C'è un tema ricorrente nelle conferenze e nei dibattiti di questo scorcio finale del Festival della scienza che si potrebbe, con parole prive di qualsiasi pretesa scientifica, riassumere così: «come attrezzarci ad affrontare il nostro futuro nel modo migliore».
Il tema ha attraversato in modo trasversale l'incontro di giovedì con il metereologo Luca Mercalli, che invitava alle migliori strategie per 'prepararsi' a un nuovo modello di vita quotidiana basato sulla consapevolezza del fatto che le risorse per il genere umano non sono inesauribili. Questione affrontata anche durante gli incontri con scienziati e specialisti in diverse discipline sul tema della prevenzione, nel confronto del giorno successivo a Palazzo Tursi intitolato Prima, per giungere infine all' intervista pubblica del giornalista Antonio Galdo a Enrico Giovannini presidente dell'Istat, professore di statistica e già direttore dell'istituto di statistica dell'Ocse, dedicata all'interrogativo se il progresso comporti sempre la felicità.
Nelle parole di Giovannini, il tema è stato analizzato in chiave storica, statistica ed economica, soffermandosi sui punti critici dell'attuale modello di vita basato sul consumismo che rischia di produrre, in termini di condizionamento sociale, effetti analoghi a quelli prodotti dai regimi dittatoriali del secolo scorso. Un esempio delle riflessioni di Giovannini: se vivi in un sobborgo cittadino in cui è pericoloso uscire la sera per andare al cinema, tenderai a volere acquistare un impianto home theatre per vederti i film a casa da solo in dvd: questo modello è funzionale ad accrescere il sistema di vita misurato con i parametri del prodotto interno lordo, perché tu spendi per acquistare e la produzione può aumentare, ma in termini di beni relazionali e di benessere individuale, inteso come soddisfazione della propria condizione di vita, il bilancio è negativo.
Di qui l'esigenza di ragionare su nuovi modelli di vita nei quali la dimensione individuale ed un diverso rapporto con l'ambiente, siano in grado di bilanciare il predominio della componente economica e tentare di immaginare un futuro che Giovannini preferisce indicare «meno vulnerabile».
È in qualche modo ciò che Mercalli traduce nella dimensione domestica ed individuale con gli inviti alla eliminazione degli sprechi, all'uso delle energie alternative, al riciclaggio dei rifiuti organici, singoli gesti quotidiani in grado di comporre una nuova intelligenza collettiva.
Conforta constatare che a queste suggestive riflessioni prendono parte in modo massiccio i possibili protagonisti della rivoluzione prossima ventura, ovvero i giovani: un sondaggio sul tema della prevenzione presentato al convegno Prima, dall'Istituto di ricerca Swg ha illustrato come la componente giovanile consideri il contributo individuale la maggior risorsa per la soluzione dei problemi della nostra società, a differenza delle generazioni precedenti, che tuttora fanno riferimento a istituti di rappresentanza collettiva. Come dire: il cambiamento deve partire davanti allo specchio. E il fatto che molti illustri personalità dei vari mondi del sapere, da Fernanda Contri a Margherita Hack abbiano deciso di rivolgersi soprattutto ai giovani, è una eloquente conferma di dove dobbiamo riporre le speranze per un futuro migliore del presente.