L'ultimo mese della Sampdoria è stato decisamente positivo, sicuramente auspicabile ma anche inaspettato. Dopo l'1-1 interno contro il Catania in cui erano mancati gioco, volontà e fiducia, sembrava impossibile poter inanellare una serie di quattro vittorie. E invece vuoi i risultati, vuoi la maggiore responsabilità con cui i giocatori paiono scendere in campo, ora la Samp si trova al quarto posto in coabitazione con il Napoli con 39 punti: il bottino più alto alla giornata ventiquattro da quanto tornata in Serie A. Ora bisogna evitare di precipitare nella stessa vertigine (paura di cadere o di volare?) che è stata il vero male dell'11 di Delneri nella parte centrale della stagione e che ne ha compromesso inevitabilmente l'andamento.
Alla Samp mancavano risultati e gioco, dopo aver raggiunto i primi - grazie alle faticose e a volte fortunose vittorie contro Udinese, Atalanta e Siena - contro una Fiorentina in crisi di risultati ma non di gioco è arrivata anche una prova corale finalmente convincente, tanto da riportare i giocatori sotto la Sud a fine gara per mantenere la promessa fatta da Palombo: «torneremo sotto la gradinata appena saremo soddisfatti di quello che faremo in campo».
In casa Samp tanti piccoli accorgimenti hanno cambiato le cose, a prescindere dalla rinuncia ad un Cassano che - smaltiti i problemi fisici - sarà l'arma in più ad una Samp a cui tornato il carattere. Convince il cambio della guardia sulla fascia, dove Guberti consente quella spinta che l'ex del Napoli Mannini non garantiva da diverse partite. Sull'altro lato Semioli - complice una certa voglia di rivincita sulla sua ex squadra - ha trovato continuità, confermata da un paio di spunti e dal gol del vantaggio. In difesa la differenza l'ha fatta il rientro a pieno regime di Gastaldello e Lucchini. Perplime Ziegler come laterale di difesa: in copertura mi convince sempre meno.
Sintomatico che la cosa migliore che l'elvetico abbia fatto sia stata mettere sulla testa di Pazzini il pallone del 2-0, quello che ha chiuso, gioco, gara ed incontro.
La Fiorentina, ancora scossa per l'immeritata sconfitta contro la Roma e con la testa proiettata all'Allianz Arena dove fra due giorni giocherà gli ottavi di Champion's League contro il Bayern, arriva a Genova con più cerotti che certezze. Prandelli rinuncia al turn over per puntare a rimettere in piedi una classifica per nulla all'altezza dei viola. Montolivo è il migliore dei suoi, una certezza anche in chiave azzurra, mentre mancano all'appello il miglior Jovetic, Vargas e Gilardino, a secco da oltre un mese. L'assenza di Mutu - stoppato dal doping - pesa moltissimo a Prandelli: «Abbiamo dovuto fare a meno di Adrian a pochi giorni dalla chiusura del mercato. La società si è mossa per tempo (non è un segreto che Cassano fosse già arrivato all'autogrill di Sarzana quando ha deciso per il blucerchiato invece che il viola ndr) ma Kerrison - il giocatore chiamato in aiuto al bomber viola - non è ancora pronto. Alberto - aggiunge il tecnico parlando delle polveri bagnate del suo bomber - è un guerriero, sono sicuro che presto tornerà a segnare con regolarità».
La partita si è consumata nella prima frazione. Samp tenace, Fiorentina chiusa nell'angolo e costretta a rinunciare per infortunio a Gamberini e Santana. Al 17' Guberti crossa, Pozzi prende la traversa e sulla ribattuta Semioli la mette dentro con l'aiuto di Comotto. La Fiorentina sente il colpo, contiene le sortite doriane e prova a guadagnare terreno (considerato lo stato del manto, è stata una specie di lotta in trincea). Nessuna azione degna di nota per Gilardino e soci, ma proprio nel momento in cui sembra che i toscani stiano rimettendosi in partita arriva il colpo del KO. Ziegler batte una punizione che Pazzini schiaccia in porta con un terzo tempo che pare Kobe Bryant. L'urlo del "Pazzo" è liberatorio ma nulla se non qualche ipotesi - smentita dallo stesso Pazzini - fa pensare che quel "bastardo" urlato dopo il gol fosse necessariamente diretto a al tecnico gigliato (uno sfogo di quel tipo sarebbe deleterio visto che a Prandelli pare destinata la panchina di Lippi...).
Prandelli da parte sua ha risposto con una battuta al doppio colpo dell'ex - «incontro ex giocatori della Fiorentina praticamente ogni domenica, ma adesso penso a Ribere». È apparso preoccupato dal trend dei suoi in questo inizio 2010 tanto da ridimensionare le speranze viola di entrare tre le prima quattro: «Volete la verità? - risponde amaramente - non vedo l'ora di salvarmi». Raggiante è invece Pozzi che alla fine di una partita chiusa coi crampi confessa che quello è il solo modo che conosce di giocare: «Io ce la metterò tutta, qua mi trovo bene, e il mio sogno è quello di vestire questa maglia anche l'anno prossimo!».
La sfida di sabato ha visto inatteso un protagonista in più: l'artista precedentemente noto come campo di gioco. Del prato del Ferraris se ne sono perse le tracce tempo fa: «Senza entrare in polemica - ha dichiarato Marotta a fine gara - dobbiamo trovare un modo per fare fronte a questa situazione sedendoci ad un tavolo con il Comune». La situazione appare infatti peggiore di settimana in settimana tanto che il terreno dove Genova gioca la Serie A e le Coppe pare sempre più adatto alla pesca delle vongole che al gioco del calcio.