Loro ci tengono parecchio. Non è la solita coverband beatlesiana. Sul web si presentano così: «Molto più che un semplice tributo ai Beatles». Siamo di fronte ad una ricostruzione filologica, se non addirittura ad una ri-creazione. Una macchina del tempo che ci riporta alla prima metà degli anni Sessanta, quando i Fab Four popolavano teatri e davano la stura a quei loro strumenti così simbolicamente particolari. Il basso a forma di violino (l'Hofner) di Paul, la Gretsch di George, la Rickenbaker di John e la Ludwig di Ringo.
Tutto questo sembra ritornato con i Beatbox: una quasi maniacale fedeltà all'originale, tanto da riprodurre dettaglio per dettaglio. Si va ben oltre la musica: si entra nello spettacolo di una fantasmagorica time machine. Nessuna nostalgia, solo rappresentazione.
E i componenti (Alfio Vitanza, Massimo Gori, Mauro Sposito e Guido Cinelli) ne offrono una seria garanzia interpretativa. Prima di tutto l'amore per le canzoni dei Beatles, quindi una storia musicale che li lega ormai da anni, seppure tra esperienze diverse (alcune concluse, altre riprese).
Vitanza e Gori dei Latte Miele - negli anni Settanta - infilavano già qualche song di Lennon e McCartney durante i loro live; Sposito (insieme allo stesso Vitanza ne La Leggenda New Trolls, fino al 2009) non ha mai nascosto una predilezione - quasi genetica - per quell'universo sonoro; il rockabilly Cinelli (con I 4 Gatti) da sempre mastica il vinile di dischi.
Ora sono pronti per l'esordio ufficiale: praticamente giocano in casa. L'appuntamento - da non perdere - è per il primo aprile 2010 ore 21.00 al Teatro Ariston di Sestri Levante. Per ulteriori informazioni, affidatevi ai video che il complesso ha depositato sul proprio sito ufficiale. Possiamo farcela? We can work it out...