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Fernando Mieles e Clara Salgado nella redazione di mentelocale.it
Genova Film Festival 2011: Fernando Mieles e Clara Salgado nella redazione di mentelocale.it
 

Genova Film Festival 2011: l'intervista a Fernando Mieles e Clara Salgado

 
Fernando Mieles e Clara Salgado ospiti della manifestazione. Nei loro film raccontano l'immigrazione. Ecco le nostre interviste
 
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Genova, 29 giugno 2011
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
 
La regista, attrice e autrice ecuadoriana Clara Salgado presenta al Genova Film Festival 2011 il suo cortometraggio Esperándote. Capelli lunghi e neri, sguardo profondo e carattere solare, Clara è un vulcano di idee: dopo aver studiato recitazione e lavorato in televisione, si è trasferita in Italia, in Friuli, nel 1994. Qui ha subito il fascino della regia: «Ho sempre amato scrivere poesie e storie. Uno di miei racconti è diventato un cortometraggio, che ho diretto. Ho scoperto così la facilità di dirigere un cast».

Il suo Esperándote racconta la storia di Tania, una donna latino-americana che vive con il marito e il figlio in una ricca provincia del nordest italiano. Ormai le manca davvero poco per completare il proprio personale processo di integrazione sociale: fra pochi giorni si ricongiungerà finalmente anche con la figlia più piccola, che sarà accompagnata in Italia dalla nonna. «Ho voluto raccontare l'immigrazione come un vissuto personale», spiega Clara, che continua: «Mi premeva descrivere la difficoltà nell'apprendere la lingua italiana e il rapporto con la lontananza».

Integrazione è una parola che piace poco a Clara, «perché fa rima con imposizione e con tolleranza. In Italia le persone osservano il proprio costume, ma non considerano quello degli altri. Spesso circola aria pesante. A Quito, la mia città, italiani, tedeschi e arabi vivono insieme senza nessun problema». Nostalgia dell'Ecuador? «Sì, ma da quando c'è Facebook è tutto più semplice».

Clara è stata scelta da Margarethe von Trotta: nel nuovo film della regista tedesca interpreta la domestica del protagonista, Alessio Boni: «Per me questa è stata un'opportunità straordinaria», racconta, «Sono andata a trovare Margarethe a Trieste e ho scoperto una persona semplice e bellissima. Sul set il grande rispetto che tutti avevano per lei era palpabile».
Un viaggio può trasformarsi in un'odissea. Può capitare a tutti, no? Il treno in ritardo, un volo cancellato, le valigie perse. Ma quello che ha descritto il regista ecuadoriano Fernando Mieles nel suo primo lungometraggio, Prometeo deportado, non ha niente a che fare con il racconto di una qualsiasi vacanza sbagliata.

In un aeroporto europeo la gente entra ed esce senza problemi. Tutti, ma non gli ecuadoriani che, in quanto immigrati, vengono scortati verso la sala d'aspetto. Tra loro c'è Prometeo, che ha come bagaglio un baule di oggetti magici, e Afrodita, che nasconde la sua identità con il colore artificiale dei capelli e degli occhi. Quale destino li attenderà? Il film alterna momenti di riflessioni a battute davvero esilaranti e intelligenti.

Fernando ha vissuto questa esperienza in prima persona: «Nel 1993, dopo aver studiato cinema a Cuba grazie a una borsa di studio, volevo visitare l'Europa. Per comprare il biglietto aereo per il Portogallo ho venduto tutto. Una volta atterrato in Europa, però, sono stato trattenuto in aeroporto insieme ad altri ecuadoriani: sono stato rimpatriato a forza e il Portogallo non l'ho mai visto. Da questa brutta esperienza, però, è nata l'idea per il mio film. In quella sala d'aspetto ho riflettuto su me stesso: chi sono? Perché mi hanno fermato? Sono un essere umano o un libretto con un numero? Grazie al mio film ho potuto ritrovare quella voce che pensavo di aver perduto in quell'aeroporto».

Oggi Fernando è a Genova. Il suo film ha aperto il Genova Film Festival 2011. Sala piena e un pubblico composto all'80% da ecuadoriani: «So che qui c'è la più grande - e la più forte - comunità ecuadoriana d'Italia. Le mie sensazioni? Non so se a Genova si possa parlare di integrazione, ma mi sembra che chi vive qui senta anche un forte legame con il proprio Paese d'origine. Spesso che emigra soffre e non riesce a godere del presente perché pensa al passato. Non è così per le persone che ho conosciuto a Genova».

Anche l'arrivo nel capoluogo ligure è stato per Fernando una nuova, piccola odissea: «Per venire qui ho chiesto il sostegno del Consejo Nacional de Cinematografía del Ecuador. L'agenzia presso cui ho prenotato il volo, però, mi ha fatto un biglietto per Ginevra invece che per Genova. Quando ho chiesto spiegazioni mi è stato risposto che comunque Genova non ha un aeroporto». Tutto è bene quel che finisce bene: Fernando è riuscito ad atterrare al Cristoforo Colombo.

Mieles è uno dei giovani registi ecuadoriani che si stanno facendo strada anche fuori dal proprio Paese: Prometeo deportado è stato invitato a partecipare a numerosi festival internazionali: «Da cinque anni il cinema ecuadoriano, che ha una lunga tradizione, ha ottenuto una maggiore visibilità all'estero grazie anche al lavoro del Consejo Nacional de Cinematografía (una sorta di Film Commission ecuadoriana, n.d.r.), che mette in rete il nostro cinema e offre a chi vuole fare un film la formazione e i fondi necessari».
 
 
 
 
 
 
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