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© foto: Andrea Piccione
 

Festival della Scienza: Maurizio Ferraris tra Ipad e Youtube

 
Al Ducale il filosofo parla delle nuove tecnologie. Tra internet, uomini cyborg e memoria potenziata, che futuro ci aspetta? L'intervista
 

 
   

     
Genova, 30 ottobre 2010
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mentelocale di
Matteo
Paoletti
   
 
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Biografia

Maurizio Ferraris, professore ordinario di filosofia teoretica all'Università di Torino, dirige il Labont (Laboratorio di Ontologia). Editorialista de La Repubblica, è direttore della Rivista di Estetica e condirettore di Critique. Alla sua attività è stato conferito, nel 2008, il Premio Filosofico Viaggio a Siracusa. Tra le sue ultime pubblicazioni, Ricostruire la decostruzione. Cinque saggi a partire da Jacques Derrida (Bompiani, 2010).

I Pad, You Tube, We Doc
Se la nostra fosse davvero una società della comunicazione, i telefonini si sarebbero evoluti, trasformandosi in minuscoli auricolari sempre con noi. L'evoluzione invece è andata in senso inverso e l'assoluto tecnologico per ora è l'iPad, una tavoletta per scrivere e per registrare. Se è così, dobbiamo allora pensare che la nostra società non è semplicemente la società della comunicazione, ma c'è dell'altro. È una società della registrazione, dove ciò che conta è la documentalità, la capacità di tener traccia dei nostri atti sociali e degli oggetti che ne scaturiscono, dai matrimoni ai divorzi, dalle crisi economiche alle opere d'arte.

I pad, you tube, we doc: niente paura, non stiamo cercando di coniugare i verbi inglesi. Quelli della comunicazione, però, sì. Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica all'università di Torino e grande divulgatore, ha scelto questo simpatico e azzecatissimo titolo per parlare delle nuove tecnologie al pubblico del Festival della Scienza.
La conferenza, a Palazzo Ducale domenica 31 ottobre (ore 18.30, Sala del Maggior Consiglio), si annuncia coinvolgente: chi, del resto, non è più o meno dipendente da cellulare, Facebook o Ipod?

Raggiungiamo Ferraris al telefono, ma la ricezione è pessima: brutto inizio per un'intervista sulle nuove tecnologie. «Nessun problema, sentiamoci via internet sul mio Iphone», risponde subito. Salvi dall'impasse grazie alla rete, naturale pensare a come Internet ha cambiato il nostro modo di comunicare.
«Facebook, le chat e i social network cambieranno i nostri rapporti: non saremo mai più soli. Il problema, casomai, sarà trovare il modo per starsene in santa pace, senza essere bersagliati da scritture, contatti e conversazioni».

Un futuro in cui avremo probabilmente meno privacy e innalzeremo un velo di tecnologia tra noi e il resto del mondo, ma nel quale vivremo anche una maggiore democratizzazione del sapere. «Oggi con un computer da trecento euro si può accedere alle più grandi biblioteche del mondo, e a quella immane biblioteca di babele che è il web», conferma Ferraris.
Lo stesso Festival della scienza, grazie al progetto Live di Telecom Italia, si apre al mondo: gli esperimenti e le conferenze vengono trasmesse in diretta streaming sul web, aumentando esponenzialmente le possibilità della divulgazione scientifica.

Il vertiginoso sviluppo tecnologico dell'ultimo mezzo secolo ha però preso strade impreviste. Se negli anni Sessanta lo studioso della comunicazione Marshall McLuhan immaginava un mondo dove la scrittura sarebbe scomparsa per lasciare spazio alla radio e alla televisione, oggi le tecnologie servono soprattutto ad aumentare la nostra memoria. Per Ferraris la nostra è una società della registrazione.
«I telefonini per un po' si sono rimpiccioliti, e se lo scopo fosse stata la semplice comunicazione si sarebbero trasformati in un auricolare e in un microfono» spiega il filosofo. «Invece a un certo punto hanno ricominciato a crescere, come l'iPhone con cui sto scrivendo, e che ha una memoria di 32 giga. L'ipad ne ha 64. Comunicare non ha molto senso se non puoi registrare. Che senso avrebbero le promesse se le dimenticassero

Un'evoluzione inaspettata, ma che non rappresenta di certo una novità. «Il centro delle città è pieno di grandi palazzi (banche, tribunali, parlamenti, biblioteche) che sono anzitutto degli archivi» continua Ferraris. «È lì che si conservano cose come le promesse, il denaro, i titoli, le proprietà, cioè gli oggetti sociali, da cui dipende buona parte della nostra felicità o infelicità».

Insomma, se forse una volta ci si sarebbe aspettati un'integrazione uomo-macchina alla Blade runner, basta guardarsi attorno per capire che neanche negli scenari più avveniristici le persone potrebbero fare a meno delle immagini per fissare i propri ricordi.
«L'essenza del mondo sociale sta nella registrazione - continua Ferraris - è così da quando un uomo ha fatto dei dipinti sulle pareti di una caverna, e probabilmente anche prima. Piuttosto, fa sorridere leggere le profezie di cinquant'anni fa, tipo McLuhan, secondo cui sarebbe scomparsa la scrittura, divorata da mezzi caldi come la radio o la televisione o il telefono... è successo il contrario, è esplosa la scrittura, nei telefonini e nei computer, la televisione sta per essere divorata da quella grande macchina per registrare che è internet». 

Un processo non solo teorico, basta collegarsi a un qualunque mass media per rendersene conto. «La prima cosa che ti dicono alla radio - continua il filosofo - è come riascoltare la trasmissione in streaming, cioè registrata. Dunque, trasformata in scrittura. Scrittura, alla fine, è semplicemente una possibilità di iterazione, dunque un messaggio vocale registrato e iterabile è a tutti gli effetti scrittura».

Ma alla fine, che rapporto ha Ferraris con la tecnologia? «Piuttosto buono, come tutti, visto che non c'è persona che non abbia a che fare con la ruota o il fuoco, che sono tecnica, anche se tendiamo magari a dimenticarlo. Così come è tecnica la scrittura, la carta e la penna. E anche questo tendiamo a dimenticarlo».

 
 
 
 
 
 
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