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Nabucco
© foto: Jacopo Morando
 
             
 

Nabucco: debutto tra luci e ombre

 
Verdi apre la stagione operistica del Teatro Carlo Felice. Convincenti l'orchestra e il coro, delude la messa in scena. Di Antonio Lavarello, dalla community
 
eventi
Il Nabucco di Giuseppe Verdi, diretto da Daniel Oren, va in scena al Teatro Carlo Felice di Genova fino al 2 marzo 2010. Dopo le prime due repliche del 19 e 21 febbraio, lo spettacolo è in programma anche il 23 (ore 20.30), 24 (ore 20.30), 26 (ore 20.30), 27 (ore 15.30), 28 (ore 15.30) febbraio e 2 marzo (ore 15.30).  
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Genova, 22 febbraio 2010
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di Antonio Lavarello
   
 
Lo spettacolo
Nabucco è la terza opera di Giuseppe Verdi e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco fece il suo debutto il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Questi gli interpreti di quella prima: Nabucodonosor, Giorgio Ronconi, baritono; Ismaele, Corrado Miraglia, tenore; Zaccaria, Prospero Derivis, basso; Abigaille, Giuseppina Strepponi, soprano; Fenena, Giovannina Bellinzaghi, soprano; Il Gran Sacerdote, Gaetano Rossi, basso.
È stata spesso letta come l'opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell'epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese.
Questo tipo di lettura è tuttavia incentrata soprattutto sul famosissimo coro Va', pensiero, sull'ali dorate, intonato appunto dal popolo ebreo. Il resto del dramma è invece incentrato sulle figure drammatiche del re di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille.
Il librettista Solera aderì alla battaglia risorgimentale da posizioni neoguelfe, circostanza che giustificherebbe la collocazione di un'autorità di tipo religioso, l'inflessibile pontefice Zaccaria, a capo della fazione ebrea. Una prospettiva non condivisa da Verdi, la cui simpatia e il cui interesse di drammaturgo vanno soprattutto verso le figure più complesse e tormentate del tiranno babilonese e di Abigaille. Pochi forse sanno che, in origine, il nome dato da Giuseppe Verdi alla sua opera fosse Nabuccodonosor ma, data la lunghezza dello stesso sulla locandina, venne diviso in due righe e cioè Nabucco e, a capo, "Donosor ma la gente faceva caso solo alla prima riga. Da qui la diffusione del nome dell'opera fino ad oggi come del Nabucco.
[Wikipedia]

Le note del Va' pensiero si staccano lente e struggenti dalla bocca dei coristi per sciogliersi nell'aria della grande sala del Carlo Felice: scaldano il cuore del pubblico genovese e insieme illuminano il futuro del teatro, dissipando le ombre dell'incertezza.

La prima del Nabucco diretto da Daniel Oren è andata in scena venerdì 19 febbraio 2010, inaugurando una stagione dai natali difficoltosi, riempiendo il teatro e regalando a chi sedeva tra le poltroncine rosse - qualche politico in smoking pre-elettorale e una maggioranza dall'eleganza sobria e genovese - l'afflato, morale prima ancora che patriottico, del primo grande successo di Giuseppe Verdi. Se il titolo non poteva essere scelto più accuratamente, da un lato calamita anche per chi raramente frequenta i teatri d'opera, dall'altro richiamo ideale per il centenario che verrà - quello, a tratti misconosciuto, dell'Unità d'Italia - se l'affluenza è stata ottima, non tutto ciò che si è visto e ascoltato ha lasciato ugualmente soddisfatti, con qualche ripercussione sulla timidezza degli applausi finali.

Più che convincente, è bene dirlo subito, è stata la prova dell'Orchestra e del Coro del Carlo Felice, guidati da un Oren capace come sempre di infondere fiducia ed energia ai musicisti genovesi e da un Ciro Visco che lascerà parecchi orfani - tra il pubblico come tra i coristi - in occasione dell'ahimé vicina partenza per Roma. Proprio la pagina con cui abbiamo aperto questo articolo, il Va' pensiero che dai cuori del popolo prigioniero si innalza sorretto dalla fede, può ben essere presa ad esempio della qualità che ha caratterizzato il contributo delle masse artistiche: ottima sintesi di una vocalità limpida e partecipe e di uno strumentale brillante e insieme delicato.

Rimandando a qualche riga più avanti i dubbi proseguiamo a raccontare di ciò che venerdì ci ha positivamente impressionato. Ecco dunque la voce di Dimitra Theodossiou, potente eppure sapientemente modulata al fine di incarnare una figura controversa come quella di Abigaille: la soprano ateniese - ma residente ormai da tempo in Italia - virava con incredibile facilità dalla crudeltà alla sensualità più sottile, fino a farsi dolente rimorso. Impressionante per forza (d'urto) risultava invece Sergey Murzaev, un Nabucco terribile che sembrava letteralmente in grado di far tremare le mura del Tempio di Salomone; il re assiro è però anche vecchio padre segnato dal dolore e dunque in luogo di una potenza che è sempre luce abbagliante - come quella dispiegata dal baritono russo - sarebbe probabilmente necessaria qualche ombra in più, qualche angolo smussato, qualche oscura debolezza. Se lo Zaccaria di Riccardo Zanellato era solido e ben modellato, Nazzareno Antinori nella parte di Ismaele si dimostrava costantemente in difficoltà a raggiungere un livello di emissione adeguato.

Giungiamo con queste ultime note alle piccole delusioni che avevamo preannunciato, che riguardano prevalentemente la componente visiva della messa in scena. Ad una regia, firmata da Saverio Marconi, che lasciava cadere ogni possibile spunto drammaturgico per limitarsi ad impaginare più o meno correttamente il susseguirsi degli avvenimenti, si affiancava infatti una scenografia gravata da problemi di diverso ordine. Se la contrapposizione - grafica e culturale - tra rotoli talmudici e incisioni cuneiformi si dimostrava convincente, al contrario un anfiteatro semovente - che pareva confondere il dispotismo mediorientale con il suo esatto contrario, la democrazia ateniese - creava con le sue forme convesse non poche difficoltà alla gestione dello spazio scenico; apparivano inoltre evidenti le discrasie tra la scarna e forse eccessiva sobrietà degli sfondi da una parte e dall'altra la ricchezza dei costumi - peraltro molto belli - e il kitsch rutilante di alcuni elementi, come lo ziggurat-trono in oro e turchese, forse sottratto dalla villa di un tycoon a Miami Beach.

 
 
 
 
 
Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale, 4 - 16122 GENOVA
Genova - GE
010 53811
info@carlofelice.it
www.carlofelice.it
Posti a sedere: 2005; La biglietteria č all'interno della Galleria Cardinal Siri n°6 - 16121 Genova
martedě-sabato ore 11- 18; domenica di spettacolo ore 13-16; domenica di spettacolo serale ore 18-21.
tel 010 589329 - 591697; fax 010 5381335
email biglietteria@carlofelice.it



Aggiornato il 07/06/10

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