Ieri sera sono andata al cinema a vedere l'ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris. Ero un po' scettica: Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni mi aveva lasciato in bocca quel retrogusto di pane raffermo e vino in aceto, tipico di chi non ha più nient'altro da offrire ai suoi commensali. La paura della vecchiaia e della morte e lo spasmodico desiderio di trovare un modo per evitarle permeavano l'intera pellicola, rendendola ridicola oltre ogni aspettativa, soprattutto se si pensa che il suo terzultimo film, Basta che funzioni, non era stato da meno in quanto a povertà di contenuti.
E con questi sentimenti bellicosi a farmi da poggiatesta, mi sono accomodata sulla poltrona del cinema per decretare la definitiva disfatta professionale di un genio del cinema che fu. Ebbene gente, mi sbagliavo.
Allen è risorto dalle sue ceneri come la più arzilla delle fenici e se davvero esistesse un film in grado di donare l'immortalità al proprio regista, sarebbe indubbiamente questo.
Ambientato a Parigi, narra la storia di Gil Pender, un quasi giovane sceneggiatore hollywoodiano che tenta di fare il grande salto alla vita adulta scrivendo il suo primo romanzo e sposando la donna sbagliata.
A interpretarlo uno splendido Owen Wilson (sicuramente allennizzato alla massima potenza, ma con ironia), che riesce a esprimere quell'inadeguatezza sublime di chi non si sente figlio della propria epoca. È il sogno segreto di tutti i cultori della buona musica, dell'arte e della letteratura: rimediare a questo grande errore del destino che ci ha fatto nascere troppo tardi e finire catapultati ai giorni di Picasso, Ray, Bunuel, Dalì (un eccelso Adrien Brody), Hemingway, Cole Porter, Zelda, Scott Fitzgerald. E Gertrude Stein.
Allen ci fa vivere questo miracolo portandoci oltre la più fervida immaginazione e lasciandoci senza fiato al ritmo dei suoi colpi di scena implacabili. È tutto inaspettato e talmente vero da sembrare possibile e si esce dal cinema disorientati, quasi come se realmente ne venissimo da un'altra epoca. Ma Allen riesce anche nell'intento di farci apprezzare il presente, ricordandoci che desiderare ciò che non si può avere è uno stato mentale pericoloso, perché ci impedisce di ottenere il meglio di ciò che abbiamo sotto il naso.
Unica nota, forse un po' stonata, di questo capolavoro è Carla Bruni nel ruolo di una premiere dame che recita il ruolo di una guida turistica: stucchevole. Per il resto, questo è davvero uno dei più geniali film che io abbia mai visto in tutta la mia vita.