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Erri De Luca B/N
Erri De Luca
 

Il sacro secondo il laico Erri De Luca

 
In 'Provando In nome della madre' lo scrittore è un semplice redattore. Accanto a Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia come fosse in prova. Al Teatro Chiabrera solo il 17 febbraio
 
eventi
Lo scrittore Erri De Luca protagonista mercoledì 17 febbraio a Savona per un incontro nel pomeriggio e sul palco del Teatro Chiabrera (ore 21). Alle ore 18, De Luca incontra il pubblico e gli interessati nella Sala Rossa del Comune di Savona alle ore 18 - a cura della Libreria UBIK.  
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Genova, 3 febbraio 2010
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
Provando In nome della madre
di Erri De Luca e Simone Gandolfo
con Erri De Luca, Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia
musiche di Gianmaria Testa, Danny De Luca, Erri De Luca, Fabrizio De André
registrate in studio da G. Testa, G. Mirabassi, A. De Luca
regia di Simone Gandolfo
disegno luci di Andrea Violato
produzione Fuorivia

Erri De Luca veste i panni di attore e drammaturgo in "Provando in nome della madre". Tratto da uno dei più intensi e fortunati romanzi di De Luca (In nome della madre, Feltrinelli, 2006) Provando in nome della madre è stato scritto da De Luca con Simone Gandolfo. Il romanzo, così come la piéce teatrale, narra la storia di Miriam-Maria, ragazza di Galilea come tante, fidanzata a Giuseppe, falegname, e destinata ad una vita di moglie e madre. Ma un giorno a Maria appare un angelo e da questo momento la sua vita non è più la stessa: lei diventa all'improvviso "operaia della divinità", portando in grembo un figlio che è figlio suo ma anche il figlio di Dio. Erri De Luca ci racconta la storia di Maria, del suo divenire donna all'improvviso e di come, nello stesso tempo, la sua rimanga tuttavia una storia umana. Man mano la storia procede, sul palco non resta spazio che per Miriam-Maria, ragazza ebrea di Galilea, che narra la sua stessa storia.
Al termine di "Provando in nome della madre" Teatro Cargo coccola i suoi spettatori, come sempre ad ogni prima, offrendo un piacevole rinfresco dopo-teatro,

«Non posso usare il verbo lavorare per la scrittura. Per me quella parte, che voleva essere il tempo salvato, lo spirito di contraddizione, era e resta il tempo festivo», afferma Erri De Luca mentre ci intratteniamo in una conversazione telefonica intorno allo spettacolo Provando In nome della madre. De Luca è autore dello spettacolo insieme a Simone Gandolfo, ma anche interprete accanto allo stesso Gandolfo e a Sara Cianfriglia. La replica unica va in scena giovedì 4 febbraio al Teatro Cargo (Genova Voltri).

Riprende proprio da Genova la tournée di questo spettacolo, che ha debuttato nella scorsa stagione. È l'adattamento di uno dei romanzi più noti di De Luca, In nome della madre (Feltrinelli, 2006). «Ci sono stato volentieri - aggiunge De Luca parlando dell'esperienza sul palcoscenico - in particolare perché lei, Sara Cianfriglia, è stata capace di inchiodarmi alla sedia, ogni sera, mentre compiva la trasformazione in Miriam-Maria». Ma questa ripresa rappresenta una curiosità per lo stesso De Luca, perché «Sara l'anno scorso era una ragazza e basta, poi a forza di andare in scena con una maternità e un parto, lei stessa è diventata madre; ad agosto ha partorito un ragazzino che ha chiamato Angelo e non potrà mai più essere la stessa dopo quell'esperienza, quindi sono molto curioso».

Al centro della storia, nel romanzo come nella pièce teatrale, Miriam-Maria: ragazza di Galilea come tante, fidanzata con Giuseppe, falegname, e destinata ad una vita di moglie e madre. Una donna capace di un gesto rivoluzionario e emancipatorio ante litteram. «Una ragazza madre, che rimane incinta prima del matrimonio e che, per quel tempo come ai giorni nostri, si trova in una condizione d'illegalità. Affronterà questa solitudine perché investita da una forza sovrannaturale che la riempie e la rende capace di andare contro il mondo in quel modo. L'Angelo le dà la grazia: una forza combattiva, non una qualche forma di eleganza: è la virtù dell'ardire e della resistenza. La risposta a questa esperienza le viene dall'impegno di Joseph (Giuseppe, n.d.r.), che abbiamo voluto immaginare giovane, bello e innamorato, anche perché nessun Vangelo dice che Giuseppe fosse vecchio. L'iconografia l'ha rappresentato così, ma è ben possibile che fosse il suo innamoramento, la sua forza, a farlo mettere contro la legge, oggi è raro, allora impensabile». Una grande, forse la più grande storia d'amore di tutti i tempi, la prima rivestita di sfumature complesse, oscure e controcorrente rispetto ai canoni della società, della legge e del costume. «Maria e Joseph hanno un compito misterioso e gigantesco, che portano a compimento grazie all'amore che si scambiano. La loro storia ha un supplemento di valore proprio perché è a lieto fine. Ce la faranno».

Sul palco Erri De Luca non veste nessuna maschera, solo i panni di un «redattore della vicenda», come preferisce definirsi. «Iniziamo proprio - lo dice il titolo - come una prova, ci sediamo intorno a un tavolo, Gandolfo, Cianfriglia e me, invitato a dare qualche dettaglio in più su una storia che è dell'Antico Testamento. Suddiviso in quattro stanze, l'andamento della pièce procede con spostamenti da una stanza all'altra, a cui si alternano quattro momenti musicali, fino al momento in cui si abbandona l'atmosfera della prova e lei diventa Miriam-Maria per raccontare in prima persona la sua gravidanza e il suo parto».

Studioso e poliglotta autodidatta, De Luca ha studiato anche l'ebraico antico, con il quale ha intrapreso la lettura e la traduzione dell'Antico Testamento (già tradotte: l'Esodo, l'Ecclesiaste, il libro di Ruth). Una lettura dall'approccio laico. «Sono un non credente che frequenta le scritture sacre tutti i giorni, in particolare l'Antico Testamento, a cui risalgo attraverso l'ebraico antico senza mediazioni di tradizione o traduzione. Perché? Perché quello è il testo che ha fondato la civiltà religiosa della nostra tradizione. Per me è obbligatorio ed è una scoperta continua».

Una scrittura densa di significati ad ogni nuova lettura. Piena di simbolismi? «Al contrario, è un linguaggio molto pratico, concreto, altrimenti non saprei che farmene. E tuttavia si scoprono continuamente cose. In questo spettacolo ne racconto qualcuna di queste piccole sorprese. D'altra parte tutta la tradizione cristiana che ha tradotto questo testo l'ha considerato un semi-lavorato che andava a finitura solo con il Nuovo Testamento, e si è permessa molte libertà e anche una certa indifferenza all'originale, come fosse materia grezza, petrolio da raffinare, modificando moltissimo». Le sue traduzioni invece vanno esattamente nella direzione opposta all'interpretazione: «io racconto in modo molto letterale, dico ricalcando parola per parola».

Dal mondo del lavoro a quello della scrittura. Una dimensione completamente diversa si abita quando si vive di scrittura. Ma per chi ha vissuto nel mondo del fare qualcosa va perso? «Provo un certo sollievo, ma non gratitudine. E comunque mi impiccio sempre di quello che succede ai piani bassi». Perché non prova gratitudine? «Forse perché sono un ingrato».

 

 
 
 
 
 
 
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