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Japan Brand
 
             
 

Japan Brand: l'artigianato artistico giapponese a Genova

 
La mostra mercato “I segni e le mani” presenta prodotti di 24 aziende nipponiche. Il sapere della tradizione, lo sguardo rivolto al futuro. Fino al 25 febbraio a Palazzo Ducale
 

 
   

     
Genova, 10 febbraio 2010
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di
Daniele
Miggino
   
 
Chi è Ayaki Itoh
37 anni, modi gentili e pacati, alla mano. Ayaki parla perfettamente, italiano, con gli accenti giusti al posto giusto. Appena lo sento parlare inizio a pensare alla mia coccina genovese. Lui, nato in una famiglia di Tokyo, è cresciuto a Perugia. «Ho frequentavo le scuole italiane - dice – non mi sono mai sentito diverso, né ho subito episodi sgradevoli. Anzi, la diversità mi ha sempre in qualche modo favorito». I suoi avi si dividono in due categorie: gli studiosi e gli artisti. In giro per Tokyo si trovano diverse installazioni e sculture di bisnonni, zii, prozii: «il mio trisnonno è stato tra i primi ad introdurre il concetto di scultura occidentale in Giappone», dice. Si arriva fino alla mamma di Ayaki, che fa la “collezionista di nuvole”. Utilizza l'immagine dei nembi per creare opere d'arte. Suo papà, invece, è matematico, sociologo, medico neurologo: è arrivato in Italia perché le sue teorie interdisciplinari non erano ben accolte in Giappone. Oggi è tornato ad insegnare nel suo paese. Nel frattempo, però, Ayaki è cresciuto sulle rive del Mediterraneo. «Fin da subito ho avuto l'istinto da fare da ponte tra le due culture che mi hanno formato. Al liceo facevo qualche lavoretto da interprete, il che mi ha permesso di conoscere diversi ambienti». Poi si è specializzato in prodotti enogastronomici: seleziona il meglio della nostra produzione per esportarlo in Giappone. «Tra gli anni '80 e '90 c'è stato un boom della cultura enogastronomica italiana: a Tokyo c'erano circa 4.500 ristoranti italiani». Questa opera di segugio l'ha portato anche a Genova. «Qui ho contattato Domori, che si occupa di cioccolato, e Romanengo, i cui dolci e confetti sono molto apprezzati». E vini? «Prendiamo il bianco delle Cinque Terre». Sciacchetrà? «Sì anche».
D.M.

Ci sono le pentole di Kawaguchi, con la loro pluricentenaria tradizione di lavorazione del metallo fuso. Ci sono le lacche di Tsugaru, raffinatissime e amate anche dalle famiglie reali europee (Maria Antonietta le collezionava). Ci sono gli incensi, gli ombrelli di carta tipici della cerimonie da tè. Ci sono i coltelli fatti a mano, di cui nessun sushi man giapponese potrebbe fare a meno. E ancora bambole, asciugamani, decorazioni.

Ecco alcuni dei prodotti che verranno esposti nel Sottoporticato di Palazzo Ducale a Genova. da venerdì 12 a giovedì 25 febbraio 2010. La mostra itinerante I segni e le mani. Artigianato artistico dal Giappone - già passata da New York, Parigi e Milano - è stata organizzata da Japan Brand. L'organizzazione governativa ha come missione salvare i prodotti di artigianato d'eccellenza: botteghe e saperi che si tramandano in tradizioni millenarie ma che nella nostra epoca rischiano di sparire. Sono 24 le aziende che esporranno - gli articoli sono tutti in vendita anche se in quantità ridotte - a Genova. Gli allestimenti sono curati dall'architetto milanese Gabrio Bini, che ha ideato anche alcune installazioni in cui utilizza i prodotti in mostra in modo creativo, e l'artista Paolo Gonzato, già ospite alla Biennale di Venezia. La società genovese Agras, che si occupa di logistica, ha collaborato all'organizzazione della mostra.

Per l'occasione è venuto a trovarci in redazione Ayaki Itoh, che collabora con Japan Brand. Per la propria storia personale, Ayaki incarna alla perfezione lo spirito di incontro tra le culture italiana e giapponese. La sua famiglia ha infatti vissuto in Italia per una ventina d'anni. Lui è cresciuto a Perugia e oggi vive tra Tokyo e Milano. Parla perfettamente italiano - «forse a volte meglio del giapponese», dice lui - e di lavoro seleziona prodotti d'eccellenza italiani da esportare in Giappone (vedi box).

Cosa vediamo in questa mostra? «Il meglio della produzione manuale giapponese. Cose così perfette, e uniche, che le macchine non le potrebbero fare». Non artigianato seriale. Magari oggetti apparentemente umili, ma in realtà di grande valore: «ci sono delle cesoie per tagliare alberi, per esempio, che rappresentano il massimo per che ama i bonsai». Persino un set di taglia unghie molto particolari. Gli ombrelli di carta, usati soprattutto nelle cerimonie del tè, ormai sono prodotti da soli 5 ombrellai in Giappone. Quello che espone a Genova è di Kyoto.

Queste piccole produzioni eccellenti non verranno snaturate dal mercato? «L'obiettivo di Japan Brand è far sopravvivere piccole aziende in pericolo. Le cerimonie del tè sono sempre più rare, così l'utilizzo dell'ombrello di carta. In futuro potrebbe non essercene più bisogno. È per questo che a volte si creano variazioni sul tema della tradizione: in mostra ci sono anche lampadari costruiti con la stessa struttura degli ombrelli. Contengono una lampadina, ma si aprono e si chiudono proprio come i parapioggia». Non a caso lo slogan di Japan Brands è Creating new traditions. Che vuol dire prendere dal passato per guardare al futuro. «L'obiettivo di questo progetto è anche dare un'immagine diversa del Giappone, rispetto al quale emergono sempre alcuni temi: la tecnologia, la modernità, i manga, i videogiochi, mode come il cosplaying. Qui si parte da un punto di vista estremamente tradizionale per rivisitarlo».

 

 

 
 
 
 
 
I segni e le mani. Artigianato artistico dal Giappone
Palazzo Ducale - Sottoporticato, piazza Matteotti
Genova - GE
Orari d'apertura: 10.00-18.30; Note: Intervento artistico di Paolo Gonzato presentato da Marco Tagliafierro Progetto design Gabrio Bini

Aggiornato il 10/02/10

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