La mostra dedicata all'arte albanese, visitabile al Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce (via Ruffini 3, Genova), curata da Matteo Fochessati, Rubens Shima e Sandra Solimano, intende mostrare attraverso il confronto tra opere di artisti emergenti ed opere appartenenti al filone del realismo socialista, come la visione della società, della politica, dell'uomo, sia mutata dopo la fine del regime avvenuta nel 1990 e la lenta scomparsa dell'ideologia. L'accostamento fra le opere degli anni settanta e quelle dei giovani artisti del nuovo millennio mostrano il definitivo distacco dagli intenti pedagogici e propagandistici del realismo socialista e l'approdo verso ricerche stilistiche che cercano di ricostruire un'identità alla società odierna.
Emblematica è la visione della donna, rappresentata nell'opera di Xhemal Lufta, Construction worker, olio su tela del 1969, che ci mostra una donna in tuta da lavoro con un secchio in mano e, sullo sfondo, i cantieri della città. Oriana Kamberi nel video Fashion never stands still. And you?, del 2008 ci mostra invece l'artista intenta a cambiare continuamente abbigliamento per l'intera durata dell'installazione. C'è la riscoperta dell'importanza dell'oggetto quotidiano, dell'abito, il riappropriarsi della propria femminilità, come in un'altra opera della stessa artista, Untitled, 2008, olio su tela, ci presenta una borsa rovesciata su un tavolo da cui fuoriescono vari oggetti comuni, un telefonino, chiavi, rossetto, uno specchietto, un libro.
Altro soggetto rappresentativo è il ruolo dell'artista: Sali Shijaku con la sua opera di grandi dimensioni, The voices of masses, 1979, ci propone la visione dell'artista di regime. L'artista vestito da bottega è al centro di un capannello di persone, davanti al suo quadro. La gente lo ascolta e guarda il suo lavoro. Esempio tipico del realismo, tratteggiato con pennellate decise e forti contrasti cromatici. Heldi Pema, Open space, 2006, un c-print (una particolare stampa fotografica) che ci mostra l'artista seduto al centro di una stanza buia di un museo, rischiarata esclusivamente da una piccola finestra. Ad una parete è appeso un quadro, un altro è appoggiato al muro. La luce illumina solo il volto dell'artista che pare riappropriarsi finalmente della propria libertà d'espressione.
Da ricordare il tema della rappresentazione del potere: Bukurosk Seydini, The commandant, 1965, realizza un tipico ritratto realista di un comandante militare a mezzo busto, il cui sguardo fiero è rivolto verso lo spettatore. Heldi Pema e Alvas Papandili, invece in No more totalitarianism, 2005, ci propongono un c-print in cui un ragazzo con un cappello militare e una giacca rossa di pelle tiene in mano una cornice vuota, ed è la sua immagine che fuoriesce dal quadro. È un finto ritratto di un comandante. Il confronto con l'opera precedente è schiacciante. L'artista propone se stesso come eroe, non più il potere dell'ortodossia bensì il potere dell'uomo, in questo caso dell'artista. Ancora, l'opera di Perikli Culi, Aviator, 1972, è una scultura in bronzo che rappresenta una testa d'aviatore. Alvas Papandili ci propone al contrario con Untitled, 2009, la sua visione dell'aviatore, un assemblaggio con un casco da motociclista sormontato da eliche.
Temi esemplificativi del cambiamento di sensibilità sono l'educazione e la visione della coppia: Klirim Ceka, We work and study, del 1979, un olio su tela di grandi dimensioni in cui si vedono uomini e donne, operai e studenti, alcuni hanno in mano dei libri, altri sono vestiti con tute da lavoro, è la rappresentazione della volontà del regime di forgiare uomini e donne istruiti e buoni lavoratori. Gentian Gjkopulli, acrilico su tela, ci presenta la visione della coppia nell'artista contemporaneo con La dolce vita, del 2002, in cui una donna e un uomo dall'alto di una terrazza vedono sotto di loro piscine, sdraio e palme, e sullo sfondo il mare. Sembra un paesaggio di un hotel sulla costa, un paesaggio da vacanza, un' immagine rassicurante che la coppia può finalmente sognare.
Infine per me è fondamentale il soggetto della piazza, prima e dopo la caduta del regime: Kujtim Buza, Celebrations in Tirana, 1974, olio su tela, è l'immagine composta e rigorosa di una parata militare in una piazza cittadina. Leke Tasi con un'opera visionaria del 2003, immagina invece la città in festa, con saltimbanchi, artisti, equilibristi. Colori vivaci ed una moltitudine di gente in festa. Idlir Koka con After the man left, 2008, olio e acrilico su tela è la rappresentazione di un grigio palazzo cittadino, una visione surrealista in cui la natura sembra avere il sopravvento, dai poggioli infatti si mostrano un elefante, una zebra ed un gorilla. Nel cortile si aggirano due giraffe. È un paesaggio urbano invaso dalla forza liberatoria della natura.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte di Tirana, la Galeria Kombetare e Arteve, e Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo - Wolfsoniana.