«Sono stato a Genova per la prima volta tanti anni fa insieme ad Alberto Sordi: dovevamo girare una scena del film In viaggio con papà. Abbiamo fatto un giro nei vicoli, ma non ho visto molto della città perché lui voleva sempre fermarsi per mangiare. Sono tornato per girare un altro film, Viaggi di nozze: la città però lì non compare, perché abbiamo girato su una nave».
Carlo Verdone è a Genova ospite del Festival dell'Eccellenza al Femminile (fino al 21 novembre). In questi giorni sono stati proiettati alcuni tra i suoi successi. Verdone ha appena terminato di girare il suo nuovo film, Posti in piedi in Paradiso (in uscita a gennaio e febbraio 2012), con Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti, unica donna nel film: «Ma non chiamatemi maschilista. Tutt'altro: il personaggio interpretato da Micaela è positivo e brillante. La storia, però, è incentrata su un dramma molto attuale: quello dei padri separati, che con la crisi si ritrovano in grandi difficoltà economiche».
E a proposito di crisi, cosa ne pensa Verdone della situazione italiana? «Sono state chiuse molte sale cinematografiche, ma anche molti teatri e librerie: spero che recupereremo ciò che abbiamo perso e riusciremo ad esaltarlo. Spero che i rappresentanti del nuovo governo siano autorevoli e sensibili alla cultura. Vorrei un maggior sostegno per il cinema d'autore. Certo, in politica ci vorrebbe un ricambio generazionale. Io ho sempre sostenuto i giovani».
Verdone lo dimostra quando un gruppo di ragazzi, lavoratori nel sociale, abbandona la manifestazione che si stava svolgendo davanti alla prefettura genovese per parlare al regista: «Circa 500 posti di lavoro sono a rischio. Stiamo organizzando diversi presidi in città. E giovedì 24 novembre, tra le 17.00 e le 19.00, ci sarà una manifestazione in piazza De Ferrari», spiegano a Verdone. Lui ascolta con attenzione e poi si fa fotografare con uno dei loro cartelli di protesta.
«Sono addolorato anche per quanto è successo a Genova durante l'alluvione dello scorso venerdì 4 novembre. Sono vicino alle famiglie che hanno perso i propri cari».
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