Luci, colori e suoni del Mediterraneo, una mostra interattiva per raccontare il mare attraverso sguardi e paesaggi da Gibilterra ai Dardanelli: è Meditazioni Mediterraneo, la mostra di Studio Azzurro che apre i battenti a Palazzo Ducale venerdì 10 settembre 2010.
Un trionfo di installazioni multimediali disposte in sei sale, un percorso tra paesaggi instabili dal Marocco a Pompei alla Siria, dove il pubblico viene coinvolto in prima persona per attivare filmati, proiezioni ed effetti speciali di grande impatto.
Le installazioni dialogano coi reperti archeologici delle civiltà del Tirreno, le statuette nuragiche e le carte di navigazione genovesi esposte nella mostra parallela Riflessi sul Tirreno. Nell'esposizione si trovano alcuni pezzi rarissimi, come un atlante di navigazione trecentesco e la Mappa del Muggiolo (metà 1500) in prestito dalla Biblioteca Berio.
Grazie alla tecnologia, i manufatti antichi acquistano un senso nuovo, raccontando la loro storia. «Con la nostra tecnologia riusciamo ad attivare un percorso di narrazione che riporta in vita la storia degli oggetti del museo», spiega Paolo Rosa, visual artist di Studio Azzurro.
Così nella stanza L'acqua si ferma nel sale, il visitatore si trova davanti a un grande schermo su cui i templi greci appaiono come due grandi sagome sfocate. Quando ci si avvicina al cavalletto al centro della sala compare un video che mostra il tempio circondato dai turisti, che svaniscono appena si mette a fuoco la visione. Il fondale restituisce allora l'immagine degli edifici nella loro forma pura, senza la presenza delle persone e del turismo di massa: colonne bianchissime ed erba brillante mossa dal vento.
Oppure la sezione dedicata alla Provenza, dove la proiezione di un campo di lavanda e di una cava di ocra si animano non appena il visitatore inserisce la mano all'interno di un cavalletto, cercando di catturare uno sciame di api di luce che si agitano al suo interno.
E ancora la grande installazione dedicata a Pompei e al Vesuvio, dove i passi dei visitatori su una grande pedana di legno attivano gli enormi schermi con le immagini del vulcano, dei Campi Flegrei e delle bancarelle con gli ex-voto d'argento. Interessante il parallelo che si crea grazie all'interazione tra le persone e l'opera d'arte: come la civiltà partenopea ha sempre camminato su un terreno instabile, allo stesso modo le vibrazioni della piattaforma cambiano il nostro punto di vista sulle immagini della storia, dagli affreschi di Pompei ai mercati di Napoli. Tutt'intorno, le teche con gli ex-voto nuragici in prestito dalla provincia di Cagliari collegano il passato remoto della Sardegna al presente dei monili d'argento in vendite sulle bancarelle napoletane.
Anche la sezione dedicata al Marocco coinvolge il pubblico, trascinandolo dentro l'immagine: i passi del visitatore su due grandi tappeti rivelano a poco a poco la vita quotidiana di un suq ripreso a volo d'uccello e lo spettatore viene proiettato all'interno della frenetica attività di un mercato arabo.
Ovunque, cavalletti da pittore, per evidenziare il legame tra la pittura impressionista e l'occhio delle cineprese utilizzate da Studio Azzurro.
La mostra di Studio Azzurro è nata nel 2002 per Hermès Parigi e si è andata negli anni arricchendo di nuovi inserti documentari e nuove installazioni: il gruppo milanese presenta per la prima volta a Genova la nuova sezione dedicata alla Siria, tutta giocata sugli sguardi della popolazione incontrata per le strade di Damasco. «Come scrive il poeta Adonis - spiega Paolo Rosa - il Mediterraneo non è solo radice, me è un divenire. Per questo, senza alcuna intenzione storica o antropologica abbiamo cercato le suggestioni dei paesaggi instabili, quei luoghi, quegli incontri e quei sapori che ci fanno sentire mediterranei. Gli stessi motivi per cui mi sento più a mio agio a Tunisi che a Lugano».
Studio Azzurro aveva già preso parte l'anno scorso alla mostra su Fabrizio De Andrè a Palazzo Ducale: installazioni multimediali che, partite da Genova, sono in questi giorni esposte a Palermo. Conclude Paolo Rosa: «La mostra su De Andrè è salpata da qui come un naviglio che ci auguriamo possa viaggiare ancora a lungo per il Mediterraneo. È importante in un momento in cui la cultura, a causa dei tagli, si tende a metterla un po' in rimessaggio».