La zona critica del centro storico genovese vista dai suoi commercianti. «Siamo felici di lavorare qui, rifaremmo la stessa scelta»
Genova
Sabato 16 luglio 2011
Passeggiando nel quartiere della Maddalena ci
sono le signorine che ti sorridono sulla soglia: un
sorriso forzato, che nasconde la tristezza. Ma a guardare bene,
c'è anche dell'altro: tra le facce che si incrociano per
strada, non è così raro trovare gente che ride per
davvero, che è felice di lavorare in questa zona
problematica, che ha fiducia che nei prossimi anni qualcosa possa
davvero cambiare. Italiani e non.
Gente come il sarto senegalese Issa, come la
ceramista Agnese e il grafico-apicultore
Andrea, che alla Maddalena hanno deciso di avviare
le loro attività. Li incontro nel delizioso negozietto di
Agnese (Le Ceramiche del Grifo, via della
Maddalena 78 r, info 010 500863): lei ci lavora da dieci anni e non
ha alcuna intenzione di spostarsi.
Il suo sguardo si rabbuia un po' mentre dice che «una volta
c'erano molti più negozi», ma in fondo alla Maddalena
si sente come a casa. La ceramica è la sua passione e il suo
lavoro: «riprendo ceramiche tradizionali genovesi e liguri
dal '500 al '700, tengo corsi di calchi in gesso e tornio»
spiega. Sarà lei una delle figure fondamentali della nuova
casa delle arti e dei mestieri che avrà
come sede il Palazzo di piazza Senarega e che avrà come
spazi espositivi la loggia di Banchi e diverse botteghe della
zona.
La casa delle arti e dei mestieri è uno dei progetti
pensati per far diventare la Maddalena un quartiere
creativo. Grazie all'appoggio di Job
Centre, l'istituzione genovese che partecipa accanto al
Comune di Genova e ad altri enti europei pubblici e privati al
progetto Creative Cities, tra qualche anno il
volto di quest'area potrebbe davvero cambiare.
Issa Kane fa il sarto: è arrivato dal
Senegal in Italia cinque anni fa, ed è a Genova da circa un
anno. «Il mio sogno è di diventare uno stilista
affermato», afferma, ma per ora gli sta bene lavorare nella
sua piccola sartoria alla Maddalena (Garmi
Fashion, via della Maddalena 11 b, info 329 4649625):
«è un quartiere un po' pesante, ma io penso
solo al mio lavoro, voglio essere una persona
onesta. Molti, sia amici che clienti, mi consigliano di
cambiare zona, ma io non mi voglio spostare».
La passione per la sartoria, Issa se l'è portata dietro
dall'Africa: «è lì che ho imparato, ma poi in
Italia ho sviluppato molto la mia tecnica frequentando tre diverse
scuole a Novara». Fa di tutto, dalle più
classiche riparazioni agli abiti etnici, fino a vestiti da
sposa: «quando ho aperto, molti clienti non si
fidavano, poi è iniziato il passaparola e ora vengono da me
più italiani che africani».
Andrea Piccardo, invece, nel centro storico ci
è nato. E continua a viverci serenamente. Attualmente
ricopre anche la carica di presidente del CIV della
Maddalena, ma è anche grafico e
illustratore e ha un negozio di miele che gestisce
con sua moglie (Mielaus, vico della Rosa
20 r, info 010 2519448). In cantiere, l'apertura di uno studio
grafico al piano superiore.
«In questa zona la situazione non è ancora
buona» afferma: «nonostante molti obiettivi raggiunti
grazie all'aiuto di Job Center e del Comune, ogni cosa che facciamo
fa fatica ad attecchire nel territorio e va avanti molto
lentamente». Ma la Maddalena è il suo quartiere,
è qui che ha deciso di far crescere il suo
bambino: «ha un anno e lo faccio camminare
tranquillamente in strada» racconta, «e quando apro le
serrande, lo lascio un attimo insieme alle prostitute del vicolo di
fronte: lo adorano».
Ceramica, sartoria, grafica: la Maddalena, dunque, può
rinascere attraverso la creatività. Agnese, Issa e Andrea ne
sono convinti. Mi ripetono in coro che non hanno dubbi:
ripeterebbero la scelta che hanno fatto.
E quando gli chiedo come si immaginano il quartiere tra
dieci anni, vedo i loro occhi brillare. «È
una zona difficile, ma anche io voglio contribuire a creare
qualcosa per il suo futuro» dice Issa. «Mi piacerebbe
che la Maddalena si riempisse di negozi tipici genovesi, di quelli
che vendono torte e farinate», aggiunge Agnese. «Il mio
sogno è un quartiere pieno di artigiani» conclude
Andrea, «e che torni ad essere popolato da giovani, da
bambini che qui possano nascere e crescere».
Tutti e tre, in fondo, tra dieci anni sperano di essere ancora lì.
Luca Giarola
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