Dopo la pubblicazione di un epistolario - Anni Cinquanta - dell’incipiente critico e intellettuale, sono usciti alcuni saggi sul teatro di e secondo Sanguineti (Franco Vazzoler, Il chierico e la scena. Cinque capitoli su Sanguineti e il Teatro, Genova, Il melangolo, 2009, pp. 228, 16 Eu). Finora, erano settoriali e specialistici gli studi sull’aspetto teatrale dell’opera di Edoardo Sanguineti: il libro di Franco Vazzoler studia l’artista nell’interezza dei suoi lavori teorici e destinati alla scena; drammaturgia e riflessione su quell’arte; e ancora, critica della rappresentazione.
Il sottotitolo delimita l’approccio ai problemi in Cinque capitoli su Sanguineti e il Teatro. L'appendice riporta una lunga, importante intervista all’autore, condotta dallo stesso Vazzoler vent’anni or sono. A libro concluso, oltre la ricchezza e la meticolosa precisione dei riferimenti e dei paragoni, si può tentare di pervenire a linee che nascono sia dalla voce di Sanguineti in diretta, sia dall’interpretazione dell’esegeta coraggiosamente acuto, metodologicamente agguerrito.
Il punto di vista dell’uomo-di-teatro (il chierico e la scena, ovvero l’intellettuale che s’interessa allo spettacolo e gli si dedica con vari apporti) mi pare riassumibile in un’opposizione ossessiva, per la quale l’essenza del teatro, del suo gioco ripetibile in tante variazioni, sta nel “travestimento”, nozione sulla quale Sanguineti insiste confrontandola con quella di “straniamento” di derivazione brechtiana. Proprio questa è luogo del fraintendimento principale nella funzione comunicativa contemporanea del teatro (pp. 199-200).
In numerosi testi, richiamati a convalidare una visione antinaturalistica e ludica, musicale e fieristica dell’evento teatrale, si considerano le convenzioni e i canoni soprattutto novecenteschi, con i quali Sanguineti giudica appunto le distorsioni e gli equivoci sulla drammaturgia e la messa in scena. Sotto lo sguardo di Vazzoler, l’autore si autoanalizza con nitidezza e sincerità di testimonianze, tratte ora dalle interviste, ora da puntualizzazioni in note, programmi e riflessioni. Lo studioso fa parlare il suo autore e ne suscita i riscontri e le reazioni fondamentali; a partire dall’Intervista La scena, il corpo, il travestimento (1988), lungo molteplici frammenti del mosaico che approfondisce e ricompone la personalità in questione. Passano in rassegna i testi per il teatro in musica, le elaborazioni di opere poetiche (Orlando furioso e Commedia dell’Inferno), i travestimenti di precedenti illustri, quali Faust di Goethe, Macbeth Remix da Shakespeare e Sei personaggi.com, da Pirandello. Il saggio principale s’intitola dunque Dalla prassi alla teoria drammaturgica.
Il capitolo Sanguineti recensore mostra i motivi di interazione fra il giudizio sugli spettacoli visti quale critico dell’ “Unità” negli anni Settanta e le proprie creazioni. Una certa perplessità mi suscita il considerare “il critico che vuole essere – gramscianamente – la ‘quinta colonna’ del proletariato che non può avere accesso, per ragioni di classe, al teatro e alla cultura” (p. 78). Si tratta di un ruolo che non mi pare espletabile nel ricorso a un linguaggio iper-elaborato, erudito e ellittico, con neologismi e ricercatezze, del resto ben documentati (p. 102), difficilmente fruibili dal lettore-spettatore medio del quotidiano (allora) di Partito.
Tre letture si sofferma in particolare sulla collaborazione col regista Benno Besson per L’Amore delle tre melarance e con Andrea Liberovici per Sei personaggi.com, dove affiorano citazioni ironizzanti di canzoni o arie d’opera, che sembrano ispirate all’avanspettacolo, “collage di altri testi […] operazione di smontaggio e rimontaggio del teatro di Pirandello ridotto, almeno apparentemente, al suo grado zero di aneddoto” (p. 169). Il senso acquistato nell’attualità storica da ogni intervento, a partire dal memorabile Orlando del 1969, nell’allestimento di Luca Ronconi, si precisa negli altri episodi della camaleontica proposta sanguinetiana. Straordinaria presenza vitale originale, assume il momento della traduzione, con la quale Sanguineti rivendica l’autorialità specifica del suo lavoro (p. 19 e 41) in Le Baccanti di Euripide, Edipo tiranno di Sofocle, Fedra di Seneca, Don Giovanni di Molière, L’Illusione comica di Corneille, Il re muore di Ionesco, fino a La tragedia di Re Lear.
Reti più nascoste di debiti e interferenze vengono individuate da Vazzoler in Samuel Beckett, per Storie naturali (1971 - p. 18) e nella la visione “anatomica” artaudiana (pp. 121-122) da riscontrarsi in Carrousel (1977), opera di Vinko Globokar. Non si aspetti dal libro l’esame della ricezione dell’opera di Sanguineti da parte del pubblico. Vazzoler non mira alla ricostruzione degli spettacoli rappresentati, non ne esamina l’effetto sullo spettatore (ad esempio, attraverso le recensioni), ma offre la gestazione, lo sviluppo dei testi, collocandoli nel progetto e nell’idea di una drammaturgia effettivamente alternativa alla “routine naturalistica” degli ultimi trent’anni (p. 198). Il discorso è sempre guidato da sicurezza di argomenti e pertinenza di ipotesi verso i possibili approdi estetici; con note persino sovrabbondanti; e la completezza della Bibliografia è ammirevole.
Libro non soltanto scientificamente rilevante, ma di lettura spesso avvincente.