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Nicla Vassallo
Nicla Vassallo
 

Nicla Vassallo e Maria Cristina Amoretti presentano il loro 'Piccolo trattato di epistemologia'

 
«L'Italia non č un paese per giovani». La nostra intervista alle due filosofe genovesi, autrici del nuovo volumetto
 
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Lunedì 29 novembre, ore 18.00 a Genova presso La Feltrinelli Libri e Musica di via Ceccardi, Maria Cristina Amoretti e Nicla Vassallo discutono del volume Piccolo trattato di epistemologia con Claudio Bartocci (Università di Genova), Marcello Frixione (Università di Salerno) e Giuliano Galletta (Il Secolo XIX).

Venerdì 26 novembre alle ore 21, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, in occasione della Giornata Internazionale Onu contro la violenza sulle donne, si svolge l'incontro L'insulto è un pugno, con interventi di Anna Paola Concia, Concita De Gregorio, Flavia Perina, Nicla Vassallo e Marta Vincenzi.
 
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Genova, 26 novembre 2010
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
 
Nicla Vassallo, specializzatasi al King's College London, già Visiting Professor di Epistemologia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è Professore Ordinario di Filosofia Teoretica presso l'Università di Genova, dove appartiene al corpo docente del Dottorato di ricerca. Book Review Editor della rivista Epistemologia, membro dell'Advisory Board dell'European Journal of Analytic Philosophy, dell'Institute for Scientific Methodology, di L&PS: Logic and Philosophy of Science, della rivista Iride, membro del Board of Directors della Fondazione per la Cultura, membro dell'Editorial Board di Gender e di Iris, membro dei collaboratori di Ingenere.it, fa parte del Consiglio scientifico del Festival della scienza, del Festival per l'Economia Interculturale, dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, della Rivista di Estetica, di Scienza & Filosofia.
I suoi attuali filoni di studio e di ricerca riguardano, da una parte, la natura della conoscenza nelle sue tante fonti e declinazioni, dall'altra alcune forme specifiche di espressione epistemica che presuppongono ingannevoli categorie ontologiche - per esempio, la categoria donna. Tra la sua autorevole e brillante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ricordiamo le opere più recenti: Teoria della conoscenza (Laterza, Roma-Bari 20082) e Per sentito dire (Feltrinelli, Milano 2010) in qualità di autrice, Filosofia delle donne (Laterza, Roma-Bari 2007) e Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni, Torino 2010) in qualità di co-autrice, Donna m'apparve (Codice Edizioni, Torino 2009) in qualità di curatrice, Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag, Frankfurt 2008) e Reason and Rationality (Ontos Verlag, Frankfurt 2011) in qualità di co-curatrice. Con Concita De Gregorio ha introdotto il volume Sul velo di Marnia Lazreg (Il Saggiatore, Milano 2011) e con Vittorio Lingiardi il volume Disgusto e umanità di Martha C. Nussbaum (Il Saggiatore, Milano 2011).
Si dedica a prestigiose attività congressistiche, editoriali, organizzative. Scrive regolarmente di cultura e filosofia su giornali e riviste.

Maria Cristina Amoretti ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Università degli Studi di Genova dove attualmente svolge attività di ricerca e insegnamento. I suoi principali interessi sono nell'ambito dell'epistemologia e della filosofia della mente. È autrice del libro Il triangolo dell'interpretazione. Sull'epistemologia di Donald Davidson (FrancoAngeli 2008) e co-curatrice dei volumi Conoscenza e verità (Giuffrè 2007) e Knowledge, Language, and Interpetation. On the Philosophy of Donald Davidson (Ontos Verlag 2008). Ha inoltre pubblicato diversi articoli in volumi collettanei e riviste specializzate.

La filosofa genovese Nicla Vassallo, amica di mentelocale.it, torna in compagnia della giovane ricercatrice Maria Cristina Amoretti con il volumetto Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni, 155 pagg., 18 Eu) e disponibile in libreria dallo scorso 23 novembre.

Abbiamo intervistato per voi le due autrici. «Il nostro Piccolo trattato di epistemologia non intende essere né un volume introduttivo, né un manuale tradizionale, quanto piuttosto un vademecum iniziatico, deciso a chiarire e discutere alcune tematiche chiave della contemporaneità», spiegano le due filosofe, «Oggi, più che mai, è importante inquadrare nella corretta dimensione le diverse imprese umane, in particolare quelle scientifiche, conferendo loro quel valore intrinseco che troppo spesso viene negato da molti. Oggi, più che mai, è importante contrapporre filosofie delle conoscenze e delle scienze alle troppe offese che giungono dall'ignoranza, nonché pretendere una democrazia in cui le conoscenze e le scienze vengono promosse e tutelate, non denigrate, manipolate, relegate ai margini delle nostre esistenze. Così le catene, che ci costringono nella caverna di Platone, non ci riguarderanno, eviteremo fantasie e inganni, disporremo di conoscenza».

Maria Cristina Amoretti, come è nata la collaborazione con Nicla Vassallo?
«Durante il mio dottorato, prima nell'organizzazione di convegni e seminari, poi nella curatela di un volume e nella stesura di alcuni articoli. Lavorare con Nicla Vassallo non è mai banale, ti costringe a ragionare su tutto, anche su cose ritenute scontate, ad analizzare ogni tesi filosofica nei suoi più minimi dettagli, a costruire argomentazioni rigorose, a essere autocritici, a mettere sempre in discussione le proprie stesse conclusioni. In poche parole a fare filosofia analitica».

A chi si rivolge il vostro Piccolo trattato di epistemologia?
«Il volume è stato pensato per iniziare alle filosofie della conoscenza e delle scienze. Il verbo iniziare non è scelto a caso: visto che tali filosofie sono talvolta considerate complicate ed elitarie, riservate per lo più a una stretta cerchia di adepti, ci siamo proposte di scrivere un testo che tratti, in modo chiaro ma rigoroso, i temi cardine comuni a entrambe le discipline, temi necessari per intraprendere ogni ulteriore indagine. Il nostro Piccolo trattato di epistemologia si rivolge quindi a tutti coloro interessati alle conoscenze, soprattutto a quelle scientifiche, e alle filosofie che le analizzano. Se il nostro lettore tipo non deve già possedere un particolare bagaglio filosofico, non deve però essere pigro, ma avere voglia e curiosità di ragionare assieme a noi, poiché il volume non intende rinunciare a fare filosofia seria».

Maria Cristina, lei è un esempio di giovane studiosa che ha deciso di restare in Italia, anzi a Genova. Perché questa scelta?
«Non posso negare che la scelta di rimanere a Genova sia stata dettata in parte dall'amore che nutro nei confronti di questa città. Fossi vissuta altrove, forse, avrei agito diversamente. In un momento delicato come quello che sta attraversando oggi l'Italia, però, è assai importante che chi ne ha la possibilità cerchi di resistere ai continui tentativi di relegare l'istruzione e la ricerca ai margini della nostra esistenza. È fondamentale rimanere per tentare di ricreare delle oasi di discussione critica e ragionata, per non abbandonare le nuove generazioni a una desolazione sociale e culturale ancora peggiore dell'attuale».

Come vede il futuro dei giovani ricercatori italiani?
«Riadattando il titolo di un noto film dei fratelli Coen, si potrebbe dire che l'Italia non è un paese per giovani. Il futuro di noi giovani ricercatori italiani - che in realtà tanto giovani poi non siamo nemmeno - appare tutt'altro che roseo. Se è vero che i tagli alla cultura e all'università pubblica riguardano un po' tutti quanti, non si può altresì negare che sono i tanti giovani ricercatori precari che lavorano per pochi spiccioli o addirittura gratuitamente, coloro che continuano a rimetterci troppo. Le borse di dottorato e gli assegni di ricerca vengono tagliati, mentre la possibilità di entrare stabilmente nel mondo universitario resta una chimera. Affinché le cose possano cambiare, bisogna innanzitutto riconoscere l'importanza della ricerca, le sue enormi potenzialità economiche e sociali, capire che senza di essa non si dà futuro ma per l'intero paese».

Giovedì 25 novembre era la Giornata Internazionale Onu contro la violenza sulle donne. Come può rispondere la cultura all'ignoranza che porta alla denigrazione e agli abusi subiti dalle donne?
«Non è un caso che la denigrazione nei confronti delle donne, dei loro corpi, delle loro menti, delle loro competenze si trasformi in abusi che le donne sono costrette a subire, spesso - ancora troppo spesso - in silenzio. Concedere che le donne siano continuamente oggetto di offese umilianti e degradanti, infatti, le trasforma da soggetti in oggetti e ciò non può che aprire la strada alla violenza nei loro confronti. Nel nostro paese denigrare le donne è purtroppo una prassi all'ordine del giorno, che si manifesta non solo tra la gente comune, ma anche in televisione, sui giornali, tra i politici e gli pseudo-intellettuali; in un clima simile - dove le pari opportunità sono poco più di un lontano miraggio - è quanto mai difficile far passare qualsiasi messaggio di rispetto e tutela nei confronti delle donne. Questo però non significa che ci si debba arrendere e accettare passivamente lo status quo. Tutt'altro. La cultura ha infatti il dovere imprescindibile di svelare e frantumare i pregiudizi e gli stereotipi che riguardano le donne, di denunciare quegli epiteti che le discriminano e le offendono in quanto donne, di sensibilizzare l'opinione pubblica e riportare le donne, tutte le donne, a essere soggetti portatori di diritti.
In questa direzione va l'incontro L'insulto è un pugno che venerdì 26 novembre si terrà a Palazzo Ducale in relazione alla Giornata Internazionale ONU contro la violenza sulle donne. Bisogna allora fare in modo che iniziative del genere non si ripetano soltanto con scadenza annuale, ma vengano promosse più frequentemente».

Tornando a Nicla Vassallo, perché lei, filosofa conosciuta a livello nazionale e non solo, scrive un volume con una giovane ricercatrice?
«Giovane, non direi. L'età di un buon ricercatore, non di un qualunque ricercatore, è matura, in ogni paese normale, specie a guardare pubblicazioni che un vecchio ricercatore non possiede, nonostante i grandi privilegi di cui gode nell'italietta. Quale significato assume dunque giovane e vecchio? Rimango considerata un professore ordinario giovane, nonostante i miei quarantasette anni. È la mentalità italiota che invecchia sempre di più, in ogni senso del termine, proseguendo col concedere spazio a biechi poteri e mediocrità - mediocrità politiche, giornalistiche, universitarie, a tratti somiglianti a congiure. Oggi non studio e scrivo affatto per potere, ma per amore della filosofia, nonché della cultura. Studio, rifletto, scrivo per confrontarmi, e prima occorre molta valutazione. Mi interessa argomentare bene, poco altro. Allucinazioni e narcisismi li lascio a chi non frequento. Lo stesso vale per l'ignoranza e la filologia. Se si scrive contro l'ignoranza, ormai imperante, si sarà ignorati. Perdonate il gioco di parole. Non sto giocando».

I cervelli in fuga accusano spesso gli accademici italiani di lavorare poco...
«Loro sono cervelli, ovvero gli intelligenti. Il che non è sempre vero: i cervelli rientrati sono forse tutti cervelli?. Chi parla dell'Italia dall'estero rimane della falsa convinzione di parecchi nostri politici: tutti noi accademici apparteniamo a una casta e lavoriamo poco. Alcuni in Italia conducono belle ricerche, alcuni lo fanno all'estero. Però, or ora, se tornassi al mio periodo all'estero, lì proseguirei, studierei, scriverei. Con chi merito. Con chi mi merita. Nel volume è sottinteso. Voluto».

 
 
 
 
 
 
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