Che brutte ore hanno passato la mia terra di Liguria e la mia Genova. Acqua e devastazione, vite distrutte per sempre, attività spazzate vie, fango e detriti ovunque.
E la caccia ai colpevoli.
Adesso la gara è trovare qualcuno, qualcosa su cui scaricare anni di rabbia repressa. Rabbia derivata da scempi che, qui come altrove, sono stati perpetrati da gente con le mani sporche di denaro sporco. Da amministratori ed imprenditori molto interessati al guadagno veloce piuttosto che al principio di far bene le cose. Parole? No, verità, purtroppo.
E tutti in quota parte siamo colpevoli per aver consentito che si costruissero case al limite della sicurezza, ai limiti di torrenti anonimi. Tutti colpevoli e qualcuno di più. Qualcuno e molti che si sono arricchiti enormemente e poi, magari, hanno svolto qualche ruolo pubblico per rinfrescarsi la faccia. Costruttori e politici, palazzinari e banditi. Di questo parliamo. Perchè dietro alle speculazioni, ai disastri, c'è sempre un interesse, grande o piccolo. Un interesse che cancella tutto il buon senso a disposizione.
Che c'entra con il tuo blog del cambio vita tutto ciò, dirà qualcuno. C'entra eccome!
Ho cambiato vita anche per smarcarmi da queste regole di business a tutti i costi nel quale ci siamo infilati negli ultimi 30 anni. C'entra perché quando si cambia si parte sempre da qualcosa che non quadra nella propria vita. A me non quadra la logica perversa dei consumi come unico modello economico, delle borse come solo metro di valutazione di persone e Stati, della ricchezza in mano a pochi.
Oggi per la strada si ascoltano commenti di molti che accusano il Sindaco, la giunta, un politico o chissà chi. E poi tonnellate di senno di poi profuso con devastante leggerezza.
E mi viene da pensare che continuiamo a fare lo stesso errore ottuso, uguale a quello fatto in passato, di consentire che certe scelte possano essere portate avanti con il nostro silenzio od il nostro avvallo nelle urne.
La convenienza di avere un politico che ci trova un posto di lavoro in cambio del nostro voto, piuttosto che una particolare raccomandazione per un'attività da intraprendere o un'agevolazione per ampliare una terrazza o costruire qualche decina di metri cubi in più. O asservire il padrone di turno, che dietro la minaccia velata della perdita del posto di lavoro o di un blocco della carriera, ti impone azioni da furbo piuttosto che da professionista.
Noi piccola massa ottusa, con i nostri silenzi e le nostre paure, facciamo da cassa di risonanza per voci che ben sanno cosa dire. Oggi ho il voltastomaco per la quantità di ipocrisia e frasi fatte che stanno venendo fuori da una calamità come quella caduta su Genova e la Liguria. Ce n'è anche per me.
Non sono uscito di casa da quattro giorni a questa parte, non sono un Angelo del fango. Non so perché non mi sono buttato nella mischia. Anzi lo so eccome. Per ragioni pratiche, abitando a trenta chilometri dal centro e per non disperdere due giornate di lavoro che, faticosamente, ho recuperato per i prossimi giorni. Cosa scegliere in questi casi? È sempre difficile. Mi sento confuso, per la quantità di ipocrisia che gronda da molte pagine e dalla mia mancata presenza a soccorrere una cara amica chiamata Città di Genova, per la quale ho fatto scelte anche complicate in passato, rinunciando a qualcosa, ad un po' di carriera e di denaro.
Nelle settimane scorse ho speso parole di elogio per i ventenni di oggi. Qualcuno mi ha guardato storto, alcuni che oggi definiscono gli stessi ragazzi, pomposamente, angeli del fango, orgoglio della Nazione. Lo sono, lo sono sempre stati. Ricordiamocene anche dopodomani quando si presenteranno per un lavoro e noi gli proporremo esclusivamente della precarietà.
Per quanto mi riguarda proseguirò,anche dopo la baraonda attuale, il mio cammino per cercare di fare scelte sempre in linea con il mio modo di essere all'interno di una collettività.
Spero lo sia per tanti. Un grande bacio, Genova.