«Prima di tutto il mio pensiero va a Emanuele Luzzati - afferma Boris Stetka (che riprende la regia di Daniele Abbado, ndr) - con molti di voi ci siamo già visti in questi anni per le riprese nel 2001, nel 2006 e poi l'abbiamo rifatto ancora, ma questa è la prima volta senza il grande artista e amico che a suo tempo fu il vero motore di questo Flauto. Per quanto riguarda la regia infatti siamo stati semplici esecutori di quella grande semplicità che caratterizza uno spettacolo franco e aperto, fiabesco ma non elementare com'è il lavoro di Lele. Spero emerga la stessa voglia di vivere, sognare e andare avanti».
Il flauto magico di Mozart apre la stagione del Teatro Carlo Felice, giovedì 20 ottobre 2011 (ore 20.30 - in scena fino al 17 novembre): «espressione che è il teatro che va - sottolinea il sovrintendente Giovanni Pacor - un teatro che non si è mai fermato e che ora apre per una stagione completa con 7 titoli in programma, fino a giugno».
«C'è una cosa speciale - commenta in italiano il direttore d'orchestra austriaco Johannes Wildner - la collaborazione tra le top star e la compagnia dell'accademia. Abbiamo lavorato in un'atmosfera senza intrighi, imbrogli o congiure, sempre focalizzati su Mozart e la musica. Una grande esperienza. Tante sono state le prove con l'Orchestra per trovare un nuovo stile, che tenesse conto delle varie partiture ma fosse uno stile austriaco moderno, dove sono molto più chiari i fiati e non troppo bassi i tromboni per esempio».
Anche Eva Mei, considerata uno dei maggiori soprani di coloratura dei nostri tempi (come recita il libretto di sala), che vestirà i panni di Pamina (il 20, 23 e 28 ottobre) condivide il punto di vista del maestro: «una collaborazione fantastica. Ho riscoperto un teatro in cui non ho tornavo da anni, da un Don Pasquale, e sono contenta di tornarci in questa circostanza bellissima che mi permette di lavorare accanto a giovani dotati e motivati, in un teatro dove c'è voglia di coesione e dal primo giorno una grande attenzione per gli artisti. Ce la metteremo tutta per realizzare uno spettacolo degno di questo teatro e soprattutto di Mozart».
La riflessione del tenore austriaco Michael Heim, in scena Tamino (il 20, 23, 28 ottobre), si sposta sui temi dell'opera, sul profondo ottimismo e sui valori positivi di cui si può essere portavoci anche a livello individuale, in un confronto con l'attuale situazione economica europea: «L'atmosfera di teatro magico dipende da tutti i fattori che entrano in gioco nell'opera e da tutti coloro che la realizzano. In Europa stiamo attuando una guerra economica, mentre Il flauto magico ci riporta ai veri valori, quelli importanti, della vita. La vita non è così facile e certo bisogna lavorare duro per ottenere quello che si desidera. Tutti si lamentano, ma occorre ricordare che viviamo in un momento di pace quindi dobbiamo approfittarne, perché è tutto nelle nostre mani» e «meglio una guerra economica - prosegue Wildner - che una vera guerra. Nella crisi l'arte è più necessaria per pensare, per sentire, per guardare» alle cose.
Per Heim si tratta anche di un'esperienza felice nel teatro genovese che dal punto di vista dell'acustica definisce «unglaublich» (incredibile/straordinario), «da registrazione discografica». Matthias Ludwig che sarà Papageno (20, 23, 28, 30 ottobre), ruolo che segnò il suo debutto a Monaco di Baviera, concorda in un italiano impeccabile. E, a proposito di compentenza linguistica, dal fondo della sala si alza la voce di uno dei ragazzi dell'ensemble Opera Studio, Dario Giorgelè (anche lui Papageno): «Matthias ci ha sempre aiutato molto, correggendoci la pronuncia», applauso della claque formata dagli altri giovani dell'ensemble a conferma di un lavoro di squadra e di dialogo. A cui fa eco Wildner: «allora tu (rivolto a Giorgelè) hai imparato a parlare tedesco meglio dell'80% degli austriaci».
Anche Stetka si congratula con Matthias Ludwig per l'aiuto sulla drammaturgia, in particolare il libretto di Emanuel Schikaneder.
Torna sul tema della situazione critica della cultura - e non solo - la costumista Santuzza Calì che fornisce anche una chiave di lettura e di riflessione: «Riuscire a fare teatro in questo momento storico è una grande occasione perché si fa funzionare la testa. Invece delle cose materiali si fa appello a cose un po' più impalpabili. E allora il colori dovranno essere ancora un po' più giusti e gli attori messi ancor di più a loro agio, perché ognuno di loro è quella regina, quella Pamina o quel Papageno. Il mio pensiero dall'ultimo piano del Carlo Felice dove si trova la sartoria va allo sforzo straordinario di questo teatro, va a Luzzati e a Mozart che non si finisce mai di ascoltare abbastanza».