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Nuovi cittadini italiani: la storia di Margarita

 
Viene dal Perù, ha 48 anni e dal 1989 vive a Genova. Ha fatto la baby sitter e la badante. Oggi è laureata ed è una donna felice. Di Camilla Spadavecchia, dalla community
 
   

     
Genova, 27 febbraio 2010
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di Camilla Spadavecchia
   
laurea

Incontro Margarita nella sua facoltà, oggi ha fatto il test per iscriversi alla laurea specialistica in Scienze Pedagogiche dell’Educazione. Solo due settimane fa ha discusso la sua tesi di laurea (triennale) sul degrado socio ambientale delle aree rurali e suburbane del Perù, suo Paese natio. Margarita ha 48 anni e una vita piena di sfide da raccontare. Vive a Genova dal 1989, ha una figlia di 23 anni che ha già viaggiato per il mondo, e un marito poco più giovane di lei, che fa il camionista e l’ammira molto.
Margarita ha accettato di raccontare la sua esperienza perché servisse da esempio per chi, magari arrivato da poco in Italia, davanti alle inevitabili difficoltà che si incontrano in un Paese che non è il suo, vorrebbe gettare la spugna. Io ho deciso di scriverla perché la sua storia è un esempio per tutti, vecchi e nuovi cittadini italiani.

Margarita, come inizia la tua storia? 
«Sono partita per l’Italia da sola quando avevo 27 anni e ho raggiunto mia sorella che viveva e lavorava qui già dal 1987. Avevo una figlia di neanche due anni che ho dovuto lasciare in Perù con mio marito. La situazione nel mio Paese allora era particolarmente difficile a causa di una forte crisi politica e finanziaria che è durata fino al 2000. Non potevamo più permetterci di rimanere tutti in Perù. Così decisi di partire per cercare lavoro a Genova, lo feci soprattutto per mia figlia, per poterle offrire un futuro diverso dal mio. In quegli anni si trovava facilmente lavoro in Italia e per entrare bastavano mille dollari e un passaporto valido. Appena arrivata avevo già due proposte di lavoro, una presso una famiglia di anziani e una come baby sitter per una giovane coppia che aveva una bambina della stessa età di mia figlia. Optai per il lavoro da baby sitter pensando che sarebbe stato più facile lavorare con una bambina che mi ricordava la mia Laurita. La scelta si rivelò decisamente sbagliata, ogni giorno che passava pensavo sempre più a mia figlia e a tutto ciò che stavo perdendo. Dopo aver perso sette kg in due mesi decisi di cambiare lavoro e prestai servizio presso una coppia di anziani dei quali ancora oggi conservo un bel ricordo. Più avanti, poi, cominciai a lavorare per la famiglia di un funzionario in pensione della Costa Crociere. Con loro da anni continua un rapporto basato sulla stima e l’affetto reciproco».

Riuscivi ad avere contatti con la tua famiglia?
«Ci sentivamo raramente perché telefonare in Perù allora era carissimo, ma per fortuna mio marito riuscì a raggiungermi qui dopo sei mesi e trovò quasi subito un lavoro come giardiniere. Un anno dopo il mio arrivo tornai a prendere mia figlia in Perù (l’avevamo affidata a mia madre) e la portai in Italia con me. Finalmente la mia famiglia era di nuovo unita. Riuscimmo a prendere in affitto un appartamentino piccolo, senza né acqua calda né riscaldamento, fu dura, ma andammo avanti così per circa un anno e mezzo. Successivamente ci sistemammo in una casa un po’ più grande ed oggi abbiamo un mutuo da pagare, come molte altre famiglie italiane».

Come sei arrivata a prendere la laurea?
«Con tanta volontà, determinazione e fatica. Avevo già un diploma in Perù, ma qui non veniva riconosciuto così dovetti cominciare a studiare per prendere la terza media. Seguivo i corsi serali. Quando presi la licenza media, mi dissero che avrei potuto prendere anche il diploma volendo. Mi iscrissi allora al liceo socio-pedagogico e, sempre seguendo i corsi serali, mi diplomai. Mio marito non era molto favorevole. Sosteneva che noi fossimo qui in Italia per Laura e per darle ciò che noi non potevamo avere. Io ero testarda e decisi che se avessi continuato sarebbe stato anche per Laura, le sarei potuta essere utile nello studio e sarei stata per lei un esempio. Appena diplomata mi dissero che avrei potuto iscrivermi all’Università e prendere una laurea. Mi sembrava davvero troppo, non sapevo neanche come funzionasse il sistema burocratico universitario. Dopo un periodo di riflessione, decisi che avrei potuto farlo. Avevo messo da parte un po’ di soldi per l’iscrizione, frutto di tanti straordinari sul lavoro e, sapendo che non avrei tolto nulla a mia figlia e al suo futuro, mi andai ad iscrivere alla facoltà di Scienze Pedagogiche. La bella sorpresa fu che ottenni una borsa di studio e non dovetti pagare l’iscrizione. Finalmente potevo realizzarmi completamente anche come persona. Sai, ho sempre avuto la percezione che l’Italia mi volesse vedere solo come assistente agli anziani o baby sitter, ma io non sono solo questo».

E la tesi?
«La tesi l’ho fatta sul mio Paese, sul degrado ambientale e sociale esistente, per realizzarla sono tornata in Perù sei mesi a fare ricerca sul campo grazie ad un programma universitario chiamato CINDA».

Cosa pensi degli italiani?
«Appena arrivai qui vent’anni fa pensavo che tutti gli italiani, a prescindere dal livello di istruzione o dalla classe sociale di appartenenza fossero migliori di me. Tutti sembravano sicuri. Loro invece dimostravano una certa ostilità nei miei confronti. Oggi vedo le cose in maniera più obiettiva, non mi sento più inferiore. Ho molti amici italiani, mi sento parte di questa comunità. Amo l’Italia e tutte le possibilità che mi ha offerto».

Il presente e il futuro di Margarita?
«Oggi sono una donna felice, mi sono iscritta al corso di laurea specialistica, lavoro con un contratto a progetto presso un centro studi e di integrazione, ma continuo anche a lavorare per alcune famiglie alle quali sono affezionata. Mio marito è fiero di me e vedo che anche Laura è felice. Il futuro non lo conosco ancora, ma so che un giorno tornerò in Perù con la speranza di poter fare qualcosa di concreto per aiutare il mio Paese».

 
 
 
 
 
 
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