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101 cose da fare a Genova: l'incontro con Cecilia Averame

 
Venerdì 12 appuntamento con la scrittrice genovese. Un'occasione per scoprire la 'Superba' fino in fondo. Alla Feltrinelli. Vi proponiamo un estratto dal libro
 

 
   

     
Genova, 10 marzo 2010
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di Maria Cecilia Averame
   
Genova tetti
 
L'autrice
Maria Cecilia Averame, nata a Genova nel 1975, è laureata in Storia della Filosofia morale e si occupa di comunicazione sociale e promozione culturale. Dal 1997 si è occupata per quattro anni della segreteria del giornale di strada Area di Servizio, edito dalla Comunità di San Benedetto al Porto, ed ha proseguito nel nuovo millennio con progetti di sensibilizzazione sociale (in particolare sul carcere, argomento su cui ha scritto un breve intervento dal titolo Narrazione di sé ed esperienza autobiografica nelle situazioni di sofferenza sociale dei luoghi di detenzione). Negli ultimi anni si è interessata al web quale strumento per la promozione sociale. Ha collaborato con service editoriali e ha dato vita ad un piccolo sito sulla letteratura contemporanea genovese, www.lettureliguri.it, che cura nel tempo libero. Unendo la passione per la tecnologia a quello per l'informazione e la sensibilizzazione è adesso coordinatrice editoriale di Quintadicopertina, una neo-nata casa editrice di testi digitali.

La scheda del libro
Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare, cantava il genovese Ivano Fossati. Ma dopo che dal mare si è ammirata la città, stretta fra la lingua blu del Mediterraneo e i prepotenti Appennini, si deve comunque toccare terra, per iniziare un nuovo viaggio alla scoperta di una città che non finisce mai di meravigliare. I centouno percorsi che si snodano attraverso la Superba mostrano come aggirarsi per il centro storico più grande d'Europa visitando gli antichi Palazzi dei Rolli e mangiando nelle botteghe storiche, ripercorrendo i passi di un giovane Fabrizio De Andrè o contando il numero dei campanili che assordarono il giovane Charles Dickens chiuso nella sua Pink Jail.

Anche Stefano Andrea Vignolo, giovane avvocato e fotografo genovese, ha una passione smisurata per la sua città, e ha deciso di condividerla con il mondo creando su Facebook il gruppo 100 motivi per cui è bello vivere a Genova.

Introduzione

Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare, cantava il genovese Ivano Fossati. Ma dopo che dal mare si è ammirata la città, stretta fra la lingua blu di Mediterraneo e i prepotenti Appennini, si deve scendere dalla moderna caravella per iniziare un nuovo viaggio alla scoperta di una città nascosta che ha molto da offrire.

I centouno percorsi che si snodano attraverso la Superba invitano ad aggirarsi per il centro storico, visitando gli antichi Palazzi dei Rolli e mangiando nelle rosticcerie e botteghe tipiche, ripercorrendo i passi di un giovane Fabrizio De André nei suoi vicoli o contando il numero dei campanili che assordarono il giovane Charles Dickens chiuso nella sua Pink Jail. Vi porteranno al cimitero di Staglieno per chiedere i numeri del lotto alla statua della venditrice di noccioline di Lorenzo Orengo, o a mangiare un gelato a Boccadasse; vi condurranno in un tour poetico alla ricerca delle tracce di Eugenio Montale e vi mostreranno come cercare di andare in Paradiso con l'ascensore di Castelletto. Centouno tappe che si propongono di mostrare Genova nei suoi percorsi più noti e negli angoli meno conosciuti, per imparare ad amarla quanto i suoi rudi e marinari abitanti.

Avvicinarsi alla Superba venendo dal mare

Non e banale canticchiare assieme a Ivano Fossati «Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare», perché Genova, città sottile e longilinea, stretta fra l'acqua e le colline che scendono a precipizio nel Mediterraneo, ha un solo fronte, quello marittimo appunto; dall'alto dei monti non è possibile guardarla in faccia, si possono solo intuire la sua fisionomia e le sue sinuosità. E poi perché Genova nasce dal mare: è cresciuta prospera nei secoli grazie alle sue navi che dominavano il Mediterraneo e tuttora le rotte e i commerci marittimi concedono linfa vitale alla vita economica cittadina.

Sarà per queste ragioni che la stragrande maggioranza dei genovesi sembra non poter rinunciare al mare, ha bisogno di darci un'occhiata la mattina andando al lavoro dalla sopraelevata, passeggiando dopo un film al Porto Antico o dalle abitazioni sulle colline. È un gesto automatico e rassicurante volgere lo sguardo in direzione della distesa blu, dove la vista dell'orizzonte non è intralciata da colline e catene montuose. Un mare che è un limite tangibile, ostacolo all'espansione territoriale della città e difesa dal resto del mondo, ma che lascia comunque vivo il sogno sempre attuale di una partenza possibile, di un viaggio da cominciare. Perché il mare, con rispetto, si può padroneggiare.

D'altronde cosa ci si può aspettare dai discendenti di un manipolo di viaggiatori provenienti da terre diverse che conclusero il loro peregrinare qualche millennio fa, fondando un piccolo villaggio sulla collina di Castello, a Sarzano, e trovarono in una piccola cala un posto sicuro dove porre base per i propri commerci navali? Mare e costruzioni navali, porto e commercio, affari spesso legati a battaglie e guerre, strenua difesa del poco spazio conquistato tanto a nemici o alleati quanto alle montagne. Genova porto di mare, crogiuolo di popolazioni diverse, odori acri e pungenti, tepore mediterraneo. Al turista forse un po' smarrito sembrerà strano trovare splendidi palazzi cinquecenteschi accanto a costruzioni fatiscenti, pezzi di mura antiche nei parcheggi sotterranei riservati ai residenti, palazzi che si chiamano Reale o del Principe in una Genova repubblicana, 'stanze della Poesia' in una città prevalentemente mercantile, ascensori che scorrono in orizzontale, panorami mozzafiato a pochi minuti dalle strade trafficate del centro. È la Genova dalle mille contraddizioni, detta Superba per la prima volta nel 1358 da Francesco Petrarca, che avverte: «Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, Superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare», e definita poi da Vittorio Emanuele II, che la fece bombardare per due giorni fino alla resa, come una città abitata da una «Vile e infetta razza di canaglie».

Per farsene un'idea personale, la prima cosa da fare a Genova è intuirla dal mare, poi scoprirne le linee geometriche e verticali, infine vederla e provare a conquistarla, se ci riuscite. In estate o in inverno, possibilmente in una giornata di cielo sereno e mare calmo: solo venendo dal mare potrete cogliere la città con un unico sguardo e riconoscere l'asprezza e il fascino del suo territorio, uniti in un binomio inscindibile. Al navigatore in avvicinamento Genova mostrerà inizialmente il profilo delle proprie colline, dritte a picco sul mare, sullo sfondo gli Appennini e le Alpi Marittime imbiancate, d'inverno, da un candido manto nevoso. Sulla cima del monte Figogna scorgerete il santuario di Nostra Signora della Guardia, il cui nome ricorda la sua antica funzione di posto di avvistamento delle navi nemiche. Probabilmente vedrete anche un aereo in fase di atterraggio o partenza dall'aeroporto Cristoforo Colombo, lingua di terra costruita direttamente sul mare.

I monti scendono a precipizio verso il centro di Genova: la città in espansione, nella seconda metà dell'Ottocento, non ha potuto contare su un entroterra dove costruire, e si è arrangiata come poteva, alternando quartieri residenziali ad altri, più popolari, sulle diverse colline. «Case incastonate su quelle rocce come diamanti nell'oro», scrive il padre di Don Chisciotte, o più prosaicamente, palazzi che, visti dal mare o dal porto, paiono tesi nell'infinito sforzo di non scivolare giù a valle, cadendo addosso alle case del centro.

La Dominante dei mari è apparsa così per ottocento anni. Avanzando cautamente, la sottile linea grigia che separa la terra dal mare si mostrerà sempre più nitidamente, e potrete distinguere i palazzi del centro, dalle altezze irregolari, addossati gli uni agli altri. Non per un improbabile spirito di fratellanza cittadina ma per mere questioni di spazio. Il genovese-tipo, al contrario, non apprezza l'eccessivo contatto fisico, magari perché troppo abituato a dover nascondere con spesse tendine il tinello o la camera da letto allo sguardo del dirimpettaio, a pochi metri di distanza. Potrete ammirare le facciate dei palazzi di Ripa Maris, e immedesimarvi in Mark Twain, che nel 1868 scrisse: «La maestosa città di Genova si levò dal mare e i raggi del sole riverberarono sui suoi cento palazzi».

Vedrete poi svettare i campanili delle chiese e le antiche torri, e nel mare potrete distinguere la linea ferma della diga Foranea, dove ancora qualche anziano pescatore si arrischia ad andare a cercar pesce la mattina all'alba. Quando la vedrete vicina vicina, il consiglio è quello di restare ancora sulla prua. Se siete su una nave da crociera o un traghetto lasciate che i vostri compagni di viaggio si affaccendino verso auto e bagagli e restate sul ponte fino all'ultimo per intuire ciò che scoprirete una volta compiute le stressanti operazioni di sbarco: ci sono ancora cento interessantissime cose da fare.


© Copyright Newton Compton Editori

 
 
 
 
 
 
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