Il progetto Solidarbus dell'Associazione Music for Peace - Creativi della notte è un fiore all'occhiello della cooperazione internazionale. Due i canali: la sensibilizzazione nelle scuole e la raccolta di generi alimentari da portare direttamente in zone del mondo disastrate. Nel 2010 i volontari torneranno a Gaza e in Saharawi, come nel 2009. Ma prima c'è un grosso problema. A inizio campagna l'associazione è ancora senza una sede e una magazzino dove stipare le materie prima raccolte e confezionare i pacchi famiglia che recapitano casa per casa.
Uno spazio così è necessario per poter svolgere il lavoro. Il VTE, dove avevano trovato ospitalità lo scorso anno, è indisponibile. C'è un'area a San Benigno, ideale perché vicina al Porto e vicina alla Compagnia Unica, che si è impegnata a dare una mano. Ma nonostante ci si sia mossi in forze per ottenerlo, l'autorizzazione non è ancora arrivata: «persino il presidente dell'Autorità Portuale Merlo si è detto d'accordo, ma poi la pratica si è fermata per un cavillo tecnico», dice Stefano Rebora, presidente dell'associazione, che prosegue: «entro la settimana prossima ci hanno detto che si saprà qualcosa. Se non potessimo lavorare il progetto rischia di saltare, per questo se ce ne fosse bisogno organizzeremo una mobilitazione pacifica».
Insomma, siamo alle solite. Il problema del magazzino, infatti, è una spada di Damocle per Rebora e soci. E pare incredibile che un progetto che gode della stima di tutti, delle istituzioni e dei tanti sponsor privati che partecipano con sostegno economico ma anche con servizi, non riesca a trovare una casa, se non fissa almeno sicura.
Per quanto riguarda la prima parte del progetto, si confermano le cifre degli scorsi anni. Solidarbus parteciperà a momenti didattici in centinaia di istituti liguri (circa 300), da un angolo all'altro della Liguria: «lo scorso anno abbiamo raggiunto 40.000/50.000 studenti», dice ancora Rebora. Nonostante le missioni rappresentino il momento clou dell'anno, è l'opera nelle scuole che ha più importanza, secondo l'inesauribile presidente di Music for Peace: «le missioni, per quanto utili, non risolveranno mai i problemi dei paesi in cui andiamo - dice - agire oggi per promuovere una cultura di pace e accoglienza, invece, può cambiare veramente le cose. Il vero contributo per quelle popolazioni viene dato qui».
Perché di nuovo a Gaza e nel Saharawi, e non ad Haiti? «Perché per portare aiuti bisogna prima conoscere la zona in cui si va, creare una rete di cooperazione - prosegue Rebora - le tre associazione che ho contattato per capire se potevamo fare qualcosa mi hanno detto che non raccolgono materie prime, per ora, ma solo denaro». Non è l'obiettivo di Stefano che solleva anche qualche dubbio sulle operazioni nell'isola: «vi pare rispettoso lanciare i pacchi dall'elicottero e dai camion, su un popolo stremato e affamato, che facilmente si scannerà per recuperare il più possibile?». Non solo, un'altra ragione per tornare a Gaza è che lì Music for Peace ha trovato una situazione disperata, «sulla quale non si devono spegnere i riflettori - dice sempre Stefano Rebora - È una striscia di 40 Km per 10 completamente chiusa, bombardata quotidianamente. Se gli egiziani chiudono anche i tunnel da cui passa tutto, tra poco sarà una tomba a cielo aperto».
Infine, tra pochi giorni sarà online anche il nuovo sito dell'associazione, l'indirizzo è www.creatividellanottemusicforpeace.org.