Com'è bello il vino
rosso rosso rosso,
bianco è il mattino,
sono dentro a un fosso.
E in mezzo all'acqua sporca
godo queste stelle,
questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.
da Il vino, di Piero Ciampi
È questa, Il vino, la canzone forse più nota e più cara ad Adolfo Margiotta tra le tante bellissime di Piero Ciampi. «Non sono un esperto», sostiene, ma la passione l'ha portato a sviluppare «un'idea semplice nata dal fascino e dal carisma di un poeta e cantautore come Ciampi» (Livorno 1934 - Roma 1980) e cresciuta di bocca in bocca da Adolfo Margiotta a Fabio Vernizzi, da Roberta a Gian Piero Alloisio fino alla Tosse, che senza batter ciglio ha deciso di produrla come spettacolo di teatro-canzone che si rifà al titolo di un altro testo di Ciampi (vedi sotto) Tutte le carte in regola per essere Piero, in prima nazionale mercoledì 16 dicembre al Teatro della Tosse.
«Di lui - spiega Margiotta - mi ha colpito in particolare una frase che ho scovato in un video su Youtube: "per sapere che cos'è la solitudine bisogna essere stati in due, altrimenti bisogna che qualcuno ti racconti che cos'è la solitudine" e ascoltandolo mi sono sentito meno solo. Certo, una figura della sua statura è stata capace anche di farmi ridere. Ma è per questa sua lettura dell'essere soli che mi sono sentito vicino a lui». Dopo un anno di ricerche e ascolti, parlando con Vernizzi del progetto di costruire uno spettacolo, Margiotta si è ritrovato con Gian Piero Alloisio, che ha costruito un testo, scritto alcune canzoni e preparato una regia. «Alloisio - prosegue Margiotta - si è immaginato un concerto successivo all'ultimo, quello di Castiglioncello. Quella volta, come era già successo spesso, Ciampi si era un po' preso con il pubblico. Ecco in questa occasione immaginaria è un po' come se si volesse riappacificare con il suo pubblico, come se si confessasse su cose che non rifarebbe. È uno spettacolo con qualche asperità ma anche tanti baci, com'era lui. Non cupo, certo, forse a tratti persino comico e sicuramente poetico. Si conclude in maniera un po' tragicomica e un po' tenera, come una carezza. Devo confessare che c'è un momento dello spettacolo - che non svelerò - che devo pensare ad altro, per esempio quando perde la Sampdoria, altrimenti mi commuovo».
In un setting spoglio tipico del teatro-canzone, senza particolari strategie video, Adolfo Margiotta sul palco è Piero Ciampi senza cercare una vera e propria identificazione, ma piuttosto raccontandolo in prima persona, senza tentativi di imitarlo: «e poi io sono basso e non vorrei mai essere alto, mi sentirei a disagio. Ogni volta che incontro qualcuno più basso di me mi abbasso anch'io». Accanto a Margiotta il jazzista Fabio Vernizzi e la cantante Roberta Alloisio (vincitrice del Premio Teresa Viarengo, miglior interprete 2009 di musica tradizionale ed etnica). «Roberta è una coprotagonista; lei è Maria, la donna ideale - aggiunge Margiotta - una presenza costante e imprescindibile nella vita di Ciampi al di là della sua biografia. Canteremo insieme, intrecciandoci, canterà da sola e ha anche un monologo, molto intenso».
E all'alba del 2010, quando saranno passati trent'anni dalla morte di Piero Ciampi (il 19 gennaio 1980 per un tumore alla gola) «noi ci troviamo a proporre questo spettacolo, senza avere minimamente calcolato la coincidenza, semplicemente con la volontà di farlo conoscere e forse farlo rivivere - se saremo bravi - tra i molti (per esempio Gino Paoli, Gianfranco Reverberi) che l'hanno conosciuto e amato». E idealmente rispondendo a Tenco, che lo teneva tra i suoi preferiti, e De André che sosteneva: «bisogna pagar pegno a Piero Ciampi».
Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Ha un carattere melanconico,
beve come un irlandese.
Se incontra un disperato
non chiede spiegazioni,
divide la sua cena
con pittori ciechi, musicisti sordi,
giocatori sfortunati, scrittori monchi.
da Ha tutte le carte in regola, di Piero Ciampi