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La zona rossa si avvicina.
Rossa di divieto e pericolo. Il G8 non perdona.
E chi vive o lavora nella zona vietata, cosa pensa, cosa spera?
Salita e Piazza Pollaiuoli si trovano sotto Palazzo Ducale, sono rosse, non c'è niente da fare, è inutile nascondersi dietro un vicolo.
Nel giro di ricognizione nella città sotto effetto G8, siamo passati anche di lì a raccogliere opinioni, impressioni e mugugni.
Prima tappa, Il Caffè degli Specchi. "Sicuramente chiuderemo, nei tre giorni del summit" - dice il titolare - "Perché dovremmo restare aperti? Solo i residenti potranno accedere a questa zona, i nostri clienti non ci saranno e non penso proprio che Bush e compagnia vengano da queste parti a fare colazione o a prendersi l'aperitivo.
Senza contare il rischio manifestazioni, se penso a quello che è accaduto a Kyoto, a Nizza o Genova con Tebio non riesco a stare sereno.
Certo il G8 è una grande opportunità per Genova. L'altra sera il sindaco Pericu, mentre prendeva un aperitivo diceva che gli stessi lavori che sono stati fatti in sei mesi, sarebbero durati almeno dieci anni, in assenza del summit".
Altra tappa, Speedy Gyros, regno di kebab e tortillas. Patrizia ci parla della sua voglia di protestare.
"Non possono impedirmi di aprire il negozio, è anticostituzionale. L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e solo io posso scegliere cosa fare della mia attività in quei giorni. Probabilmente sarò costretta a chiudere, visto che da queste parti ci saranno solo piccioni. Ma vorrei tenere aperto per protestare contro la globalizzazione. Considero il G8 una violenza imposta anche alla città, i lavori hanno reso Genova più bella? Avrei preferito che si rifacesse la rete fognaria nel centro storico, che migliorassero le condizioni di vita. Preferisco una Genova funzionale a una città bella punto e basta".
Dai fagioli alla moda, Tolomei risponde. In negozio c'è fermento, decidono di sfogarsi.
"Questo posto sembra che non esista. Siamo zona rossa, ma dopo mille telefonate ho scoperto che non abbiamo diritto al Pass. E allora cosa dobbiamo fare? Chiudiamo il negozio dieci giorni prima del summit perché non ci faranno passare? In altre zone il Comune ha addirittura distribuito dei moduli per un preventivo dei possibili danni. Qui niente. L'unica cosa che ci auguriamo è che all'ultimo momento lo rimandino o cambino città".
E gli altri cosa dicono? C'è chi pensa di tenere le serrande alzate per spirito d'ospitalità, per far capire che Genova è una città "pronta" per certe cose, per mettersi in vetrina nel via vai del mondo.
E la paura nei confronti del popolo di Seattle? Tutti sono solidali, convinti che i violenti siano una frangia marginale del movimento.
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