Un 8 marzo dedicato alla creatività al femminile, alla ricerca esistenziale, al ruolo della donna nella società di ieri e di oggi, al rapporto fra arte e vita. Questi i messaggi del film Poesia che mi guardi, di Marina Spada, che indaga sulla vita e le passioni della poetessa Antonia Pozzi.
La regista milanese è al suo terzo lungometraggio - prima ci sono stati Forza cani e Come l’ombra, selezionato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2006 - dopo aver lavorato molto per la pubblicità, la televisione e aver girato documentari e videoritratti.
La storia della Pozzi è appassionante e tormentata: la poetessa, che oggi è riconosciuta come una delle voci più alte del Novecento italiano e non solo, è morta suicida nel 1938, a soli 26 anni.
La classe alto-borghese milanese a cui apparteneva le stava stretta, così come insopportabile era per lei il modo in cui i maschi sottovalutavano il suo talento. Il film di Marina Spada è fatto di studio e ricerca: per la prima volta vengono portati alla luce i filmati 8mm girati da Antonia e da suo padre. Molte anche le fotografie che mostrano la sua famiglia, gli amici, la natura e le periferie della sua Milano, quelle che la Pozzi amava tanto frequentare.
La storia della giovane poetessa è raccontata nel film dalla voce della cineasta Maria, interpretata da Elena Ghiaurov, attrice teatrale diplomata alla Civica Scuola Paolo Grassi di Milano e vincitrice del Premio Ubu come miglior attrice non protagonista nel 2008. Maria è affascinata dalla Pozzi e decide di studiarne la vita. Decisivo è l’incontro con un gruppo di studenti universitari, che cercano di far conoscere i versi della poetessa scrivendoli sui muri di Milano.
Un vero e proprio desiderio di riscatto nei confronti della Pozzi, che la regista del film condivide: «Antonia Pozzi è nata e vissuta a Milano, come me. Amo la poesia e amo i poeti perché danno voce, coraggiosamente, a ciò che di solito è taciuto. Pozzi, in particolare, mi aveva fulminata perché la sua poesia è libera, carnale, sincera. Mi affascinava questa giovane donna costretta a nascondere, dietro l’apparenza borghese, una passionalità intensa che mal si conciliava con le strettoie e le convezioni dell'epoca».