Proviamo a riflettere. Dove corriamo tutti, tutti i giorni? Perché il pil deve aumentare per forza? Per sostenere questa folle crescita si devono avere due auto per famiglia? Comprare vestiti inutili? Perché produrre sempre di più, se la popolazione in Occidente non aumenta?
Siamo inseriti in un sistema che non lascia un momento di respiro. Su mentelocale.it abbiamo aperto un blog di successo, Sono stufo, cambio vita, ci sono migliaia di italiani che non ne possono più di quello che stanno facendo e vorrebbero aprire un agriturismo, trasferirsi in campagna o in un paese tropicale.
Ebbene, A piedi nudi sulla terra (Mondadori, 2011, 232 pp, 18 Eu), il libro di Folco Terzani da poco in libreria, ci invita a fermarci a pensare. Buttiamo via il superfluo, viviamo dell'essenziale. Un giorno trascorso sull'Alta Via dei Monti Liguri a osservare i ritmi della natura - o del creato, direbbe baba Cesare, il protagonsita del libro - dà più senso alla nostra vita che una settimana di lavoro, soprattutto se il lavoro non piace. Si può vivere di poco, anche di niente.
Folco ci racconta come è entrato in contatto con baba Cesare in India. Come lui stesso ha percorso la strada della conoscenza, vivendo della solidarietà altrui, risalendo un fiume, senza nulla in tasca, con pochi stracci addosso, a piedi nudi.
Poi la narrazione si concentra su baba Cesare e sulla sua vita. Un ragazzo del '42, italiano, in cui Folco si imbatte in India, arrestato a vent'anni per una mezza sigaretta di marjuana a Torino. Entra in carcere e quando ne esce diventa un drogato vero, lascia la moglie e i due figli e comincia ad andare avanti e indietro dall'India. Siamo negli anni Sessanta, gli anni della beat generation, degli hippy, la via della seta era diventata il percorso dei magic bus, dall'Europa all'India, migliaia di giovani in cerca di una dimensione diversa. Si poteva attraversare la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan, a piedi, in macchina, con i furgoncini. Ora non si può più, pensate quant'è invalicabile l'Iran oggi.
Cesare, non ancora baba Cesare, si lancia a piene mani dentro questa esperienza, con la sua compagna, però continua a farsi, un po' confuso tra il semplice sballo e il desiderio che questa esperienza diventi anche un percorso di ricerca. Ma perché lo diventi davvero decide di lasciare la sua compagna e di entrare in contatto con l'India più profonda, dei baba, dei guru, dei bramini. Vive per anni senza passaporto, in Italia deve ancora scontare dei mesi di prigione, è uscito dal Paese con i documenti di un'altra persona. In India va a finire in carcere più volte, non avendo nessun passaporto. Dopo anni di vagabondaggi, di ricerca, di rinuncia a ogni bene materiale, di incontri con diverse figure che lo portano sulla strada della conoscenza e della ricerca di Dio e, dopo aver messo al mondo un'altra figlia, si stabilisce definitivamente ad Hampi, dove lo scova Folco Terzani.
Per alcuni baba Cesare è anche un personaggio ambiguo, uno che lascia moglie e figli, e ogni responsabilità, per la sua ricerca interiore. Forse è vero, qualche ambiguità di fondo ce le ha, un po' maschilista lo è. Però il libro ti fa meditare sull'inutilità di tante nostre scelte. E invita a cambiare vita, se siamo stufi. Tanto è una sola questa vita e, in fondo, perché non provare a viverla davvero?