Nina. San Cristoforo II. Charley. Nomi di velieri? Di blasonati quadrupedi? Niente di tutto ciò. Sono solo i nomi di alcune Vespe molto speciali, intese non come pungenti insetti, ma come il più comune fra gli italici mezzi di trasporto a due ruote, il più economico da mantenere, talvolta il più sgangherato, sicuramente il più diffuso, almeno qui a Genova, orgogliosamente definita fra gli appassionati come la città più vespistica di Italia.
Che cosa hanno di speciale queste Vespe? All'apparenza nulla, sono delle comuni Vespe PX, alcune molto vecchie, identiche a quelle che usiamo tutti i giorni per portare i figli a scuola e trasportare la spesa e che, magari, ci hanno accompagnato tante volte al mare. Vespe con le marce, rigorosamente in metallo, funzionanti a miscela.
Queste hanno però conosciuto il mondo, sono passate attraverso i continenti, in viaggi improbabili e avventurosi insieme ai loro proprietari. Così Nina, la Vespa del compianto Giorgio Bettinelli, il più famoso fra i viaggiatori-vespisti, autore di diversi libri sull'argomento; San Cristoforo II, classe 1978, è tutt'ora in viaggio da Torino a Kyoto insieme al suo giovane e determinato proprietario Giuseppe Percivati; Charley, poi, P125X classe 1981, con il proprietario Lorenzo Franchini nel dicembre 2005 ha solcato caparbia gli sterrati della Patagonia, da Buenos Aires a Ushuaia, in un viaggio di ben 4600 km organizzato insieme ad altre ventiquattro Vespe (e vespisti) di serie.
Proprio da quest'ultima incredibile impresa è stato tratto un interessante libro, autore lo stesso Franchini, intitolato Hasta la fin del mundo in Vespa - da Buenos Aires a Usuhaia cavalcando la Ruta 40, appena edito da A.Car Edizioni. Il libro, corredato da splendide foto, racconta l'avventura fin dai suoi preparativi, il reclutamento, avvenuto fra gli utenti del sito www.vespaonline.com, la spedizione al di là dell'oceano e il viaggio lungo strade che metterebbero in seria difficoltà anche un robusto fuori strada, dove il sasso più piccolo è come una patata.
La mitica Ruta 40, spina dorsale dell'Argentina, dai panorami mozzafiato spazzati da un vento così forte che talvolta rende impossibile la marcia, dagli orizzonti imprendibili in cui spesso ci si sente come astronavi che viaggiano nella magia di questo nulla e dove, quando cala il vento, l'unico rumore rimane quello del proprio motore, i pensieri si dilatano e il viaggio diventa quello interiore, intimo di ciascun partecipante.
Fra aneddoti divertenti e ricordi, qualche guasto e un paio di incidenti non gravi, emerge prepotente lo spirito del viaggio, frugale, essenziale, talvolta rude eppure così affascinante da far desiderare al lettore di essere lì, in mezzo al gruppo di raiders, sotto le stelle, stanco, impolverato, acciaccato eppur felice di aver vissuto un'altra giornata straordinaria, chilometro dopo chilometro fino all'arrivo ad Ushuaia, fin del mundo, principio de todo.