Vengo a conoscenza di Maurizio Paoli grazie a un’amica viaggiatrice. Maurizio è infatti un viaggiatore che per anni ha accompagnato gruppi per avventure nel mondo e ha un archivio fotografico dei luoghi visitati che come un diario racconta ciò che i suoi occhi hanno visto. Una fantastica alchimia tra Bruce Chatwain e Tiziano Terzani.
Fotografo, scrittore, originario di Como da alcuni anni ha una nuova passione che si chiama Liguria: «da Bussana Vecchia fino a Portovenere la scena ligure – racconta Paoli – è davvero appassionante. I colori e le forme sono incredibili. Tutto è cominciato da Camogli – prosegue – poi mi sono spostato verso il Golfo di La Spezia prima e la Valle Argentina ad Imperia in seguito, cercando attraverso materiali diversi un modo per stampare. Ho cominciato con lastre di alluminio, seta, forex per arrivare al legno. Materiali che lavorano con il colore e che rielaborano il dettaglio dello scatto iniziale».
Mi viene in mente mentre leggo i suoi appunti l’idea di patchworks che ultimamente interessa anche a me, un’idea di stratificazione di significati che permette un dialogo con chi osserva.
«L’ immagine - afferma infatti - scompare per cedere il posto alla sensazione che trasmette». Il significato è quindi negli occhi di chi guarda per scoprire sotto la rielaborazione il viaggio che ha fatto quel dettaglio.
Se siete curiosi di conoscere le opere di questo artista eclettico in questo momento i suoi quadri sono esposti fino al 30 gennaio 2010 a Genova all’Old City Café in via dei Quattro Canti (angolo Via Cairoli), e se volete viaggiare virtualmente tra i suoi scatti e la loro storia il suo sito è www.fourtrips.com.
Fourtrips è un viaggio dal di dentro che ha dato il nome a una raccolta pubblicata dall’editore Cesare Nani nel 2003. Dalla prefazione queste parole: Mi è sembrato, leggendo queste note di viaggio, di trovarmi in una immensa pinacoteca, dove, accanto a quadri idilliaci, si trovano quadri di immenso realismo, che scuotono lo spettatore da quell’ abituale torpore, cui ci ha abituato il nostro mondo occidentale.
Oggigiorno è difficile lasciarsi commuovere. Perché quando "le nostre lacrime non ci turbano più, anche quelle degli altri ci lasciano indifferenti".