Alla fine il momento del ritorno di Cassano sul prato – appena restaurato – del Ferraris è arrivato. Nella sua quaresima di cinquanta giorni lontani da una gara vera si sono sprecate parole e inchiostro. Si è pure corso il rischio che uno stop come quelli visti verso fine gara di ieri diventassero uno spettacolo ad uso e consumo esclusivo dei tifosi della Viola rimasti orfani di Mutu. Al Cassano visto ieri è mancato il gol, ma anche lo smalto che solo la confidenza col calcio giocato potrà ridare ad uno dei migliori talenti illuminati dalla Lanterna.
Certo, sarebbe stato bello che Muslera – il portiere contro cui si infransero i sogni blucerchiati di riabbracciare un trofeo (la Coppa Italia) dopo 15 anni lo scorso maggio – non si opponesse con eccellente tempismo alla cavalcata che stava per riconsegnare, a tempo quasi scaduto, il beniamino ai tifosi grazie ad un gol dei suoi, fatto di dribbling, colpo di genio e tempismo.
È un peccato che la lunga assenza, l’intorpidimento dei suoi sostenitori e la confermata freddezza di Lippi lo tengano irrimediabilmente lontano dal Sudafrica. Sarebbe bella una Nazionale quella con i suoi piedi assieme a quelli di Balotelli e Miccoli a fare sognare i tifosi italici, ma un trio del genere non è neppure un pensiero lontano per il CT che tifa per il gruppo e preferisce la tradizione al genio.
Al di là del gol mancato da Cassano ,quella della Samp contro la Lazio è stata una partita nella quale la differenza di classifica è stata decisiva. Troppa la paura della Lazio di finire travolta nell’abisso che sta fissando da mesi: anche se partita bene arrivando al vantaggio si è lasciata sopraffare da una Samp più cinica che bella; discreta la consapevolezza blucerchiata dei propri mezzi in questo momento. Non era facile ribaltare il risultato di una partita iniziata in salita.
La Lazio di Reja parte aggressiva. Zarate in regia fa ammattire Zauri e nei primi minuti, prima mette Rocchi a tu per tu con Storari, che risponde presente al tiro del capitano biancoceleste, poi pesca Floccari, ex genoano, che sul filo del fuorigioco, trova l’angolo e il vantaggio laziale. La Samp è colpita, ma non affonda. È il segnale più incoraggiante che qualcosa è davvero cambiato nella mentalità dei Doriani. Al gol di Floccari risponde un fendente di Guberti, nato dall’invenzione di Palombo che batte una punizione appoggiandola all’ex di Bari e Roma. Il due a uno è invece opera di Pazzini - alla tredicesima marcatura in Campionato, il suo miglior risultato di sempre - che trasforma in gol una percussione di Semioli.
Nel secondo tempo la Lazio ci mette cuore e grinta – Zarate ne mette pure troppa visto che, come l'allenatore Reja, finirà la partita dopo aver sbattuto contro il cartellino rosso dopo eccessive proteste – mentre la Samp, non brillante, riesce a contenere e a portare a casa un risultato che vale oro e che la lascia galleggiare in alto, a soli tre punti dall’Europa dei Campioni, per almeno un’altra settimana. Per informazioni sulla dimensione e sulle ambizioni di questa Samp molto le diranno le prossime gare, in particolare – senza dimenticare la trasferta bolognese – il posticipo di inizio primavera contro la Juventus.