La vocazione (Feltrinelli, pag. 264, euro 16.50) di Cesare De Marchi è un libro scritto senza badare ai dettami degli uffici marketing delle case editrici. Lo scrittore, inoltre, non fa vita mondana, non appare in televisione, anzi ha scelto di vivere solitario fuori dall'Italia, quasi in "esilio" volontario, a Stoccarda. Il romanzo racconta il tracollo di Luigi Martinotti, un uomo di 35 anni, che non ha potuto frequentare l'università a causa della morte del padre medico.
La madre si è messa con un altro e gli ha negato ogni aiuto economico. Dopo tanti lavoretti, approda in un fast food, dove frigge patatine per otto ore al giorno, ma la sua vera vita sono i libri, i libri di storia, sui quali si getta a corpo morto nelle ore libere. Conosce Giuseppe, un uomo con una malattia degenerativa, che lo aiuta e diventa per lui un punto di riferimento. Nonostante non sia laureato, un saggio di Luigi colpisce lo storico Ruggiero Romano, che gli promette la pubblicazione.
Questa prima parte del romanzo narra anche del rapporto tra Luigi e Antonella, una collega del fast food che però è un intralcio per la vocazione di Luigi, perché vorrebbe trascorrere più tempo con lui, portarlo in discoteca, passare insieme tutte le domeniche. Scrive De Marchi: "con buona pace di Antonella a cui della domenica sacrificava già la mattina e la notte". Sottolineo l'importanza del verbo sacrificare in questo contesto. Antonella è una donna che lo attrae sessualmente, con cui però non c'è nessuna intesa intellettuale: lei neppure capisce il perché di questa passione di Luigi per la storia.
Nella seconda parte del romanzo cambia la geografia urbana, non è più Milano a fare da sfondo, ma Genova: De Marchi descrive una città da farti innamorare, dolce e ricca di prospettive nella sua circonvallazione tra Castelletto, ponte Caffaro e la funicolare di sant'Anna, nonché attraente nell'anello tra salita santa Caterina, Corvetto, De Ferrari. E l'Acquasola, dove Luigi decide di rapire una bambina di dieci mesi per mettere un po' di soldi da parte e riuscire a perseguire la sua vocazione. De Marchi usa, per delineare bene i percorsi psichici di Luigi, il discorso indiretto libero, riuscendo così a seguire passo dopo passo l'accrescersi dell'ossessione di Luigi.
Il romanzo è intervallato da due altre narrazioni - gli studi sui cui verte l'interesse di Luigi - quella dell'incontro di Attila con il papa e l'epopea di re Carlo XII di Svezia, della sua sfortunata campagna militare nelle steppe russe cent'anni prima di Napoleone. De Marchi inserisce la Storia con la s maiuscola nella storia con la s minuscola, che è quella di Luigi Martinotti.
Gli ultimi due lavori narrativi di De Marchi, due eccellenti prove - La furia del mondo e Fuga da Sorrento - erano ambientati nei secoli passati. Con questo romanzo l'autore torna a narrare la contemporaneità, ma in qualche modo non lascia da parte la sua propria vocazione storica, raccontando in maniera avvincente le campagne militari di re Carlo. Quindi c'è una coerenza nel percorso dello scrittore: La vocazione non è un romanzo storico, ma un romanzo che racconta le vicende di un personaggio che studia la Storia.
Un altro interesse di De Marchi è la filosofia, come trapela dai suoi precedenti lavori e anche nella Vocazione troviamo dei riscontri, anche se appena accennati, attraverso la teoria di Luigi, che crede che ogni nostra azione sia dettata dalla ricerca di sicurezza e che in nome della sicurezza si scatenino delle guerre che in realtà la minano. Quanto attuali siano questi discorsi, con le guerre in Iraq, Afghanistan, solo per citarne due, lo vediamo tutti i giorni. La paura è uno dei più grandi business dell'inizio di questo nostro terzo millennio.