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MiRthkon e Simon Steensland: la 'Altrock' colpisce ancora

 
Le recensioni di 'Vehicle' e 'Fat Again', prodotti dall'etichetta milanese. Le atmosfere 'zappiane' della band americana e la continua ricerca dell'artista svedese. Di Riccardo Storti
 
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29 gennaio 2009
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di Riccardo Storti
   
mirthkon
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C'è sempre da perdersi quando si infila nel lettore un CD prodotto dalla label milanese AltrOck. Ti vanno a scovare artisti di nicchia, dalle notevoli qualità tecniche - mai finalizzate al puro gusto esibizionistico - e compositive. Marcello Marinone e i suoi hanno fiuto, curano il dettaglio e quanto offrono all'ascoltatore non fa mai una piega. Non è roba facile, sia bene inteso; ma una volta entrati con il tempo giusto, si va che è un piacere.

MiRthkon: strana entità elettroritmosinfonica localizzata dalle parti di Oakland, California. Per loro AltrOck ha prodotto Vehicle, un densissimo album che inizia con una ‘zappiana' captatio benevolentiae (Congratulations) e si snoda per un percorso accidentato di chitarre ‘cattive', unisoni di fiati - nevroticamente stravinskiani - e qualche rara polifonia vocale alla Gentle Giant (Banana). La lezione - inossidabile e assodata - della crimsoniana Lark's Tongue In Aspic trova sponda sull'energica azione dei sax, dei clarini e dei flauti (Zhagunk, Johnny Yene Trishna) ma c'è anche spazio per virate funk in bilico tra Mr. Bungle e Yellow Jackets (Daddylonglegz). Addirittura, quando ci provano con il jazz rock, ricordano vagamente i nostri Area di Crac! o Hatfield and The North (Coven of Coyotes). Lo Zappa, che aleggia ovunque, è anche quello (apparentemente) più leggero di You Are What You Is o Sheik Yerbouti, e lo stesso guitar solo in Honey Key Jamboree ne è un chiaro omaggio. Eclettici, ma sul filo di una creatività montante: una volta ritirato il CD dalla tasca del lettore, si ha l'impressione che i MiRthkon continueranno a stupirci su tali binari.

Dalla Svezia una creatura degli anni Novanta: Simon Steensland. Proprio in quel decennio Steensland fece uscire ben 3 album solisti e suonò la batteria in Riktig Äkta dei Landberk, cult band del new prog nordeuropeo. Poi, ancora 2 album tra 2001 e 2004. A marzo di quest'anno l'AltrOck gli produce Fat Again che raccoglie quanto mancava all'appello dal 2005 al 2008. Steensland - che, oltre alle percussioni, suona ogni tipo di tastiera, chitarre, basso, violoncello, banjo e glockenspiel - è ormai diventato un compositore dalla fervida fantasia poliritmica, attento a contaminazioni di genere tra popular music e repertorio contemporaneo. Il dominio espressivo ruota attorno al sound di gruppi quali Magma, Univers Zero, Henry Cow, Art Zoyd e gli ormai dimenticati (ma sublimi) Dün. Un rock da camera che rimanda a etichette classificatorie dalle particolarissime sigle (RIO e Zeuhl) sconosciute agli usuali consumatori di musica.

Un mix di cori dissonanti (Merde, Hide & Seek e Petite Merde), ritmi ossessivi, slanci free e ricerca: questo è il magico mondo di Simon Steensland. Un caleidoscopio per nulla scontato, soprattutto quando si fissa in esperimenti "kraut-dark" (la plumbea Loch Ness) oppure mentre rincorre la tradizione vocale scandinava per macchiarla di inquietanti disarmonie (Fräls oss ifrån ondo). Paradigmatica per sintesi di elementi la long track The Lion Tamer: venti minuti di input zappiani declinati attraverso una sensibilità fusion tutta svedese (pensiamo ai Kaipa) con sospensioni espressive crimsoniane. Se vi piacciono i labirinti sonori e gli ingorghi a forma di pentagramma, questo CD fa per voi.

 
 
 
 
 
 
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