Chi era Gesù? Un rivoluzionario? E la Chiesa, in quanto istituzione, ne rappresenta ragioni e ideali?
Come in Enigma (programma TV di Rai 3), nello spettacolo Nel nome di Gesù il giornalista e scrittore Corrado Augias affronta in modo dialogico le grandi questioni irrisolte della storia. Tratto in parte dal libro, scritto a quattro mani con il biblista Mauro Pesce, e intitolato Inchiesta su Gesù, lo spettacolo va in scena a Genova - al Teatro Duse da mercoledì 24 a domenica 28 febbraio 2010 - nella forma di una lettura scenica, per la regia di Andrea Liberovici, con Paolo Bonacelli e Stefania Pascali, e l'intervento in video di don Andrea Gallo, Eyal Lerner, Mario Menini, Moni Ovadia, Gianna Schelotto, Michele Serrano dopo che il Teatro Stabile della Sardegna ha deciso di ritirarsi dalla produzione e lo Stabile di Genova ha raccolto il testimone al fianco di Promo Music.
«È un testo crudo e molto concreto - spiega Liberovici colto nel bel mezzo dei pochissimi giorni di prova - che pone questioni ma non intende risolverle, in particolare mette a confronto l'istituzione chiesa e la figura di Gesù uomo, riflettendo su come e perché per molti aspetti queste due realtà facciano a botte e in che modo la chiesa porti un messaggio cristiano e non sia solo luogo di potere».
A partire da una drammaturgia che è essenzialmente la conversazione tra un teologo (Paolo Bonacelli) e la sua allieva (Stefania Pascali), proprio come nel formato di Enigma, si inseriscono nella discussione alcuni interventi (in video) che accendono, motivano e rinforzano il dialogo a due. «Il mondo di lui - maestro e teologo - e quello di lei, figura di novizia non ben definita, sono speculari e si integrano. Non propongono due verità a confronto anche perché la figura stessa di Gesù sarebbe probabilmente rimasta quella di uno dei molti predicatori se non ci fosse stata proprio l'istituzione chiesa. L'allieva, tuttavia, porta con sé quell'ingenuità e quella fede in Gesù come figura del popolo che non può che continuare a mettere in discussione quanto la chiesa stia vicino al popolo e a chi soffre come faceva lui». La figura femminile gioca anche un'interessante ruolo nel sollevare una delle contraddizioni più palesi dell'istituzione chiesa che ha a che fare con il ruolo del tutto marginale o meglio negato della donna nella dimensione e organizzazione ecclesiastica, mentre è chiaro e ben definito il suo ruolo all'interno delle Sacre Scritture e dei Vangeli.
Proposto in un tempo e con una lingua del tutto contemporanea, il dialogo tra allieva e teologo, come si diceva, è intermezzato da interventi che provengono da un passato attualizzato per contesto e interpreti: siamo di fronte a Giuda (Michele Serrano), Maddalena (don Andrea Gallo), un Esseno (ovvero membro della setta a cui Gesù stesso probabilmente appartenne, Moni Ovadia), il fariseo Nicodemo (Eyal Lerner), il procuratore Ponzio Pilato (Mario Menini), un'adultera (Gianna Schelotto). «Insieme a Carlo Repetti la scelta dei personaggi che dovevano comparire in video ci è stata dettata da ragioni di budget e di tempi di realizzazione, che hanno escluso tutta una serie di scelte tra cui interpreti in costume, oppure in abito nero in spazio vuoto che avrebbe richiesto attori professionisti. La soluzione è nata sull'idea di coinvolgere persone (fuori del teatro per professione, salvo due casi) che avessero forti attinenze o fossero credibili rispetto ai ruoli che erano chiamate a rivestire. Poi l'intuizione di andare a riprenderle nei loro contesti senza filtri, come se si trattasse di un'intervista».
In un lavoro serrato anche con l'autore, Corrado Augias, una delle modifiche più importanti doveva essere il testo della Maddalena, da trasformare dalla prima alla terza persona, dal momento che era stata assegnata a don Andrea Gallo. Poi però lo stesso don Gallo si è detto prontissimo alla prima persona («ma stiamo scherzando - avrebbe commentato il prete di strada - ma come, nel 2010 stiamo ancora a farci dei problemi su maschile e femminile?»).
«Michele Serrano propone un Giuda molto dandy, a tratti anche cattivissimo ma sempre capace di una certa dolcezza. L'adultera della Schelotto è sul lettino dell'analista. Il Ponzio Pilato di Mario Menini è un gran politico che ragiona sulla sua scelta. Eyal Lerner con il suo Nicodemo si produce in una cronaca storica dei fatti. Infine, Moni Ovadia, l'Esseno, è un grande studioso, un uomo di lettere».
E per il finale? «Una citazione da un testo di Carlo Maria Martini».
«C'è stato un tempo in cui ho sognato una Chiesa nella povertà e nell'umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente, che pensa più in là. Una Chiesa che dà coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa», (da Conversazioni notturne).