Installazioni già in funzione in mezzo agli imballaggi, esplosioni di colori su manufatti nuragici e cavi elettrici ancora da sistemare. Dappertutto, tecnici al lavoro. Sono gli ultimi preparativi per l'inaugurazione, venerdì 10 settembre 2010, di Meditazioni Mediterraneo, la mostra di Studio Azzurro a Palazzo Ducale. Un percorso che attraverso le installazioni multimediali guida il pubblico in un viaggio interattivo tra le lavande della Provenza, i templi della Grecia, i mercati di Marocco e Libia, gli sguardi velati della Siria e le vestigia di Pompei, tra il Vesuvio e gli ex-voto dei Campi Flegrei.
Siamo andati a incontrare Paolo Rosa e Fabio Cirifino, membri storici del gruppo di visual artists milanesi, durante il loro lavoro, per farci spiegare la mostra. Cirifino ci accoglie in cima a una scala: «Finisco di fissare una maschera al faretto e scendo, Paolo è di là».
Incontriamo Paolo nella stanza successiva, mentre definisce con un tecnico la posizione di un proiettore in mezzo ai reperti archeologici. «Meditazioni Mediterraneo non è una mostra storica né geografica - spiega Rosa - in un momento in cui la tv ci bombarda con le tragedie del mare nostrum, dall'immigrazione ai conflitti in Medioriente, noi abbiamo voluto guardare più alle convergenze con gli altri popoli che alle differenze. Ormai abbiamo perduto l'idea di Mediterraneo, della nostra cultura comune: il Mediterraneo non è solo un confine d'acqua, è un sentire profondo, una dimensione sensibile, un riconoscersi nei profumi dell'olio e nel sapore del pane, nel soffiare del vento e in un taglio di luce».
Spostandoci tra le varie sezioni della mostra, le teche con le statuette nuragiche e gli atlanti rinascimentali si illuminano con le proiezioni multimediali. «Tante volte si pensa alle innovazioni tecnologiche come a un mondo astratto e immaginifico - riflette l'artista - ma non è così: ogni reperto è testimone della storia, i nostri strumenti fanno esplodere il contenuto narrativo dei reperti, raccontandoci le storie che si portano dietro. Questo è il nostro dialogo coi manufatti antichi».
Sebbene la mostra abbia debuttato nel 2002, Studio Azzurro ha approntato per Genova una novità in esclusiva: «L'esposizione è stata battezzata nel 2002. In esclusiva per Genova abbiamo realizzato una sezione dedicata alla Siria, un luogo del quale mi hanno colpito i volti, le tracce della convivenza sociale - prosegue Rosa - e a dispetto di ciò che si è portati a pensare, non abbiamo incontrato difficoltà particolari a riprendere i volti delle donne velate, ma solo la diffidenza che si potrebbe incontrare anche in Italia con una persona che non vuole farsi inquadrare».
Passeggiando nelle sale si incontra una sala dedicata agli artigiani, dove due dozzine di piccoli schermi restituiscono le immagini di uomini al lavoro, dal calzolaio libanese che intreccia sandali con le foglie di palma al vasaio provenzale chino sul tornio: un insieme di spezzoni documentari di grande impatto, raccolti da Studio Azzurro in quasi dieci anni di riprese dal Marocco alla Francia.
Racconta Rosa: «Oggi è difficile distinguere tra fiction e domuntario, così abbiamo scelto di confrontarci con la contraddizione che è propria del mezzo. Per noi è impossibile parlare del Mediterraneo attraverso la finzione: allora abbiamo usato segmenti reali per comporre un affresco ad alta densità poetica». Anche per questo, tutte le sale sono disseminate di cavalletti: «Raccontiamo la cultura attraverso il paesaggio, così abbiamo scelto un parallelo coi pittori impressionisti: come loro affermavano di 'farsi guidare la mano dal vento', noi abbiamo scelto di affidarci al documentario su cavalletto».
In un'altra sala, i grandi atlanti quattro e cinquecenteschi dell'archivio della Biblioteca Berio sono aperti tra le videoproiezioni e i giochi di luce: la testimonianza del nostro passato marinaro nel mondo contemporaneo, dove i viaggi per nave sono un ricordo lontano nel proliferare di Gps, spostamenti aerei e Google Maps. «Per molti secoli il Mediterraneo è stato un luogo disegnato - spiega Rosa - ma da decenni non si producono più carte d'insieme, solo piccoli tratti di costa e di regioni. Così dagli strumenti di rappresentazione emerge solo un grande confine d'acqua. Eppure la cultura e i sapori del Mediterraneo ci uniscono tutti, a tal punto che io, pur abitando a Milano, mi sento più a mio agio a Tunisi che a Lugano».