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Alluvione a Genova. Burlando: «Dove siamo intervenuti non è uscita una goccia d'acqua»

 
Il presidente della regione respinge le accuse. Il capo della protezione civile Gabrielli: «I soldi sono un problema del governo, non nostro». Condizioni critiche fino a domenica
 
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Genova, 5 novembre 2011
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mentelocale di
Matteo
Paoletti
   

Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, esce dalla sala operativa della Regione Liguria dopo una riunione con Burlando, prefetto, vigili del fuoco e i vertici delle forze armate. Le notizie che porta sono buone solo in parte. «Le condizioni meteo resteranno critiche su tutta la Liguria fino alle 18 di domenica. L'unico dato positivo è che la perturbazione si sta isolando rispetto al più ampio fronte nord europeo, ma è grande la preoccupazione per il bacino del Po e in tutto il basso Piemonte».

Gabrielli comincia il suo incontro con la stampa snocciolando numeri e cifre: «In provincia di Genova sono al lavoro 170 vigili del fuoco, 200 elementi delle forze armate e 200 volontari della protezione civile: alcuni erano al lavoro in provincia della Spezia e sono stati richiamati. In totale sono in allerta in tutta la Liguria 600 volontari pronti a intervenire. Non appena metteremo in sicurezza le zone di criticità, faremo entrare in funzione la macchina delle tante associazioni di volontariato che hanno dato la propria disponibilità».

Ragionando a caldo sulla tragedia che ha piegato Genova e sulla mancata chiusura delle scuole da parte della sindaco Marta Vincenzi, Gabrielli preferisce non entrare nel merito delle responsabilità del comune, ma afferma che «In caso di alluvione le persone generalmente muoiono durante i trasferimenti a bordo delle auto. È chiaro che le scuole chiuse riducono di molto gli spostamenti ed evitano di avere strade intasate da veicoli, che sono un pericolo per chi li occupa e un ostacolo per i mezzi di soccorso».

Secondo Gabrielli la questione non si può ridurre soltanto all'apertura o chiusura delle scuole, ma la scelta del sindaco deve rientrare in una più ampia presa di coscienza del problema da parte delle persone.
«Bisogna accettare un nuovo patto sociale che tenga conto di come questi eventi eccezionali stano diventando sempre più frequenti, con impatti spesso devastanti. La meteorologia non è una scienza esatta, ma è capace di previsioni estremamente puntuali: possiamo dire con certezza quali saranno le zone a rischio, ma non possiamo dire quale corso d'acqua esonderà. Per questo motivo bisogna cambiare mentalità: non si può crocifiggere oggi un sindaco che ha scelto di tenere aperte le scuole, e poi protestare se le tiene chiuse e non succede nulla. È lo stesso motivo per cui Obama è stato accusati di aver creato eccessivo allarmismo per aver evacuato ampie zone della costa per l'arrivo dell'uragano Irene. Anche se non è successo per fortuna nulla di grave, ha fatto bene».

Al di là della necessità di una nuova cultura dell'autoprotezione, il problema sono i fondi che mancano per gli interventi: «Le risorse sono un problema del governo, non della protezione civile» sgombra il campo Gabrielli, che però garantisce che Silvio Berlusconi sta per firmare il decreto che per l'inizio della settimana sbloccherà i fondi per l'alluvione di spezzino e Lunigiana. Si parla di 40 milioni di euro in arrivo dalle accise nazionali, mentre la Regione Liguria ha stanziato 4,5 milioni di euro.
Per Genova, si parla di un nuovo decreto pronto per la prossima settimana.

Sembra esserci grande sintonia di vedute tra Burlando e Gabrielli, che respingono al mittente le numerose accuse mosse loro dalle popolazioni devastate dall'esondazione dei torrenti. L'obiettivo è difendere quanto di buono è stato fatto per limitare i danni dell'alluvione, in particolare in via Fereggiano. «Dove siamo intervenuti non è uscita una goccia d'acqua» spiega con forza Burlando «Ciò significa che gli studi e i lavori sono stati fatti bene. E mi riferisco allo Sturla, al Bisagno e alla parte del Fereggiano a nord di largo Merlo. Se non avessimo abbattuto i palazzi costruiti sul greto del fiume sarebbe stata una tragedia ancora più grande».

Perché allora il quartiere è stato devastato? «Di fronte a eventi prevedibili, possiamo dare delle risposte -si difende Burlando- Quello che è successo era però imprevedibile: l'acqua è caduta tutta in un unico punto. Noi abbiamo lavorato bene: alla foce del Bisagno non è successo niente, e anche dove i lavori sono stati ultimati al 90%, come sullo Sturla, è successo poco o nulla. Però ci mancano i fondi: per finire i lavori nella parte bassa del torrente e per la messa in sicurezza del Bisagno ci servono ancora 100 milioni di euro. Chiedo al governo tempi rapidi e procedure veloci».

Già, perché uno dei problemi delle emergenze è la cronica lentezza della burocrazia: per l'alluvione di Sestri Ponente dello scorso anno gli stanziamenti sono diventati disponibili 13 mesi dopo il disastro. E ora che sono disponibili si pongono altre questioni, come quella della palazzina di via Giotto costruita sul greto del fiume, che la regione vuole abbattere. «Abbiamo stanziato un indennizzo alle famiglie di 44 mila euro in più rispetto al valore dell'immobile - spiega Burlando - Ora che per quell'emergenza abbiamo leggi, soldi e regole occorre risolvere in fretta la situazione, senza possibilmente ricorrere a mezzi coattivi». L'indennizzo di 44 mila Euro, precisa l'assessore regionale Renata Briano, non varrà per le attività commerciali, che dovranno concordare altre forme di risarcimento.

 
 
 
 
 
 
 
 
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