Nel suo intervento del 25 settembre, Nando Dalla Chiesa lamentava il fatto che gli operatori genovesi non fossero in grado di immaginare, e di conseguenza creare, una molteplicità contemporanea di eventi culturali aventi magari lo stesso tema, ma visto da angolature diverse. "È assolutamente normale" scrive Dalla Chiesa, "che si tengano due importanti convegni o incontri nella stessa giornata, e anche tre, e anche quattro, non "coordinati" sulla data perché una città di seicentomila abitanti è viva solo se pulsa a tutto gas."
Il concetto è chiaro: che stiamo ad aspettare il coordinamento, dice Dalla Chiesa, che poi tanto finisce con l'ennesimo appuntamento cancellato dall'agenda, incominciamo a fare piuttosto, organizziamo, proponiamo, realizziamo e se qualcuno lavora ad un progetto analogo, meglio. Avanti tutta insomma.
Quello di Dalla Chiesa mi pare un richiamo alla consapevolezza di tutti che questa città non è provincia extraurbana, che non ci troviamo in un paesotto post industriale privo di intelligenze e fermenti culturali, ma in una città di mezzo milione di abitanti (e vuoi che tra mezzo milione di persone non nascano spinte creative, passioni, fermenti, tensioni, proposte e capacità?), che ne ha viste tante e tante ancora ne vedrà. Su questo dato quantitativo se non altro bisognerebbe tarare la mentalità degli operatori che invece, questo Dalla Chiesa non lo dice ma si legge tra le righe, hanno il difetto di non pensare in grande. Ma cosa vorrebbe dire per Genova pensare in grande? La sensazione che si ha è che questa città non abbia l'energia necessaria a formulare un pensiero più ambizioso. Uscita fuori male da una crisi industriale che ne travolto l'identità, e che l'ha privata del dinamismo legato alla produzione e al lavoro, Genova fatica a trovarne un'altra. Un po' di terziario, un po' di turismo dopo essersi rifatta la facciata, un po' di università, un po' di navi da crociera. Di tutto un po' ma nulla di veramente eccellente. Niente che emerga, che si distingua, nulla che possa venire identificato come una caratteristica specifica della città.
Se oggi chiedete in giro per che cosa sia famosa Genova, a parte De Andrè vi risponderanno l'Acquario e forse la Lanterna. Prima avrebbero detto l'Ansaldo, Piaggio o il porto. Le forze e le energie in campo sono ben diverse. De Andrè, l'acquario e la Lanterna sono simboli importanti quanto si vuole ma con la faccia rivolta all'indietro. L'Ansaldo e il porto muovevano forze dinamiche in grado di trasformare la città, rendendola contemporanea al suo tempo. L'impressione oggi invece, è di una città uscita bruscamente dalla storia e auto esiliatasi in un limbo a-temporale dove passa il tempo a lustrare gli antichi tesori senza sapere bene cosa farci. Non è tanto una questione di carenza di talenti, quanto il fatto che i talenti qui non hanno nulla da fare. Una situazione molto pericolosa che rischia di attivare una regressione totale, in quanto oltre agli attori principali (operatori culturali, artisti, imprenditori, creativi etc), vengono a mancare anche i referenti, gli interessati a certi eventi, innescando una spirale negativa dove alla fine perdono tutti.
Eppure, mi verrebbe da dire, sotto la cenere vecchia cova la brace. Una caratteristica peculiare forse Genova l'ha conservata, ma passa inosservata perché non naviga in superficie. È la capacità di questa città di funzionare come un laboratorio nascosto. Una specie di camera oscura dove progetti a cui nessuno darebbe credito (ed infatti non lo dà), si formano al riparo da influenze di mercato o tendenze che ne decreterebbero la morte prematura. In altre parole esiste ancora lo spazio, intimo, necessario ad ogni discorso artistico che si voglia porre il problema dell'originalità e della genuinità. In giro se ne colgono i per ora deboli segnali, e non è detto che questa volta finisca come le altre; vale a dire con il motto o emigrazione o morte. Molto starà all'abilità degli operatori culturali a coglierli questi segnali e ad aiutarli a crescere.
* Scrittore e poeta genovese, curatore della rassegna I Tempi concreti presso la Galleria 44 di Genova (vedi box)