A Genova, la mostra su Fabrizio De André al Ducale ritorna nell'immaginario cittadino alla stregua di un sogno ciclico. E sarebbe piaciuto a molti vederla trasformata in esposizione permanente.
Per fortuna ogni tanto c'è chi – come il fotografo (rock) e giornalista musicale Guido Harari – omaggia quella memoria con intramontabili ritratti.
Guido Harari ha cominciato a seguire Fabrizio De André alla fine degli anni Settanta. Magica la convergenza con la PFM e di quel sodalizio Harari ha stilato un diario fotografico pressoché unico nella storia della musica leggera italiana. Ma non finì lì, perché Faber e Harari divennero buoni amici, così, di scatto in scatto, la camera oscura del nostro fu destinata a testimoniare una carriera stupendamente creativa: quella da Creuza de mä ad Anime salve.
Questo, in sostanza, l'itinerario presentato il 20 maggio 2010 presso Palazzo Spinola Gambaro (sede del Banco di Chiavari e Riviera Ligure) nell’anteprima della mostra Fabrizio De André. Sguardi randagi, le fotografie di Guido Harari.
Si viene accolti dalla famosissima istantanea che ritrae De André disteso sul letto, assorto nella lettura del giornale, ma assediato da simboli sparpagliati con calcolata spontaneità (volumi classici di Lucrezio, Marco Aurelio, Epitetto e San Paolo; le Effemeridi, un vocabolario di Genovese, un catalogo del Magnasco, una chitarra con la corda rotta, un telecomando, rotoli di fax…). Il secondo passo è l'entrata nel labirinto goliardico del front e backstage con la Premiata. Poi ci si perde in Sardegna tra famiglia e lavoro: Harari coglie nello sguardo il momento esistenziale che si vive intorno e che può fissarsi sul remo di una barca o su una carta da gioco. Idem accade nelle immagini fermate durante i concerti degli anni Novanta, in un bianco e nero immediato e incapace di qualsiasi compromesso oleografico.
Foto stupende (ovviamente, e alcune pure inedite) ma altrettanto indovinata la location ampia, ariosa e luminosa per cui l’occhio gode e non fatica.
Presenti in sala l'ex sindaco di Genova Fulvio Cerofolini, Franz Di Cioccio, Don Gallo, Max Manfredi e Gian Piero Reverberi.
La mostra, ad ingresso gratuito, rimarrà aperta tutti i giorni (fino all'11 luglio) dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.