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«Ha ragione Dalla Chiesa, dobbiamo »

 
Giovedì le dimissioni da consulente per i Grandi eventi del Comune. Ma Dalla Chiesa ha avviato una riflessione sulla città, proprio dalle pagine di mentelocale.it. Edoardo Laudisi rilancia la discussione
 
eventi
Giovedì 10 dicembre Nando Dalla Chiesa ha annunciato di voler dare le dimissioni come consulente per i grandi eventi e per la promozione della città, rimettendo il proprio mandato nelle mani della Sindaca di Genova Marta Vincenzi. La decisione è maturata a causa di contrasti con la Giunta. «Non sono venuto per fare politica, ma per fare il consulente - ha detto Dalla Chiesa - Si è creato un clima che non mi piace».
Da diversi mesi lo stesso Dalla Chiesa pubblica su mentelocale.it racconti e sue riflessioni sulla città, esprimendo le stesse perplessità che lo hanno portato alle dimissioni. Ha avviato un dibattito, un ragionamento aperto. Il testo dello scrittore e poeta genovese Edoardo Laudisi che vi proponiamo più sotto, riprende un precedente intevento del consulente per dire la propria sulla situazione della cultura a Genova.

Chi vuole intervenire su questo o altri argomenti, può scrivere una mail a redazione@mentelocale.it
 
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Genova, 12 dicembre 2009
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di Edoardo Laudisi*
   
Laterna di Genova
Laterna di Genova
 
I tempi concreti alla Galleria 44
Edoardo Laudisi, scrittore e poeta genovese, è anche il curatore (insieme a Luciano Neri) della rassegna poetica I tempi concreti che si svolge presso la Galleria Studio 44 di vico Colalanza a Genova. Prossimo ospite dell'iniziativa è il poeta svizzero Fabio Pusterla (venerdì 18 dicembre, ore 21): nel 2009 Einaudi ha pubblicato una sua antologia del periodo 1985-2008, sotto il titolo Le terre emerse. Grazie a questo volume ha vinto la sezione poesia del Premio Giuseppe Dessì.

Gli interventi di Nando Dalla Chiesa su mentelocale.it
- «La mia Moleskine piena di appuntamenti saltati»
- Dalla Chiesa: «ecco il mio 'Album di Famiglia'»
- Quando Julio Carlos danza sulla spiaggia
- 'Chiamale se vuoi emozioni' di Nando Dalla Chiesa
- «A volte Genova sembra la smemorata di Collegno»
- «Genova città sfolgorante»

Dalla Chiesa a mentelocale: guarda il video

La risposta di Patrizia Riservato ad un intervento di Dalla Chiesa

Nel suo intervento del 25 settembre, Nando Dalla Chiesa lamentava il fatto che gli operatori genovesi non fossero in grado di immaginare, e di conseguenza creare, una molteplicità contemporanea di eventi culturali aventi magari lo stesso tema, ma visto da angolature diverse. "È assolutamente normale" scrive Dalla Chiesa, "che si tengano due importanti convegni o incontri nella stessa giornata, e anche tre, e anche quattro, non "coordinati" sulla data perché una città di seicentomila abitanti è viva solo se pulsa a tutto gas."

Il concetto è chiaro: che stiamo ad aspettare il coordinamento, dice Dalla Chiesa, che poi tanto finisce con l'ennesimo appuntamento cancellato dall'agenda, incominciamo a fare piuttosto, organizziamo, proponiamo, realizziamo e se qualcuno lavora ad un progetto analogo, meglio. Avanti tutta insomma.

Quello di Dalla Chiesa mi pare un richiamo alla consapevolezza di tutti che questa città non è provincia extraurbana, che non ci troviamo in un paesotto post industriale privo di intelligenze e fermenti culturali, ma in una città di mezzo milione di abitanti (e vuoi che tra mezzo milione di persone non nascano spinte creative, passioni, fermenti, tensioni, proposte e capacità?), che ne ha viste tante e tante ancora ne vedrà. Su questo dato quantitativo se non altro bisognerebbe tarare la mentalità degli operatori che invece, questo Dalla Chiesa non lo dice ma si legge tra le righe, hanno il difetto di non pensare in grande. Ma cosa vorrebbe dire per Genova pensare in grande? La sensazione che si ha è che questa città non abbia l'energia necessaria a formulare un pensiero più ambizioso. Uscita fuori male da una crisi industriale che ne travolto l'identità, e che l'ha privata del dinamismo legato alla produzione e al lavoro, Genova fatica a trovarne un'altra. Un po' di terziario, un po' di turismo dopo essersi rifatta la facciata, un po' di università, un po' di navi da crociera. Di tutto un po' ma nulla di veramente eccellente. Niente che emerga, che si distingua, nulla che possa venire identificato come una caratteristica specifica della città.


Se oggi chiedete in giro per che cosa sia famosa Genova, a parte De Andrè vi risponderanno l'Acquario e forse la Lanterna. Prima avrebbero detto l'Ansaldo, Piaggio o il porto. Le forze e le energie in campo sono ben diverse. De Andrè, l'acquario e la Lanterna sono simboli importanti quanto si vuole ma con la faccia rivolta all'indietro. L'Ansaldo e il porto muovevano forze dinamiche in grado di trasformare la città, rendendola contemporanea al suo tempo. L'impressione oggi invece, è di una città uscita bruscamente dalla storia e auto esiliatasi in un limbo a-temporale dove passa il tempo a lustrare gli antichi tesori senza sapere bene cosa farci. Non è tanto una questione di carenza di talenti, quanto il fatto che i talenti qui non hanno nulla da fare. Una situazione molto pericolosa che rischia di attivare una regressione totale, in quanto oltre agli attori principali (operatori culturali, artisti, imprenditori, creativi etc), vengono a mancare anche i referenti, gli interessati a certi eventi, innescando una spirale negativa dove alla fine perdono tutti.

Eppure, mi verrebbe da dire, sotto la cenere vecchia cova la brace. Una caratteristica peculiare forse Genova l'ha conservata, ma passa inosservata perché non naviga in superficie. È la capacità di questa città di funzionare come un laboratorio nascosto. Una specie di camera oscura dove progetti a cui nessuno darebbe credito (ed infatti non lo dà), si formano al riparo da influenze di mercato o tendenze che ne decreterebbero la morte prematura. In altre parole esiste ancora lo spazio, intimo, necessario ad ogni discorso artistico che si voglia porre il problema dell'originalità e della genuinità. In giro se ne colgono i per ora deboli segnali, e non è detto che questa volta finisca come le altre; vale a dire con il motto o emigrazione o morte. Molto starà all'abilità degli operatori culturali a coglierli questi segnali e ad aiutarli a crescere.

* Scrittore e poeta genovese, curatore della rassegna I Tempi concreti presso la Galleria 44 di Genova (vedi box)

 
 
 
 
 
 
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