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Il pittore volante di RRR
La copertina de 'Il pittore volante' di RRR
 

Il pittore volante

 
Esce il disco de La Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Luciano Regoli torna con una storica reunion. Con pregi e difetti. Di Riccardo Storti
 
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9 febbraio 2010
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di Riccardo Storti
   

La Raccomandata con Ricevuta di Ritorno - spesso abbreviata con l'acronimo RRR - fu una delle tante band che, pur con un solo disco all'attivo (Per...un mondo di cristallo, 1972), lasciò il segno nell'immaginario degli appassionati di progressive. Al di là del celeberrimo LP (considerato una pietra miliare), la RRR si rivelò un gruppo dalla straordinaria vivacità live durante le session in alcuni Festival Pop (Villa Pamphili ‘72), grazie alla carismatica figura vocale del cantante di ruolo Luciano Regoli. In realtà c'è molto di più, perché Regoli è stata una personalità di spicco della scena romana underground: nei primissimi anni Settanta fu componente de Il Ritratto di Dorian Gray, nucleo musicale formato da musicisti che poi si ritroveranno sparsi nei Goblin, Quella Vecchia Locanda e la RRR. Insomma, un pezzo di storia e un perenne desiderio di vivere nell'arte, tanto che, abbandonata la professione musicale, Regoli si dedicò alla pittura nel proprio ritiro all'Isola d'Elba. Verso il '94, però, riemerse la voglia di riprendere il microfono in mano così collaborò con l'ensemble progmetal DGM.

2010, il ritorno sotto una sigla di preciso richiamo (La Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno) per raccontare la vicenda autobiografica de Il pittore volante (AMS Vinyl Magic/BTF), chiamando a raccolta gli amici di sempre (Nanni Civitenga e Roberto Gardin in quota RRR, i Goblin "storici" Walter Martino, Claudio Simonetti e Fabio Pignatelli, Nicola Di Staso dei Libra, Carl Verheyen dei Supertramp e Lino Vairetti degli Osanna).

Va subito sottolineato che il maggior pregio del disco risiede nella cura dei testi, impreziositi da un'attenta ricerca di immagini poetiche (vertici assoluti Il vecchio e Le anime). Però, alcune scelte musicali lasciano perplessi. Sia bene inteso, qui non manca nulla per accontentare - a ritroso... - l'amante di hard rock (Il cambiamento), l'inguaribile fan del pop sinfonico (L'uomo nuovo, Le anime); ce n'è per chi ha la smania di svolazzare tra gli acquerelli acustici (La spiaggia) o tra seducenti ritorni di fiamma "blues" (Raoul). Ma è proprio questa eterogeneità a distrarre l'ascoltatore che, alla fine, rischia di perdersi in mezzo a molteplici allusioni citazionali (non si sa fino a che punto involontarie). E manca, soprattutto, la "ricerca".

Il bel timbro di Regoli è poco valorizzato; quando, poi, decide di servirsi di un registro diverso, perde personalità e brillantezza. Il Regoli più vicino a Plant suonava naturale; quello de Il pittore volante sembra talvolta rincorrere Di Giacomo del Banco (L'uomo nuovo) o Tagliapietra delle Orme. Non che sia male, semplicemente inadeguato.

I cammei abbelliscono, "spingono", talvolta emozionano ma non colmano (l'armonica a bocca di Vairetti, la chitarra di Castellani e la batteria du Martino in Il cambiamento; l'intro di piano jazz contemporaneo di Venerucci in Il vecchio; il sax di Desideri in La mente; l'Hammond e le tastiere di Simonetti e il flauto di Falciani in L'uomo nuovo; le chitarre di Verheyen in Raoul e quelle di Distaso in Eagle Mountain): le virtù del virtuoso sono addittivi rimescolati a cottura ormai ultimata, quindi non deputati a salvare la composizione dai molteplici gap strutturali.  

Il pittore volante resta un disco di rock italiano comunque non originale ma curato nei testi e nella resa sonora, rivolto soprattutto a chi ha già vissuto "certe" stagioni e non disdegna lo sforzo di ricordarle. Pochissimo rimane, invece, dei tratti distintivi della RRR: d'altra parte ne sono passati di colori sulla tavolozza dell'artista...

Disponibile alla vendita dal 16 febbraio 2010.

 

 
 
 
 
 
 
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