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Arbitri e Sampdoria: l'ennesima beffa

 
Nella giornata in cui si riapre il campionato, ancora tanti errori arbitrali. Clamorosa la svista sul gol del Bologna. E Collina non dice nulla. Di Sandro Scarrone
 
   

     
Genova, 16 gennaio 2010
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di Sandro Scarrone
   
arbitro

È sempre un momento no per gli arbitri italiani. Il campionato è entrato nel vivo, le disattenzioni dell'Inter l'hanno riaperto dopo che sembrava chiuso da tempo. Ma a tenere banco sono gli errori degli arbitri. Premesso che non si può sempre sparare addosso agli arbitri e non è giusto trovare le colpe di successi e insuccessi negli sbagli dei direttori di gara, è anche vero che la situazione è delicata.

È delicata perché oltre agli errori fisiologici (che fanno parte del gioco) arrivano errori clamorosi e inaspettati. Tanto per capirci: ci sta che il direttore di gara di Genoa-Cagliari non veda il pallone varcare la linea di fondo e faccia proseguire l'azione (che, sfortunatamente per il Genoa, si tramuta in gol). È chiaro che si tratta di un errore grave, ma la dinamica dell'azione è talmente rapida che il controllo di una simile azione può sfuggire anche all'occhio umano più esperto e al direttore di gara più bravo.

Paradossalmente, ci stanno anche gli errori di Banti in Napoli-Fiorentina, pur gravi: ci sta che un arbitro non consideri da calcio di rigore due episodi veloci, rapidi, improvvisi, dove una decisione non è semplice e dove ci sono pressioni forti quali gli 80 mila del San Paolo.

Ma non ci sta l'errore di Bologna- Sampdoria, dove l'assistente dell'arbitro Peruzzo fa concedere ai padroni di casa un gol vistosamente in fuorigioco nei minuti di recupero. Tutte le moviole hanno evidenziato la posizione irregolare di due giocatori del Bologna che, al momento del cross dalla sinistra, si trovano in off side. Il regolamento del calcio è chiaro in proposito, e cita testualmente: Essere in posizione di fuorigioco non è di per sé un'infrazione.

Fino qui è tutto chiaro, e il fatto che i due calciatori del Bologna che si trovavano nettamente davanti a tutti i calciatori blucerchiati non costituisce una irregolarità. Il regolamento del gioco del calcio è però chiarissimo quando osserva che la posizione di fuorigioco deve essere punita quando il calciatore prende parte al gioco, intervenendo nello stesso, influenzando un avversario o traendo vantaggio da tale posizione.

Sull'azione contestata del gol del Bologna (segnato dall'ex Andrea Raggi), la posizione di Succi (che si trova al centro dell'area di rigore) inizialmente giudicabile come non punibile, diventa tale automaticamente quando il calciatore si catapulta verso il pallone cercando di arpionarlo.
Succi non tocca il pallone per pochi centimetri, ma la sua volontà di partecipare al gioco è chiarissima. La topica è presa dall'assistente (distratto nella circostanza), ma anche dal direttore di gara Peruzzo, che si trova in posizione perfetta per prendere la decisione giusta.

L'errore è gravissimo, perché parliamo di assistenti preparati, esperti, che sono giunti ai massimi livelli arbitrali dopo anni di gavetta sui campi di tutta Italia, prima come arbitri, poi come assistenti. Proprio per questo motivo, l'errore di Bologna-Sampdoria non è giustificabile.
Come si diceva è un momento no per il mondo arbitrale, e oltre agli errori fisiologici (che mai potranno essere azzerati), e al legittimo diritto alla discrezionalità arbitrale, stanno accadendo alcuni episodi che sfuggono alla normalità. È questo che deve fare preoccupare.

Il primo segnale c'era stato a Parma, in occasione di Parma-Sampdoria, con la nota vicenda del calcio di rigore assegnato alla Sampdoria e poi revocato dopo un paio di minuti di tira e molla. Sfortuna vuole che gli episodi più controversi delle ultime settimane siano capitati negativamente alla medesima squadra (la Sampdoria). Questo fatto non deve in nessun modo alimentare sospetti o congiure, e in tal senso la società blucerchiata sta con merito mantenendo un profilo morbido e costruttivo.

Però è giusto che il calcio esiga maggiore attenzione e che soprattutto ci sia chiarezza. Sarebbe sufficiente che un esponente arbitrale esaminasse gli episodi più controversi e spiegasse all'opinione pubblica l'interpretazione regolamentare. Sarebbe un primo passo verso la crescita dell'intero settore arbitrale che - nonostante i propositi di apertura e modernità - è rimasto ancora una casta chiusa e invalicabile, dove perfino Collina, re del teatro in campo quando indossava la divisa, è diventato inspiegabilmente un attore di cinema muto.

 
 
 
 
 
 
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