La sala del Maggior Consiglio per la conferenza di Carlo Rovelli è stracolma, anche se il titolo della conferenza, Cos'è la scienza, è impegnativo così come il sottotitolo: da Anassimandro alla gravità quantistica. Ma la nona edizione del Festival della Scienza non si smentisce: il pubblico accorso, come per tutti gli altri appuntamenti, sa bene di cosa si parla e quindi segue con interesse.
Il compito del relatore Carlo Rovelli, fisico italiano studioso della gravitazione quantistica, è quello di spiegare cos'è la scienza, lui ci ha provato con un libro che porta lo stesso titolo della lectio Magistralis di domenica 30 ottobre 2011.
Tutto parte da Anassimandro di Mileto, un filosofo vissuto oltre 2500 anni fa, che si può considerare il primo scienziato della storia. Anassimandro, è uno scienziato ante litteram che pur seguendo il suo maestro Talete ad un certo punto lo abbandona con una serie di ragionamenti su quanto osservava: il sole che sale ad oriente e poi tramontato dalla parte opposta, riappare sempre dalla stessa parte, dove finisce quando non si vede? E le stelle che roteano in cielo dove trovano lo spazio per muoversi? Vuol dire che dietro alla Terra c'è un vuoto. Perchè la Terra non cade? Come funziona questa cosa? Tutto cade verso la Terra e le cose in basso sono in alto e quelle in alto sono in basso. Quindi il basso e l'alto sono relativi. Anassimandro cambia il concetto stesso di come si era pensato fino a quel momento. Anassimandro sostiene allora che «il mondo è un sasso che galleggia nello spazio».
Oggi parlando di fisica quantistica Carlo Rovelli prova a fare uno stesso ragionamento di Anassimandro. La gravità quantistica, come spiegarla? Carlo Rovelli dice che neppure lui lo sa, ma ci prova: «tutto è fatto di atomi, di sostanza granulare. I campi magnetici, i campi fisici sono materia, sono spazi fisici, sono oggetti che non sono nello spazio, ma sono loro stessi spazio. Non si capisce bene, ma questa è l'immagine che emerge dalla fisica quantistica di oggi. Questi 'granelli di quanti' sono un mondo non insensato, che ricostruisce quello che osserviamo». Qui Carlo Rovelli osserva: «Come lo spazio è dentro lo spazio anche il tempo sparisce, non c'è un tempo unico. Non esiste un tempo globale».
Poi continua: «Dove sta la scienza adesso? Io penso che la scienza sia sempre fatta di esperimenti, di deduzioni, ragionamenti, calcoli, tecniche, ma il motivo non è seguire protocolli, si tratta di concettualizzare il mondo; abbiamo bisogno di trovare strumenti e modi più vasti per conoscere il mondo ridisegnandolo. Il pensiero scientifico è un pensiero eretico; è quello che fa progredire. Questo è il pensiero scientifico, il suo essere ribelle e allora perché ci affidiamo alla scienza? Perché al momento è quello che di meglio disponiamo per sapere cos'è il mondo. È nello stare nel dubbio la garanzia che quello che sostiene è la migliore descrizione che possiamo avere».
Infine Carlo Rovelli vuole fare una considerazione sul continuo conflitto che la scienza ha con la religione. «Il conflitto nasce perché il dubbio disturba. Fino ad Anassimandro ogni cosa era riferita al volere di un Dio. Cosa provoca una tempesta sul mare? Un volere di un Dio. Alla religione da fastidio quel pensiero naturalistico che vuol spiegare le cose con concetti nuovi. Il pensiero mitico religioso continua. Nelle religioni c'è il bisogno dell'assoluto, del dogma, quello che non può essere messo in discussione; nella scienza no. Tutto può essere discusso, negato e cambiato. Nelle religioni c'è un Dio che punisce chi vuole conoscere, non vuole vivere nella ignoranza. C'è sempre qualcuno, meglio dire molti, che si ritengono depositari delle verità». Una bella lezione. Io ho compreso che accettare l'ignoranza è il primo passo per imparare.