Ho avuto la fortuna di conoscere la Guinness nel suo luogo naturale.
Dublino.
Proprio lì ho bevuto la mia prima pinta di Guinness e da quel giorno non l'ho più lasciata.
Il binomio Dublino-Guinness è inscindibile. Fuori dalla capitale irlandese è molto difficile gustare una vera Guinness, e non è una leggenda metropolitana. Come a Dublino non l'ho ancora trovata.
Dico "gustare" perché la Guinness non è la classica birretta lager. E che non lo sia lo si nota già dal colore: nero (sotto la luce appare in realtà rosso molto scuro), con la mitica "head" (testa) bianca.
Non è un caso che l'Irish Coffee abbia gli stessi identici colori: richiamano la Guinness e l'Irlanda.
La Guinness che ho bevuto a Dublino era molto densa e molto fredda. In Irlanda, infatti, ed ora qualcuno inizia a farlo anche in Italia, l'impianto che porta la birra dai fusti alla spina è refrigerante. A volte gli stessi fusti vengono messi in vere e proprie celle frigorifere.
La densità è condizione fondamentale per una buona Guinness, mentre spesso qui capita di berla molto fluida (e magari bisognerebbe capire se i gestori dei locali annacquano o meno la birra!) e quasi priva della "testa", ridotta a una schiumetta ai bordi del bicchiere.
La caratteristica fondamentale della vera "head" è che rimane nel bicchiere fino alla fine della pinta: spesso virtuosi barman disegnano con il beccuccio della spina figure sulla cremosa schiuma, la più classica delle quali è senza dubbio il trifoglio.
I veri bevitori di Guinness non usano altro che la pinta (0.56 cl +/-), un bicchiere più grosso della nostra media (0.40 cl). Non vedrete mai un irlandese bere la nostra "piccola", che da loro si chiama semplicemente "glass", bicchiere.
Il modo in cui si serve una Guinness è particolare: si riempie la pinta per un po' più di 3/4 e poi la si lascia prendere colore, dal marrone chiaro schiumoso iniziale a quello scuro. Solo dopo si completa la pinta fino in cima con la mitica testa.
Quando ho lavorato al Quay's Bar, pub dublinese in Temple Bar (un quartiere molto "in" che prende il nome dal mitico pub Temple Bar), mi è capitato spesso di vedere vere e proprie file di pinte scure in attesa di essere completate.
Qui invece è tutto diverso, il riempimento è eseguito come per tutte le altre birre, da vuoto a pieno.
A Genova si salva il Duffy di via Torti, uno dei pochi posti dove bevo la Guinness e dove tra l'altro si possono mangiare piatti tipici come la bistecca alla Guinness (niente male, ve lo assicuro).
Altri posti dove si può bere una Guinness decente sono il Tartan Pub di via Invrea, il Barfly (ma quando c'è casino ve la servono nei bicchieri di plastica), l'Hot Vibes di salita Pollaiuoli e la Goletta ai Magazzini del Cotone.
Nota di merito per il Fondo di Recco, che ha appena cambiato il suo stile molto American mettendo il bancone tipico Irlandese e la cella frigorifera. Ragazzi: è la Guinness migliore che abbia mai bevuto in Italia!
Ormai la Guinness è diventata mito, dovunque a Dublino si può vedere qualcosa inerente a lei, tutto a scopo turistico ovviamente.
Ma nei pub l'atmosfera è diversa...
Le luci sono soffuse, il legno è scuro. Spesso si sente suonare dal vivo vera musica folk irlandese e in alcuni pub si può assistere a balli tradizionali. È un ritrovo per tutti, dal vecchietto che beve la sua pinta ai giovani che purtroppo non la bevono, preferendo miseri beveroni da discoteca... ma hanno tutto il tempo di raggiungere la saggezza!
In Irlanda il rapporto con il pub è diverso, è nella loro cultura, il barman a Dublino è una persona "importante", non si beve quando si lavora dietro il bancone, solo dopo e con tutti quelli con cui si è lavorato.
Tra l'altro gli Irlandesi sono molto amichevoli e ospitali e questo rende ancora più interessante entrare in qualche pub caratteristico, non si sa mai chi si può conoscere.
E se volete ulteriore delucidazioni su questo nettare d'Irlanda e sulla sua terra natia, ne parliamo di fronte ad una buona Guinness!