Il 18 maggio 2010 moriva Edoardo Sanguineti. A pochi mesi di distanza dalla scomparsa del poeta, Genova si appresta a ricordarlo con una serie di iniziative. Come spiega la vedova Luciana, Sanguineti aveva espresso a chiare lettere nel suo testamento la volontà di lasciare i libri della sua biblioteca alla città. Per dare seguito a questa dichiarazione di intenti ha preso vita un comitato di gestione presieduto dalla sindaco Marta Vincenzi, con Luciana e Giulia Sanguineti (rispettivamente moglie e figlia del poeta), Margherita Rubino, docente universitaria e consulente comunale per la promozione della città, e Simonetta Buttò direttrice della Biblioteca universitaria di Genova.
La collezione dei libri di Sanguineti verrà ospitata all'interno della nuova sede della biblioteca universitaria, in piazza Principe, all'interno di quello che fu l'hotel Colombia. «I lavori di ristrutturazione dello stabile si concluderanno entro l'anno - ha sottolineato Franco Contorbia, docente di letteratura - Nel frattempo abbiamo avviato un progetto per gli allestimenti». Simonetta Buttò fornisce ulteriori particolari su come apparirà la struttura: «Rispetto all'attuale sistemazione, la nuova biblioteca disporrà di uno spazio triplo per un totale di circa 12.000 metri quadrati. L'intenzione è quella di personalizzare gli spazi, affiancando zone a uso collettivo ad altre individuali. Ampio spazio sarà riservato a fondi particolari, come il fondo Rotta o il De Gaudenzi. Le biblioteche d'autore rappresentano un unicum da tutelare e valorizzare».
Sulla stessa linea Marta Vincenzi: «Non posso che essere felice del regalo che il Comune e la città ricevono da Edoardo Sanguineti. I libri rappresentano il patrimonio di una vita intera. Questo lascito costituisce il modo migliore per conservare la presenza di Sanguineti fra noi e trasmettere alla nuove generazioni la sua esperienza. Le iniziative che avranno luogo nei prossimi mesi per ricordarlo sono frutto di una rete di solidarietà, amicizia e affetto».
Le intenzioni del comitato di gestione, come conferma Margherita Rubino, vanno oltre. Si pensa infatti a un centro studi permanente e a una nuova collana di volumi multidisciplinare. Per quanto riguarda gli appuntamenti, da segnalare la data del 3 dicembre alle 18 a Palazzo Rosso con presentazione-anteprima di Varie ed eventuali, a cura di Niva Lorenzini (poesie inedite di Edoardo Sanguineti, lette da laureati e allievi del poeta) e Cultura e realtà, a cura di Erminio Risso (entrambi i libri in libreria dal 3 novembre per Feltrinelli, insieme alla riedizione de Il gatto lupesco e di Segnalibro).
Inoltre, dall'8 al 10 dicembre cento versi di Edoardo Sanguineti saranno proiettati sui palazzi di via Garibaldi e piazza De Ferrari, su proposta della Vincenzi e su progetto di Marco Nereo Rotelli. Quest'ultimo sarà a Tursi il 9 dicembre alle 12 per donare la sua opera È, lo vedi, la vita al Comune. La giornata proseguirà poi fra Palazzo Ducale e Palazzo Rosso. L'ultimo ospita alle 18 la rappresentazione dello spettacolo di Sanguineti Prendi un piccolo fatto vero, con Lino Guanciale per la regia di Claudio Longhi. Due gli eventi in programma al Ducale: alle 17 un convegno a cura di Giuliano Galletta e Erminio Risso, e alle 20.45 un omaggio del teatro Stabile con Eros Pagni e i giovani dello Stabile impegnati in letture di Sanguineti seguiti da spezzoni e video di allestimenti sulle sue traduzioni.
Marco Nereo Rotelli ricorda con piacere l'incontro con il poeta, avvenuto nel 1995. Poco tempo dopo Rotelli chiese a Sanguineti di accompagnarlo a Madrid per presentare una sua mostra. Il poeta accettò, ma una volta nella capitale iberica «mi disintegrò», ricorda Marco.
Edoardo Sanguineti nel ricordo dei suoi amici
«È stato un maestro come non ce ne sono più. L'esperienza universitaria con lui è stata di grande apertura mentale. Ricordo ancora quando, a metà degli anni Novanta, lo invitai come relatore ad una conferenza che aveva come tema la letteratura e la psicanalisi. Insieme a lui e all'italianista Michel David siamo partiti da Genova in treno per raggiungere Milano, sede della conferenza. Abbiamo chiacchierato tutto il tempo poi, all'altezza di Pavia, lui mi ha domandato: "di cosa dovrò parlare?". In pochi minuti ha preso qualche appunto su un foglio. Quando ha parlato del rapporto tra l'inconscio, la poesia e la letteratura, ha incantato il pubblico».
Bruno Morchio, scrittore e psicologo, si è laureato con Edoardo Sanguineti con una tesi sulla cognizione del dolore di Gadda
«Non ho quasi parole per descrivere il grandissimo vuoto che sento. Mi sono laureato con lui, abbiamo lavorato tanto insieme e stavamo ancora collaborando ad un libro. Sanguineti non era solo un amico, ma un punto di riferimento per il suo modo di leggere e interpretare il mondo. Era una mente aperta, un uomo sempre lucido che sapeva divertirsi in ogni momento».
Erminio Risso, curatore dei libri di Sanguineti per Feltrinelli
«Sanguineti era un uomo commuovente e straordinario. La cosa che più lo caratterizzava non era la nostalgia dei tempi passati, ma una resistenza simile a quella di un albero nodoso. Nodoso come era la sua faccia. Ecco, la faccia era la cosa per cui Sanguineti era così clamoroso: antropologicamente apparteneva a una antropometria che non esiste più.
Facce come la sua sono scomparse negli anni con la razza italiana, lui era di una morfologia precedente, di un secolo fa. La sua scomparsa, quindi, non sorprende. Sanguineti non apparteneva più all'età contemporanea».
Carlo Antonelli, direttore di Rolling Stone
«La notizia della morte di Sanguineti mi ha addolorato. Lui ha rappresentato un faro. Ha descritto la posizione dell'artista nella società contemporanea nella sua complessità, forza e fragilità. Sanguineti ha trattato il tema del linguaggio nell'arte in senso ampio. Era un punto di riferimento».
Cesare Viel, artista e docente dell'Accademia Ligustica di Belle Arti
«Edoardo Sanguineti, un uomo dalla lucidità spietata, che pure sapeva affrontare con partecipazione gli aspetti dell'esistenza. Intollerante di ogni poesia ed ermetismo di maniera, aveva un dominio insuperato della lingua, era un grande acrobata che ha seminato invenzioni, esibizioni e folgorazioni. La sua cifra era forse un'ironia apocalittica. Aveva imparato dai modernisti angloamericani, anche dai provocatori Pound ed Eliot, e naturalmente Joyce e Beckett, a impastare il magma, ma lo padroneggiava con la sua acutezza e certezza tomistica nella lettura catechistica del mondo. Alla fine riscrisse Shakespeare, sia i Sonetti che Re Lear, uno dei pochi in Italia all'altezza del confronto, dandogli il suo impeto di racconto senza inizio né fine. Anche la sua vita dunque si conclude, come quasi tutte le sue poesie, non con un punto ma con due punti».
Massimo Bacigalupo, docente universitario di Letteratura Angloamericana