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Tutti i film di Natale e Capodanno: trame, recensioni e date d'uscite

 
'Io e Marylin', 'Hachiko', 'Astroboy', 'Natale a Beverly Hills'. Una guida ragionata alla programmazione dei cinema fino a Capodanno. Di Giorgio Viaro
 
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17 dicembre 2009
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
'La principessa e il ranocchio', il film Disney di Natale
'La principessa e il ranocchio', il film Disney di Natale
 
ESCONO ANCHE...

Natale a beverly Hills (18 dicembre)
Dopo diciassette anni Cristina incontra, per un caso fortuito a Los Angeles, Carlo, il mascalzone che l'aveva abbandonata incinta di sette mesi e che oggi, cinquantenne, vive ancora come un gigolo insieme a una donna molto più vecchia di lui.

Il canto delle spose (18 dicembre)
Tunisia, 1942. Siamo in piena seconda Guerra Mondiale. Due amiche adolescenti, una musulmana e l'altra ebrea, seguono vite parallele ma distanti. L'una proseguirà gli studi, l'altra è destinata a un matrimonio precoce. La guerra scombinerà tutti i piani.

Brothers (23 dicembre)
Quando un marine pluridecorato viene dato per disperso in Afghanistan, a casa, suo fratello minore, considerato la pecora nera della famiglia, inizia ad occuparsi di sua moglie e delle sue due figlie. Le conseguenze ribalteranno i ruoli e metteranno in discussione le fondamenta dell'intera famiglia.

Piovono polpette (23 dicembre)
Ancora animazione, con tanto di occhialini per la visioni in 3D. Questa volta la storia è quella di uno scienziato chiamato Flint Lockwood, che mentre cerca di risolvere il problema della fame nel mondo si trova ad affrontare un problema di proporzione globale: il cibo comincia a scendere dal cielo come se fosse pioggia!

Sherlock Holmes (25 dicembre)
Rivisitazione del mito di Sherlock Holmes firmata da Guy Ritchie (Snatch, Rocknrolla): all'origine del film non i romanzi di Conan Doyle, ma un fumetto originale appositamente creato da Lionel Wigram: Holmes (che ha il volto di Robert Downey Jr.) diventa così un dongiovanni e un esperto d'arti marziali, impegnato a salvare il mondo.

Arthur e la vendetta di Maltazard (30 dicembre)
Arthur è in vacanza con la famiglia nella casa di campagna di Villa Granny, e non vede l'ora di tornare nella terra dei Minimei e riabbracciare Selenia. Ma quando sta per partire, un ragno consegna nelle sue mani un granello di riso con inciso un S.O.S.: non ci sono dubbi, Selenia è in pericolo.
La principessa e il ranocchio
ANIMAZIONE, 97'

New Orleans, all'alba del Novecento. La città che un secolo più tardi verrà fatta a pezzi dalla furia di Kathrina cresce a ritmo di jazz, facendosi strada - mattone per mattone, asse per asse - tra i sentieri melmosi del bayou. La giovane Tiana, occhi grandi e cuore impavido, lavora giorno e notte per mettere assieme il denaro necessario ad aprire il proprio ristorante, sogno antico suo e dell'amato padre. L'amica Charlotte, invece, insegue il Principe Azzurro; e lo riconosce in Naveen, giovane principe di Maldonia appena sbarcato in città. L'avido dottor Facilier, esperto in vodoo, spariglia però le carte, trasformando il principe in ranocchio. Un bacio (disgustoso, non galeotto) trasformerà anche Tiana in rospo.
Questa la traccia del film che segna il ritorno della Disney al 2D in piena esplosione del cinema a tre dimensioni, con occhialini e senza. Esperimento condotto però sotto la supervisione creativa di John Lasseter, uno dei papà della Pixar. E pienamente riuscito.
Ottima musica, personaggi azzeccati, citazioni - esplicite ma misurate - del glorioso passato della casa di Zio Walt: dal Libro della giungla (con il bayou che sembra la foresta di Mowgli, e il coccodrillo obeso Louis che fa la parte di Baloo) a Robin Hood (ricordate Sir Biss?), passando per La Sirenetta e Cenerentola. E poi un pizzico di genuina paura e un messaggio semplice ma giusto: quello che conta è con chi percorri la strada, non dove arrivi. Bambini letteralmente stregati, adulti soddisfatti, a conferma che l'animazione tradizionale, se ben fatta, è sempre superiore a quella tridimensionale. Come film di Natale non sapremmo consigliarvi di meglio.

In uscita il 18 dicembre.

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Io e Marilyn
COMMEDIA, 96'

Gualtiero Marchesi - come il cuoco, ma non è il cuoco - è un tecnico delle piscine che si è separato dopo 8 anni di matrimono. La moglie e la figlia lavorano in un circo, e ora vivono con un esuberante domatore di tigri (Biagio Izzo). La grigia routine di Gualtiero viene sconvolta quando, in seguito a una seduta spiritica, inizia ad essere seguito ovunque dal fantasma di Marilyn Monroe. La quale, dopo gli impacci iniziali, cerca di aiutarlo a riconquistare l'ex moglie.
Se non vi siete persi Il mio amico Eric, avete già capito che la trama del nuovo film di Natale di Leonardo Pieraccioni ricalca quella dell'ultimo film di Ken Loach. Indipendentemente da chi si è mosso per primo (chissenefrega), constatiamo che le differenze principali sono opposte a quanto preventivabile: il film di Loach è molto più divertente, mentre quello di Pieraccioni non ha il lieto fine. Inoltre, mentre l'Eric Cantona di Loach è un ruspante alter ego del protagonista che scompare nel momento in cui quest'ultimo riprende in mano la sua vita, la Marilyn di Pieraccioni è semplicemente un fantasma, usato per mettere in piedi siparietti comici che hanno due dita di polvere sopra. Cinema popolare innocuo e privo di necessità creativa.

In uscita il 18 dicembre.

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Astroboy
ANIMAZIONE, 94'

La favola di Pinocchio rivista in chiave fantascientifica, proprio come in A.I di Steven Spielberg.
In un futuro imprecisato l'umanità vive su di un'isola sospesa, mentre la Terra, molti chilometri più in basso, langue ricoperta di rifiuti (esatto, come in Wall-E). Il figlio di uno scienziato, rimasto ucciso in un esperimento, viene sostituito dal padre/creatore con una copia robotica. Ma ben presto il clone meccanico è rifiutato dal genitore, e finisce scaraventato sulla Terra, assieme agli altri robot in disuso. Si riscatterà salvando la città minacciata da un dittatore guerrafondaio.
Astroboy è l'altra faccia dei cartoon natalizi: quella deprimente. Un prodotto di stanco riciclo che non aggiunge nulla né sul piano della tecnica 3D né su quello delle mitologie d'animazione. Veicolo del solito monito pacifista anti-repubblicano, annacquato tra infinite citazioni del filone pop sci-fi. Ciliegina sulla torta, il doppiaggio dilettantesco del Trio Medusa. Alla larga.

In uscita il 18 dicembre.

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Amelia
BIOGRAFICO, 111'

Vita e imprese aviarie di Amelia Earhart (Hillary Swank), prima donna a sorvolare l'Atlantico (nel 1928) e prima donna a compiere l'impresa in solitario (nel 1932, 5 anni dopo Lindbergh). Le sarà fatale il tentativo più ardito, intrapreso a 40 anni: quello di effettuare il giro del mondo, in compagnia del navigatore Frederick Noonan.
Mira Nair firma un biopic d'epoca interessato più a dipingere la protagonista come un'icona femminista che a ripercorrerne le gesta: quasi ogni linea di dialogo è una dichiarazione di autoaffermazione e indipendenza. In questo modo la possibilità di esaminare le ragioni e i modi di uno spirito libero e un po' folle - affine ad esempio al Christopher McCandless di Into the wild - si frange su di un personaggio monolitico, incapace di dubbi e apparentemente isterico nelle motivazioni. Una regia "iconica", che fa della Earhart un santino e dei panorami cartoline, rendendo ogni cosa fredda e un po' irritante: non c'è vita in nessuno dei 111 minuti di proiezione e tutti i tentativi di lirismo sono un fallimento.

In uscita il 23 dicembre.

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Hachiko - Il tuo migliore amico
DRAMMATICO, 93'

Un professore universitario trova un cucciolo di razza akita nei pressi della stazione della sua città. Qui, ogni giorno alla stessa ora, un treno lo porta al lavoro. Il legame che si stabilisce tra i due è tale che, dopo la morte dell'uomo, il cane continua a recarsi tutte le sere alla stazione in attesa che il padrone torni. Per dieci anni, fino a che non passerà anch'esso a miglior vita.
Hachiko è in pratica il grado zero dei film incentrati sul rapporto tra uomo e cane. Avevamo visto qualcosa di simile pochi mesi fa con Io & Marley, strepitoso successo al botteghino. Ma in questo caso gli autori si sono spinti oltre. Non ci sono dialoghi o accadimenti degni di nota, a parte la morte del protagonista. Solo una serie di quadri in cui l'uomo e il cane giocano, corrono, mangiano assieme.
In anni in cui i rapporti umani a lungo termine sono l'eccezione piuttosto che la regola (è l'argomento di Up in the air, in sala nel 2010), la fedeltà incrollabile e disinteressata dei cani è un succedaneo perfetto, e suscita passioni quasi mistiche. Ma il film, inteso come opera di narrazione, semplicemente non esiste.

In uscita il 30 dicembre.

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