Fuori, la collina di Carignano è battuta da una bufera, mista di acqua e nevischio in quest'inverno rigido (meno male che c'è il riscaldamento globale) che non finisce mai. Dentro Johnny Grieco, capelli fluentissimi, riscalda l'atmosfera con una solo sound-performance che pesca da Rape me di Kurt Cobain all'Intro religion dei P.I.L., per finire con i due picchi (a mio parere), ossia una Ziggy Stardust di davidbowiana memoria, riveduta e corretta, e l'immarcescibile Rosa shocking in versione remix, brano di punta dei Dirty Actions, seminale band del punk rock italiano a cavallo tra i '70 e gli '80 (la cui fama è alquanto ridotta rispetto a ciò che rappresentarono per la scena nazionale, perchè colpevoli solo di essere born in Genoa).
L'occasione è l'inaugurazione della mostra Ristabilire il disordine - Il Centro UH! agli inizi degli anni ‘80, visitabile presso il Museo d'arte contemporanea di Villa Croce di Genova fino al 7 marzo 2010. E sì, sono passati trent'anni (una cifra bella tonda) da quando Angelo Pretolani, Adriano Rimassa e Roberto Rossini fondarono il Centro Uh!, fucina di performance, iniziative, interventi sul multimediale, dall'art rock alla mail art, al frequente utilizzo di video-proiezioni, della grafica al suono, anzi ai suoni, con il corollario di edizioni d'arte in network e di una chicca come l'omonima rivista, che uscì in sei numeri, oggi introvabili, ma visibili insieme alle altre opere esposte nella mostra.
La documentazione di un'intensa attività durata tre anni (chiuse nel 1983), che travalicò anche i confini nazionali, è differenziata sia nei temi sia nei contenuti. Le radici ed i contatti sono identificati e identificabili in un ambito culturale ed artistico, contaminato nei e dai movimenti politico - sociali successivi al '68 e al '77, con evidenti connessioni con quello che rappresentò allora la svolta forte del Punk e della prima New Wave, in un senso più ampio di quello strettamente musicale. Riesce a dare un'idea della portata innovativa che ebbe il Centro Uh, sempre all'insegna della trasversalità e con un'attenzione particolare alla comunicazione, in ogni sua possibile forma, all'avanguardia in un'epoca in cui la rete era solo quella dei pescatori e delle calze J.
Consiglio una visita non solo a coloro che, come me, ebbero la fortuna di venire, all'epoca, in qualche maniera a contatto con il Centro Uh!. Costoro avranno modo di guardare, di rivedere con un occhio ed una mente diversa, di approfondire, e anche di rinfrescare vecchi ricordi. Ancora di più, potranno essere interessati tutti quelli che, per le ragioni più diverse, hanno magari letto o solo sentito parlare di Centro Uh!, oppure ne sono totalmente all'oscuro. Sarà una bella opportunità per conoscere questi sperimentatori che, strano, ma vero, da Genova seppero non solo interpretare il vento di un'epoca, artistica e culturale, ma anticiparne, talora, forme e contenuti.
«Il Centro Uh! è stata un'esperienza davvero labirintica, di transiti, di attraversamenti, di vari territori, artistici e non, con-fondendo verità e finzione. E ancora insofferenze all'interno del sistema arte, per un'arte d'azione» dice Angelo Pretolani. «Noi eravamo a favore di una esposizione del corpo nella situazione: con l'attraversamento dei codici, la sinestesia, l'impiego dei metodi di contaminazione, la condensazione, la ripetizione e la ridondanza» gli fa eco Roberto Rossini, in una sintesi quanto mai efficace e condivisibile del loro essere artisti.
Mi è venuto spontaneo scrivere a pennarello su uno dei post it a disposizione dei visitatori: tutto a posto... disordine ristabilito. Andate anche voi a Villa Croce a lasciare la vostra opinione, c'è ancora poco meno di un mese.