«A Genova arriviamo con un adattamento da Il Corso, uno spettacolo di open-air-theatre basato sulle poesie di The Book of Questions (Libro de las preguntas, n.d.r.) dell'autore cileno Pablo Neruda, per un cast di circa 23 persone tra performer, attori e tecnici». In un inglese dal forte accento tedesco Matthias Rettner, manager e direttore creativo dei Pan.Optikum, descrive il lavoro della compagnia fondata nel 1982, con cui lavora da 11 anni. «Come facciamo sempre con le nostre produzioni, abbiamo rielaborato la performance in funzione delle richieste: sono circa 45 minuti di spettacolo per festeggiare l'ultimo dell'anno». E quale miglior tema se non quello del cambiamento? «Nella notte che conduce al nuovo anno, quando tutti guardano in avanti speranzosi cercando di immaginare cosa accadrà, ci sembrava il soggetto più opportuno, tanto più che la vita è un continuo cambiamento e oscilliamo continuamente da un cambiamento all'altro».
Il lavoro dei Pan.Optikum (un ensemble di 40 persone) crea un dialogo fra le arti (teatro di parola, circo, acrobazie, performance visive, giochi di luce, architettura e musica) e ogni produzione è intesa sempre come site specific, ovvero in dialogo con l'ambiente, i monumenti, lo spazio urbano che la ospitano. Al centro de Il Corso spicca la presenza dei fuochi d'artificio, accanto a performance fisiche degli interpreti che «non sono mai solo attori di teatro, né solo performer da circo, solo cantanti o musicisti, ma devono avere tutte queste competenze e saperle usare a livello professionale». E c'è anche la parola. Le parti di testo previste saranno recitate in italiano nel rispetto dello stile lirico e poetico di Neruda.
Il pubblico, poi, per i Pan.Optikum è pensato come agente attivo e allerta, da coinvolgere attivamente. Per esempio ne Il Corso gli spettatori sono collocati al centro e guidati verso i quadri che si succedono, ma rispetto a compagnie che lavorano su grandi spettacoli all'aperto o in spazi non convenzionali, come per esempio La Fura dels Baus, la relazione tra performer e spettatori non si fa mai intimidatoria, sfidante o aggressiva: «Non ci interessa scioccare o mettere pressione al pubblico, l'idea è di renderlo partecipe, di guidarlo nella visione ma mai di impressionarlo o aggredirlo».
Perché la filosofia alla base del gruppo è proprio quella di portare il teatro alle masse. «Il nostro scopo è entrare in contatto con i diversi gruppi in cui la nostra società è suddivisa cercando di non escluderne nessuno. Il nostro è un teatro che esce da un luogo in cui molti non metterebbero mai piede per andare ad incontrare il numero più grande possibile di persone. Anche i testi più sofisticati o l'opera entrano nella nostra drammaturgia, ma ci sono molti livelli di lettura previsti. In particolare l'impiego della sfera visiva e di quadri molto veloci, ma anche di tanto movimento, consentono a tutti adulti, bambini e famiglie di godersi lo spettacolo, perché tutti possono trovare l'aspetto che più li affascina».
Negli anni '80 il nucleo fondatore non parte dal teatro, bensì dalla pittura e dalla musica. Le componenti circensi, d'attore di teatro e interprete vocale vengono successivamente. «Per questo ancora oggi la musica, il canto e l'opera sono una componente essenziale nelle nostre produzioni. Abbiamo due compositori, Ralf Buron e Ansgar Rettner (mio fratello). Buron si occupa delle musiche, in uno stile minimale alla Philip Glass, mentre Ansgar scrive le canzoni».