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Don Gallo
 

Don Gallo: 82 anni in difesa dei più deboli

 
Festa di compleanno nel centro storico per il prete 'Angelicamente anarchico'. Fra gli ospiti anche Moni Ovadia e Carla Peirolero
 
   

     
Genova, 14 luglio 2010
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di
Edgardo
Genova
   

Domenica 18 luglio si preannuncia una giornata impegnativa per l'instancabile prete da marciapiede (come lui stesso si definisce) don Andrea Gallo. Al mattino ospite del convegno Vittime di stato, quale giustizia?, organizzato dal Comitato Piazza Carlo Giuliani, e al pomeriggio fino alla sera i festeggiamenti nel ghetto per il suo ottantaduesimo compleanno, evento legato agli appuntamenti previsti per la Settimana Internazionale dei diritti.

A maggio siamo stati a cena con don Andrea e ci siamo confrontati con lui per quattro ore su una lunga serie di temi d'attualità. Anche in tempi meno recenti mentelocale.it ha dato ampio spazio alle iniziative di questo prete angelicamente anarchico, come recita il titolo di uno dei suoi libri, e amico di musicisti che di nome fanno Piero Pelù e Vasco Rossi.

Nel 2008, alla domanda di un redattore di mentelocale sul ruolo che hanno la musica e i musicisti nella sua vita, Andrea ha risposto: «L'amicizia dei musicisti è il più grande dono ricevuto nella mia vita. Mi fa sentire in cammino con le nuove e nuovissime generazioni. La musica ha il compito di sradicare nei giovani l'assenza di futuro umano. È l'unica speranza con la poesia. Fa pensare in grande. Solo la poesia, la musica ci salverà».

Figura scomoda, spesso criticata dalle gerarchie ufficiali, quella di don Gallo è l'immagine di un prete che bada ai fatti concreti, alle opere compiute e non alle prediche fini a se stesse. Questo suo essere un uomo d'azione ha spesso suscitato la condanna di coloro che sono poco inclini ai cambiamenti e alla modifica dello status quo, ma al contempo gli ha attirato le simpatie di quelli come lui che alle parole preferiscono i fatti.

Attratto fin da piccolo dalla spiritualità dei salesiani di San Giovanni Bosco e dalla loro dedizione a vivere a tempo pieno con i poveri e gli emarginati, Andrea iniziò il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi filosofici. Dopo un'esperienza in Brasile come missionario, egli viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959.

L'anno successivo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori e nel 1964 lascia la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Trascorsi due mesi a Capraia come cappellano del carcere, Andrea diviene vice parroco della chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà "trasferito" per ordine del Cardinale Siri.

L'allontanamento del vice parroco è il risultato della predicazione e dell'impegno di Andrea in quegli anni. La coerenza comunicativa con cui egli vive le sue scelte di campo con gli emarginati genera delle contraddizioni nella chiesa locale. Una parte di fedeli si diceva irritata dalla predicazione di Andrea e i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale non restarono a guardare perché, si diceva, i contenuti delle sue prediche «non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti».

Fu così che la popolazione scese in piazza per dimostrare la propria solidarietà al prete, il quale riaffermò con convinzione la fedeltà ai suoi ideali e l'impegno in favore dei poveri. La Curia offì nuovamente ad Andrea un posto a Capraia, ma lui rifiutò. Qualche tempo dopo, egli venne accolto dal parroco di San Benedetto, Don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo diede vita al nucleo di base della Comunità di San Benedetto al Porto, le cui attività iniziarono a tempo pieno nel giugno 1975.

 
 
 
 
 
 
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