Un gradito ritorno per tutti gli appassionati di buona musica della nostra città. Picchio Dal Pozzo, storica band genovese, oggi di nuovo in pista con Aldo De Scalzi, Aldo Di Marco e Paolo Griguolo, presenterà l’ultima fatica discografica A_Live, prodotta dall’Altrock di Milano, con un concerto al Teatro della Tosse di Genova sabato 15 gennaio alle ore 22.30.
Piccola premessa venerdì 14 alle ore 21.00 presso lo Studio Maia, dove, per le Serate Progressive, il CSPI trasmetterà un’intervista con il complesso registrata nella loro sala prove.
Il CD illustra la performance dei nostri, tenutasi a Sesto San Giovanni il 16 novembre 2008, in occasione dell’Altrock Festival. Il repertorio antologico riprende composizioni tratte dal carniere degli anni Settanta più un inedito (Lindbergh) e un ricordo del 2004 (Adriatico), ma non si tratta affatto di un amarcord dedicato al ristretto nugolo di aficionado. C’è un elemento di forte novità costituito dall’affiancamento sul palco milanese di uno degli ensemble più avanti, attivi nel contesto italiano: gli Yûgen.
Sì, avete capito benissimo, il Picchio ha suonato insieme a Yûgen, che ha provveduto a colorare i brani originali con le proprie sonorità elettroacustiche. Il risultato è brillante e frutto di una complice coesione di svariati elementi tanto da ricordare irripetibili connubi del passato (pensiamo a certe connessioni Rock In Opposition tra Henry Cow e Slapp Happy).
Tutto intatto come un tempo, anzi, meglio: c’è più controllo. L’attitudine polistrumentistica di Aldo De Scalzi (voce solista, bassista, tastierista e fiatista sintetico al WX7), le atmosfere impalpabili - eppure, al tempo stesso, così profonde da delineare ogni ordito - della chitarra di Paolo Griguolo e l’approccio multimediale di Aldo Di Marco, percussionista e designer sonoro coadiuvato da Dado Sezzi: questi i requisiti essenziali di un sound personale, di vivace stagionatura.
Si viaggia senza sosta tra le sospensioni di Merta, certe zapperie di Cocomelastico, gli echi wyattiani di Off, l’ironia metamusicale de Il Presidente e di Uccelin del bosco, i semi stratosiani di Adriatico, l’impressionismo prog de La bolla, il sogno canterburiano di Napier fino alla conclusiva Lindbergh, recuperata da una vecchia cassetta e rielaborata per l’occasione.
Se queste sono le premesse, vale certamente la pena stipare la Sala Agorà della Tosse perché si tratta – a tutti gli effetti – di un evento rilevante per questa nostra città che offre nobili natali ma che, talvolta, si comporta da madre smemorata.