La mostra Isole mai trovate apre a Genova il ciclo dedicato alla Biennale del Mediterraneo, il cui main event sarà, ad ottobre, l'edizione del Festival della Scienza dedicata al tema Orizzonti. L'isola come metafora di vita e di ricerca: questo il tema della mostra allestita a Palazzo Ducale (Appartamento del Doge) dal 13 marzo al 13 giugno 2010.
«Le isole indicano la ricerca di libertà, ma possono anche essere una prigione» spiega Luca Borzani, presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, che ha promosso e organizzato la mostra: «Genova sarà solo la prima tappa del tour che accompagnerà le opere in giro per i Paesi del Mediterraneo. Speriamo che, grazie a questa mostra, l'arte contemporanea smetta di essere un linguaggio che in questa città capiscono in pochi».
Trenta artisti internazionali, oltre settanta opere tra installazioni, video, fotografie, sculture, disegni e dipinti. Molti gli eventi collaterali alla mostra. L'Accademia Ligustica di Belle Arti organizza, tra le altre cose, gli appuntamenti Visita la mostra con..., per godersi l'esposizione in compagnia di rappresentanti di spicco della cultura genovese. Tra gli altri, Luca Borzani, il giornalista e artista Giuliano Galletta, lo scrittore Bruno Morchio, l'assessore alla cultura Andrea Ranieri, l'artista Cesare Viel. Il giovedì e il venerdì dalle 15 alle 18, gli studenti dell'Accademia saranno alla mostra per illustrare le opere al pubblico.
Il curatore della mostra Lóránd Hegyi commenta: «l'isola è il luogo ideale per la creazione artistica». Tra gli artisti in mostra, anche la ligure Marina Bolla: «con i miei scatti, realizzati in analogico, ho lavorato sul tema della semplicità. Le immagini del Ponente ligure raffigurano luoghi banali - una fermata dell'autobus e una spiaggia, n.d.r. - che però risultano subito familiari anche a chi ligure non è».
L'installazione della francese Maria Loizidou raffigura «il mito di Sisifo». L'artista ha utilizzato un materiale «leggero e robusto allo stesso tempo. Si chiama carta seta ed è molto usato in Giappone».
Luigi Ontani propone una scultura che rappresenta l'Italia come isola ideale, che accoglie diverse culture. Ma tra i personaggi che compongono la colorata torre c'è anche un buffone che gioca con la palla. Rebecca Horn ha realizzato un'installazione fatta di specchi che creano luci in movimento sul soffitto. L'installazione della scultrice americana Alice Aycock invade la stanza di sabbia. I granelli vengono stimolati al movimento da alcuni ventilatori, che indicano l'instabilità e la trasformazione.
Il pozzo di Michelangelo Pistoletto rimanda l'immagine riflessa dei visitatori: «è un invito a dare spazio alla creatività», spiega Hegyi, «anche noi siamo prigionieri dentro allo specchio che si trova in fondo al pozzo. Se non abbiamo il coraggio di affacciarci e guardare la nostra immagine non vedremo niente. Ecco il messaggio dell'opera: è necessario partecipare». La torre di vetro di Tony Cragg è un omaggio alla creatività umana; l'artista estrema Orlan continua il lavoro sul proprio corpo studiando questa volta i simboli culturali degli indiani d'America.
L'installazione di Barthélémy Toguo riflette sul dramma degli immigrati: l'artista camerunese, che oggi vive a Parigi, «rende omaggio alla navigazione eterna», continua Hegyi, «la barca di legno rappresenta il viaggio di quelli che sono obbligati a partire. Il loro è un dramma umano moderno».