Creare continuamente nuovi linguaggi con i quali mantenere viva la memoria nel presente, per far sì che questa non sopravviva come mero catalogo di fatti del passato. È questa, tanto semplice quanto ambiziosa, l'idea alla base di La stanza delle Memorie - Giovani artisti e la Shoah, l'installazione collettiva che inaugura mercoledì 27 gennaio 2010, alle 16.30, all'Auditorium Montale, e che rimarrà aperta fino a sabato 27 febbraio.
Due gli spazi che ospiteranno le opere degli artisti che hanno preso parte all'iniziativa: la Sala Conferenze dell'Accademia Ligustica di Belle Arti e la Sala Dogana di Palazzo Ducale.
«Per salvaguardare la storia dall'oblio - afferma Renato Carpi, curatore del progetto e docente dell'Accademia - ci vuole una memoria critica, che non si limiti a celebrazioni e rituali, ma che approfondisca e generi nuove conoscenze sul passato». Partendo da questo assunto, è stata organizzata una manifestazione nella quale le opere d'arte di 30 giovani artisti costituiscono l'imprescindibile linguaggio alternativo attraverso il quale generare e diffondere nuova conoscenza sulla Shoah. Creazioni che riflettono sguardi diversi, capaci di cogliere differenti aspetti di una delle più grandi tragedie del Novecento, ma che, all'interno dell'installazione, costituiscono un corpo unico ed armonico dalle diverse sfaccettature.
L'esposizione costituisce il coronamento di un progetto piuttosto lungo e complesso, che ha preso il via circa un anno fa con un lavoro di ricerca e studio di materiali per riflettere sul valore delle immagini dell'Olocausto e del loro ruolo nel mantenimento della memoria. «Durante il mio corso - continua Carpi - abbiamo esaminato molti video, film e fotografie riguardanti la Shoah. In seguito abbiamo aperto il bando di partecipazione, per il quale abbiamo ricevuto 75 progetti, il che costituisce di sicuro un segnale incoraggiante per quel che riguarda l'interesse dei giovani per l'argomento. Di queste opere, poi, ne abbiamo dovute selezionare solo 30».
E così, ecco La stanza delle Memorie, un'installazione che, partendo dalla pluralità e soggettività delle singole vedute, riesce a restituire una visione nuova ed unitaria sul passato, raggiungendo il suo scopo di mettere la memoria al riparo dall'oblio.