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New Trolls al Carlo Felice: cronaca di una reunion storica

 
Il teatro genovese stracolmo di appassionati e nostalgici per ascoltare i cavalli di battaglia della mitica progressive band. Renato Zero e altri superospiti. Di Villani, dalla community
 
   

     
Genova, 01 febbraio 2010
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di Giovanni Villani
   
 
Leggi anche su mentelocale.it: La Leggenda dei New Trolls al Carlo Felice di Riccardo Storti.

La differenza che passa tra leggenda e mito sfugge ai più (e mi ci metto anch'io), così come le questioni legali (sottili o meno) connesse all'utilizzo di un nome.
La sostanza è che la sera di sabato 30 gennaio 2010 il Teatro Carlo Felice era talmente zeppo da risultare occupato al 100% (e forse di più). «Solo posti in piedi» si affrettavano ad urlare gli addetti alla biglietteria rivolti, nel bailamme dell'ingresso, agli imprevidenti ritardatari.

Il tutto per assistere ad un concerto (al ritorno?) della leggenda. Ma di chi? Dei New Trolls, ovvero, obbligatoriamente in ordine alfabetico: Gianni Belleno, Giorgio D'Adamo, Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo. In abito elegante, con tanto di paillettes sui risvolti, a distinguersi da un trio di accompagnatori coi fiocchi - Andrea Maddalone, una chitarra solista con pochi rivali oggi in circolazione, Francesco Bellia alla chitarra e basso e Ricky Bolognesi alle tastiere, nonché tutti e tre alle voci - hanno iniziato col botto dei sentimenti, loro e del pubblico in sala, che non aspettava altro di entusiasmarsi.

E come si faceva a mantenere l'aplomb con un tris d'assi classici sparato all'inizio come Una miniera, Visioni, Davanti agli occhi miei, con Nico che si emozionava visibilmente, trovando gli acuti dei bei tempi?
Grande spazio hanno anche avuto altri cavalli di battaglia del complesso, ossia I Concerti Grossi n. 1 e n. 2, oltre al recente n. 3 The seventh season, e qui si è rivelato fondamentale l'apporto degli archi del Gnu Quartet, primi ospiti della serata, con Roberto Izzo al violino e Stefano Cabrera al violoncello in grande evidenza.

Il concerto ha mostrato la musica multiforme del gruppo, dal progressive di cui furono il punto di riferimento in Italia (e non solo) all'impasto sonoro delle voci, tipicamente New Trolls, da un rock più tradizionale ai rapporti con la canzone d'autore, a partire da quella genovese. Un omaggio a Fabrizio De Andrè (ed al poeta Riccardo Mannerini, grande e troppo poco conosciuto poeta ed ispiratore di molti suoi brani) arriva con una cover version di Creuza de Ma, in cui Armando Corsi pennella i suoi magici arpeggi ed Edmondo Romano completa il suono ai fiati, mentre suggestiva risulta Signore, io sono Irish di Mannerini-De Andrè, composta insieme ad un altro gigante della storia musicale genovese Gian Piero Reverberi (mentre il mio ricordo fila dritto alle messe beat!). Per chiudere il primo tempo è scelto Poster di Claudio Baglioni, già a suo tempo effettuato in un vecchia edizione del Fantastico di Pippo Baudo.

L'inedito è uno soltanto: Radio Luxembourg, presentato da Vittorio come un omaggio a Nico, ai Beatles (con tanto di Something inserito nel bel mezzo) e agli anni in cui non esistevano ancora le radio libere e la programmazione rock arrivava, appunto, dall'estero. Per eseguire Quella carezza della sera spuntano, invece, aiuti di famiglia: Mamo Belleno e Armanda De Scalzi.

Ma mancava ancora una sorpresa ed ecco, dalle quinte, si ascolta un eloquio inconfondibile, quello di Renato Zero che, subito dopo, tra le ovazioni generali, si materializza sul palco per approvare questo rientro sulle scene ed abbracciare i 'magnifici quattro'. E a terminare definitivamente l'evento-concerto niente di meglio che rieseguire (fatto di per sé abbastanza inconsueto e, dunque, originale) forse il loro evergreen per eccellenza, ossia Una miniera che, come l'aveva aperto, lo chiude nella maniera migliore.

Da qualche parte, in fondo ad un cassetto di casa, dovrò andare a cercare una cartolina autografata de I Trolls (non ancora ‘New').

 
 
 
 
 
 
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