a mo' d'esempio una delle scene introdotte: «nel romanzo c'è un personaggio che Roche trova in un bar, Romedito e poi si porta nella stanza a notte fonda per farlo conoscere a Galvan. Per noi questo personaggio, anche lui cantor ma di sobborgo, è il 'Mefisto' della storia, l'artista organico al regime, che ha rinunciato ad esporsi. Dal confronto con Galvan esce la coscienza di quest'ultimo. Abbiamo trasformato l'incontro in un incubo, come se Galvan si guardasse allo specchio e riflettesse sulla sua partecipazione come cantor a questa festa di questo regime e provasse orrore a pensarsi come Romedito».
Dal titolo del libro Quartieri d'inverno i madrelingua capiscono che si tratta di un romanzo che parla di tempi bui, come vuole l'espressione idiomatica Cuarteles de invierno, in particolare riferito all'idea di fare il servizio militare in una caserma fredda d'inverno, ma poi esteso metaforicamente all'idea di un tempo sospeso e privo di diritti e piaceri. Nel titolo dello spettacolo Trompada de Tango coincidono il pugno del pugile (trompada) con il cantor e la storia tanguera, due personaggi, «oltre il quadrato della vita - aggiunge Moreno - che prendono posizione davanti alle situazioni, non si tirano indietro» e, seppur in modo diverso, lottano e vivono l'ambiente notturno e più nascosto della città, quella popolare e poetica in una strana ma estremamente forte sintonia. E il tango non è solo accompagnamento ma drammaturgia in una selezione di Moreno di tanghi classici (che lui canta in spagnolo) «che sviluppano temi della storia e si intersecano con quello che succede dando espressione a pensieri ed emozioni».